Consulta: “Via libera al cognome della madre per i figli”

Consulta: “Via libera al cognome della madre per i figli”

L’8 novembre verrà ricordato come una giornata storica per il diritto civile italiano. La Consulta ha infatti accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio e ha dichiarato illegittima la norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori. Il caso era stato sollevato da una coppia italo-brasiliana residente a Genova, che non aveva potuto attribuire al proprio figlio, fino a questo momento, anche il cognome materno. Pertanto avevano presentato un ricorso alla Corte Costituzionale.

La “battaglia del nome materno” è un tema che tocca radici profonde, al di là dell’aspetto amministrativo, il senso di identità e la parità, e forse per questo è stato oggetto di tanta reticenza. Dopo secoli in cui le origini materne in nome del pater familias sono state non considerate, ignorate, smarrite, inesistenti nei registri parrocchiali e nelle anagrafi, con questa sentenza, che fa giurisprudenza a tutti gli effetti, i genitori, se d’accordo, potranno dare il doppio cognome ai loro bambini. In caso di mancato accordo tra padre e madre sembra che il bambino terrà il cognome del papà.

Eppure la Corte Costituzionale si era già pronunciata nel 2006, in un caso simile, in cui si chiedeva di sostituire il cognome materno a quello paterno e in quell’occasione i giudici avevano definito il sistema attuale come “retaggio di una concezione patriarcale della famiglia e di una tramontata potestà maritale, non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza uomo donna“. Anche se in quel caso, la Consulta dichiarò inammissibile la questione, sottolineando che spettava al legislatore trovare la soluzione, invitando a riscrivere la legge per superare quella discriminazione. Ma sono passati dieci anni e praticamente, fino ad oggi, nulla era accaduto.

A conferma di ciò, c’è da sottolineare come il mondo della politica non abbia provato ad affrontare il tema neppure dopo la sentenza del 2014 con la quale la Corte Europea dei diritti umani condannò l’Italia per la violazione del divieto di discriminazione tra uomo e donna. Ad onore del vero, la proposta di legge che fu presentata, da due anni giace ancora nei cassetti del Senato.

Dunque, hanno vinto le donne, hanno vinto le madri. Ora i figli potranno finalmente avere il loro cognome accanto a quello paterno dal giorno in cui nascono. Senza pratiche burocratiche, attese, ricorsi alle Prefetture, ecc.