Parto podalico, cosa succede quando il bimbo non è nella posizione giusta

In una piccola percentuale di casi al momento di venire alla luce il bambino si presenta con la testa in alto e le natiche puntate verso il basso: il parto podalico è possibile tuttavia molto raramente, e solitamente se il bambino è podalico si esegue un parto cesareo.
Parto podalico, cosa succede quando il bimbo non è nella posizione giusta

All’interno della pancia della mamma i bambini si muovono liberamente, almeno finché c’è spazio sufficiente. Crescendo i movimenti sono meno agevoli, e, con l’approssimarsi della data presunta del parto, il nascituro si posiziona autonomamente con la testa rivolta verso il basso, pronto per uscire. Non sempre però nel momento in cui inizia il travaglio il feto è “orientato” nel verso giusto: può presentarsi cioè con i piedi rivolti verso il basso e la testa in alto. In questo caso si dice che è podalico, e non è possibile procedere con il parto podalico naturale se non in alcuni rari casi.

Parto podalico, cosa significa?

Alcune settimane prima della nascita il bambino tende a “girarsi” spontaneamente, rivolgendo la testa verso il basso: in genere ciò avviene entro la 36esima settimana, ma può ritardare fino alle ultime ore prima del parto. In una piccola percentuale dei casi, che si aggira intorno al 4-5%, al momento del parto il bambino si presenta ancora in posizione podalica: in questi casi il parto naturale è difficile da praticare e in genere sconsigliato, poiché aumenta il rischio di imprevisti durante la nascita, dal momento che la posizione del nascituro non agevola la sua uscita attraverso il canale del parto.

L’eventualità che il feto si presenti in posizione podalica è più frequente nel caso di parti prematuri. Al momento dell’ecografia il nascituro può risultare ancora in posizione podalica, che è quella che ha mantenuto per gran parte della gravidanza e può essere incompleta o completa: la posizione podalica incompleta si verifica quando il feto presenta le cosce flesse e le gambine distese, è invece completa quando le gambe non superano le natiche.

Non è possibile far cambiare posizione al feto, tuttavia in alcuni casi (e se esistono le necessarie condizioni di sicurezza per la salute della mamma e del bambino) il ginecologo può effettuare una manovra, detta “rivolgimento“, che consiste nel tentativo di far girare il nascituro in posizione cefalica.

Parto podalico, come funziona?

Generalmente se il nascituro si presenta in posizione podalica al momento del parto viene effettuato un taglio cesareo, più sicuro per la mamma e il bambino. In alcuni casi tuttavia (per quanto piuttosto rari) il bambino, che deve trovarsi in posizione podalica completa, può nascere anche per via vaginale: a spingere per uscire saranno le natiche e la manualità del ginecologo sarà fondamentale per la buona riuscita del parto, poiché la spinta della mamma non è sufficiente a far uscire il bambino.

Perché sia possibile procedere con un parto podalico naturale devono sussistere alcune condizioni: assenza di placenta previa, battito fetale regolare, assenza di precedenti cesarei. Il parto podalico naturale infine non è possibile in presenza di anomalie fetali. Il personale che assiste il parto podalico dev’essere particolarmente esperto, ed è inoltre più frequente dover praticare un’episiotomia per allargare il canale di uscita.

I rischi del parto podalico

Ogni parto è a sé ed è bene ricordarlo, ma dal momento che il nascituro non si trova nella posizione ottimale per uscire dall’utero materno possono verificarsi più frequentemente imprevisti e complicazioni nel caso di un parto podalico.

Tra questi si trova un aumento del rischio di problemi alla placenta, o di complicazioni legate all’ossigenazione del bambino. La stessa efficacia delle manovre poi non sempre è garantita e il parto può doversi concludere comunque con un intervento chirurgico cesareo.