Parto in casa: quando non è consigliato

Parto in casa: quando non è consigliato

Sono sempre più numerose le mamme che, anche in Italia, scelgono di dare alla luce un figlio tra le pareti della propria abitazione. Al termine di una gravidanza fisiologica e con la dovuta assistenza, infatti, il parto in casa rappresenta un’opzione sicura, tanto che in alcuni paesi europei viene scelta abbastanza di frequente, soprattutto da quelle coppie che cercano, nella nascita di un figlio, un’esperienza il meno medicalizzata possibile e all’insegna della naturalità.

Dal punto di vista psicologico, il parto in casa si rivela spesso più intimo e sereno rispetto a una nascita in ospedale. C’è di solito un maggiore coinvolgimento del papà, e la mamma può avere sempre accanto a sé eventuali fratelli maggiori.

Tuttavia, esistono alcune situazioni in cui partorire in casa non è consigliato, oppure è addirittura impossibile. Si consiglia, ad esempio, di optare per il ricovero in ospedale, se il parto avviene prima della 36.ma settimana di gravidanza, oppure oltre il termine delle 42 settimane. Se il bambino si trova in posizione podalica, inoltre, il parto in casa non è consigliato e, anzi, nella stragrande maggioranza dei casi la futura mamma sarà indirizzata verso un taglio cesareo. Un cesareo pregresso, a sua volta, costituisce talvolta una ulteriore ragione per cui rinunciare al parto casalingo.

Qualunque anomalia nell’inserimento della placenta, nel battito cardiaco fetale, condizioni di anemia o di ipertensione della madre rappresentano altri casi nei quali è opportuno scegliere l’ospedale, così come quelli in cui il bambino è particolarmente piccolo oppure molto grande (peso fetale presunto compreso fra il decimo e il novantesimo percentile).

Il parto in casa è inoltre sconsigliato se il bambino o la madre sono affetti da qualche patologia, o se il tampone vaginale per lo Streptococco è risultato positivo. In caso di rottura delle acque, infine, è fondamentale recarsi in ospedale se il liquido amniotico non è limpido, o se le membrane sono rotte da oltre 24 ore e il travaglio non è ancora concluso.

La futura mamma che desidera partorire in casa deve tener presente che, per aiutare un bimbo a venire alle luce nella sua stessa abitazione, l’ostetrica dovrebbe aver assistito, negli ultimi cinque anni, ad almeno venti parti a domicilio o in una Casa di Maternità, oppure, in alternativa, aver acquisito una documentata esperienza, per lo meno quinquennale, in una sala parto ospedaliera e in un reparto di neonatologia.