Maternità e lavoro, come gestire i sensi di colpa

Tornare al lavoro dopo la nascita di un bambino non è sempre facile. Oltre alle difficoltà logistiche di organizzare la giornata del bambino, gli spostamenti e i pasti, ci sono le inevitabili implicazioni psicologiche, che vanno dalla preoccupazione per il benessere del proprio figlio al dispiacere per non poterne seguire la crescita a tempo pieno.

Che siano passate poche settimane dal parto, oppure siano già trascorsi diversi mesi, tornare al lavoro dopo la nascita di un bambino non è sempre facile. Oltre alle difficoltà logistiche di organizzare la giornata del bambino, gli spostamenti e i pasti, ci sono le inevitabili implicazioni psicologiche, che vanno dalla preoccupazione per il benessere del proprio figlio al dispiacere per non poterne seguire la crescita a tempo pieno.

Ma come fare per conciliare maternità e lavoro senza soccombere ai sensi di colpa? Prima di tutto, pensando che tornare al lavoro è una scelta utile anche per l’interesse del bambino stesso: al di là degli aspetti economici legati al lavoro materno, una madre che si realizza anche fuori le mura domestiche e che non rinuncia alla propria attività professionale sarà probabilmente una figura più risoluta e serena agli occhi di suo figlio. Anche dal punto di vista sociale, crescere i propri figli con la consapevolezza che le donne hanno il diritto e la possibilità di affermarsi sul lavoro senza rinunciare alla famiglia è un aspetto molto importante da tenere in considerazione.

Per gestire i sensi di colpa quando si torna al lavoro, un’altra cosa fondamentale è scegliere con estrema attenzione la persona o la struttura che dovrà occuparsi del bambino durante l’orario di lavoro della madre. Anche se i nonni dovessero essersi offerti di badare quotidianamente al nipotino, è importante che la mamma sia convinta di volerli affidare a loro a tempo pieno, senza trovarsi poi a soffrire per eventuali conflitti educativi, confusione dei ruoli o vere e proprie situazioni di gelosia e competizione. Meglio, se si prospetta l’insorgenza di problemi come questi, iscrivere il piccolo al nido, oppure affidarlo alle cure di una baby sitter, anche se questo dovesse comportare un sacrificio economico o un po’ di malumore iniziale da parte dei nonni.

Per rendere il distacco più graduale, è ovviamente possibile usufruire dei permessi di maternità che spettano alle lavoratrici, oltre che, se il tipo di impiego e le condizioni economiche familiari lo consentono, provare ad ottenere un part-time o chiedere di lavorare da casa almeno per qualche giorno alla settimana. In ogni caso, e questo vale ovviamente anche per le madri che lavorano a tempo pieno, i sensi di colpa possono essere alleggeriti pensando che la qualità del tempo da trascorrere insieme al proprio bambino rappresenta l’aspetto realmente importante nella relazione genitore/figlio. Le ore serali e i fine settimana possono essere dedicati al gioco, alla lettura, alle passeggiate, ai viaggi o ad attività sportive da praticare insieme, ricordando sempre che è meglio ridurre al minimo indispensabile le faccende domestiche e cucinare pasti frugali ma trascorrere più tempo in famiglia. Per gestire i sensi di colpa nella conciliazione tra maternità e lavoro, infine, occorre sforzarsi di chiedere aiuto quando ci si trova in difficoltà nella gestione della casa, della spesa, dei pasti. E tenere sempre a mente due cose: che se per un papà è assolutamente naturale conciliare famiglia e lavoro, è giusto che sia esattamente lo stesso anche per una mamma. E che i figli crescono in fretta, le loro giornate si riempiono di attività, amici, e impegni, e quando questo accade può essere molto utile avere una propria attività professionale a cui dedicarsi.

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