
Da ciò che mangiamo dipende molto della nostra salute. Scopriamo se e come adottare un'alimentazione plant-based durante la gravidanza.
Sempre più nel mondo, bambini e bambine si nutrono con cibo ultraprocessato, ma non va bene per la loro salute: cosa sapere e i consigli su cosa fare.

Uno dei temi più ricorrenti in fatto di alimentazione ha a che fare con il cibo ultraprocessato. Il fenomeno interessa tutte le età, tuttavia quando si parla di bambini e bambine, il discorso si fa più rigoroso, perché il rischio non può essere ignorato: i nostri comportamenti errati non possono ripercuotersi sulla salute delle giovani generazioni.
Il cibo ultraprocessato non è semplicemente il cibo pronto che si acquista al supermercato. Per fare un esempio, ci sono yogurt sanissimi e altri che sono ultraprocessati, e spesso si trovano sullo stesso scaffale nel banco frigo del supermarket. Gli alimenti iperprocessati sono di solito quelli che subiscono molti passaggi di trasformazione, con l’aggiunta di additivi, conservanti e coloranti. Solitamente un cibo sano si distingue al supermercato perché o è crudo all’origine (come per esempio frutta e verdura), oppure contiene pochissimi ingredienti (come è obbligatorio segnarli sull’etichetta).
Come su legge sul sito InSaluteNews, le abitudini alimentari fino a 12 anni di età gettano le basi per la salute futura: una buona e sana alimentazione serve a contrastare le malattie infiammatorie, mantenendo un microbiota equilibrato. Al contrario, una cattiva alimentazione compromette l’asse entericolimbico ovvero il legame tra cervello e intestino mediato dagli ormoni. Afferma il direttore scientifico dell’ospedale Gemelli Antonio Gasbarrini:
Le alterazioni del microbiota intestinale dovute ai cibi ultraprocessati lo rendono proinfiammatorio, quindi in grado di favorire malattie metaboliche che prima si manifestavano intorno ai 50 anni e che nei prossimi anni compariranno a 30. L’insulinoresistenza, che è tra le prime manifestazioni di questo squilibrio, interessa ormai in Italia quasi il 15% dei bambini e in America addirittura 30%: tutti candidati a diventare diabetici conclamati entro i 18 anni.

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L’insulinoresistenza può portare a diabete, malattie infiammatorie, malattie vascolari, malattie cardiache e alcune forme di cancro. Oltre a una cattiva alimentazione, ulteriori fattori di rischio sono la sedentarietà, l’uso incontrollato di antibiotici, la perdita dei ritmi circadiani e l’eccessiva igiene.
Per capire meglio cosa accade, è stato realizzato lo studio dal titolo Unhealthy Ultra-Processed Food Consumption in Children and Adolescents Living in the Mediterranean Area: The DELICIOUS Project, che ha preso in esame le abitudini alimentari di bambini e adolescenti nella fascia d’età 6-17 anni in 5 Paesi del Mediterraneo. Stando ai risultati:
La maggior parte dei bambini consumava quotidianamente alimenti ultra-processati non salutari: un maggiore consumo era associato all’età più avanzata e all’obesità, nonché a un livello di istruzione dei genitori più elevato e a un’età più giovane. I bambini che mangiavano più frequentemente fuori casa e con un maggior numero di pasti avevano anche maggiori probabilità di consumare alimenti ultra-processati non salutari. Inoltre, un maggiore tempo trascorso davanti allo schermo e un punteggio inferiore relativo a uno stile di vita sano erano associati a un maggiore consumo di alimenti ultra-processati non salutari.
Negli Stati Uniti, come riporta Mother, oltre il 60% dei bambini consuma cibi iperprocessati. Tuttavia nella contea di Tompkins, nello stato di New York, si è dato vita a un peculiare esperimento: tutti i cibi confezionati (peraltro singolarmente) sono stati sostituiti da pasti freschi. A giugno 2025, la partecipazione quotidiana alla mensa scolastica era cresciuta del 21,8% a colazione e del 39,1% a pranzo.
Nella stessa intervista su InSalute, Gasbarrini illustra la situazione in Italia, tra luci e ombre:
In Italia ci illudiamo di essere protetti dalla dieta mediterranea ma in realtà noi la dieta mediterranea tradizionale non la facciamo più. Prova ne sia che l’Italia, con la Grecia, ha la maggior percentuale di bambini obesi. Il consumo di cibi ultraprocessati è sempre più alto e si vede. Non siamo ancora al 47% dell’alimentazione infantile come accade nel Regno Unito ma la direzione è quella. Ugualmente illusorio è il digiuno più o meno periodico tanto di moda. Se non mangiamo il microbiota non cambia, semplicemente privato dei nutrienti altera ancora di più l’ambiente intestinale.

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Una buona idea può consistere, laddove non ci sia, nel chiedere più trasparenza alle mense scolastiche. Chi è fortunato o fortunata gode infatti della preparazione del cibo in loco e sul momento, oppure esistono nelle scuole italiane dei percorsi alimentari specifici (per esempio su latte e derivati), ma non per tutti e tutte è così. Per cui, se è possibile, è meglio instaurare un percorso di serena collaborazione con chi prepara i pasti ai vostri figli e figlie, perché la loro salute futura può dipendere da questo.

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