Maternità anticipata, a chi spetta e come funziona

Maternità anticipata, a chi spetta e come funziona

Le norme italiane in materia di gravidanza e lavoro prevedono che, in condizioni normali, la futura mamma lavori fino al settimo o all’ottavo mese di gestazione, a seconda del tipo di attività e di contratto di lavoro di cui gode. La maternità anticipata, tuttavia, è un’opzione che permette, in determinate situazioni, di astenersi dal lavoro prima del tempo. Durante il periodo di congedo anticipato, alla futura mamma spetta lo stesso trattamento economico e previdenziale previsto per quello ordinario: lo stipendio viene corrisposto dall’Inps per una cifra pari all’80% della retribuzione, ma il datore di lavoro può eventualmente integrare la paga fino al 100% dello stipendio ordinario.

Maternità anticipata: in quali casi spetta

Questa possibilità si può sfruttare in caso di gravi complicazioni della gravidanza (le cosiddette “gravidanze a rischio”), ma anche qualora l’ambiente di lavoro sia considerato insalubre per la gravida o per il nascituro (per esempio per la presenza di determinate sostanze chimiche o per la possibilità di esposizione a radiazioni),  esempio se si è a contatto con sostanze chimiche. Anche nel caso in cui la futura mamma sia addetta a mansioni che richiedano sollevamento di pesi o sforzi fisici, può andare in maternità anticipata, laddove non sia possibile assegnarle temporaneamente altre mansioni.

Maternità anticipata: chi può richiederla

Dal punto di vista delle categorie contrattuali, la maternità anticipata può essere richiesta dalle dipendenti nel settore pubblico e privato (incluse le lavoratrici agricole e domestiche), dalle lavoratrici con lavoro occasionale o contratto a progetto; dalle associate in partecipazione e anche dalle libere professioniste e lavoratrici autonome iscritte alla gestione separata (ma in questo caso la maternità anticipata può essere riconosciuta solo in caso di gravidanza a rischio).

Maternità anticipata: quali documenti occorrono

Se la richiesta di maternità anticipata è legata a patologie o al rischio di perdere il bambino, occorre rivolgersi all’Asl di propria pertinenza con un valido documento di identità, un certificato di gravidanza e un ulteriore certificato in cui il ginecologo attesti che la lavoratrice si trova a rischio di perdere il bambino (il ginecologo deve essere accreditato presso il Servizio sanitario nazionale, altrimenti servirà un ulteriore accertamento da parte dell’Asl). In questo caso, l’Asl trattiene la documentazione e rilascia alla richiedente copia della domanda di maternità anticipata da presentare al datore di lavoro. Nel caso in cui l’astensione dal lavoro si renda necessaria per altre ragioni (ambiente insalubre o mansioni troppo gravose), la domanda può essere presentata, oltre che dalla gestante, anche dal datore di lavoro stesso. A emettere il provvedimento, in queste circostanze, è l’Ispettorato del lavoro.

Maternità anticipata in caso di parto prematuro

Cosa succede alle donne che partoriscono molto prematuramente? In questo caso, secondo una recente variazione della normativa di settore, se la nascita del bambino si verifica almeno 2 mesi prima della data presunta del parto, ai 5 mesi di congedo ordinario di maternità (pre e post partum) si aggiungono tutti i giorni compresi tra la data della nascita e quella presunta del parto. Se un bambino, per esempio, viene partorito 70 giorni prima del termine di gravidanza, sua madre avrà diritto, in aggiunta ai 5 mesi di congedo di maternità ordinario (da godere in questo caso tutti dopo il parto, ovviamente), ulteriori 70 giorni di maternità. Se invece la prematurità è inferiore a due mesi, la neo-mamma ha comunque la possibilità di godere dei giorni di congedo non goduti prima del parto. La richiesta, in questo caso, deve essere presentata direttamente all’Asl per via telematica (direttamente dalla lavoratrice, tramite Contact center multicanale INPS o tramite patronato). Se infine il neonato viene ricoverato, la mamma può decidere di richiedere la sospensione del congedo, per godere poi di tutti i giorni residui alle dimissioni del bambino.