19.04.2014
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Il Parto

Per l'induzione al parto, non esistono protocolli rigidi, ma in genere vengono seguite le indicazioni delle linee guida regionali, che in Italia sono molto simili, e si rifanno spesso a quelle del Royal College britannico. Un'induzione andrebbe effettuata dopo la 42a settimana e non prima. Ma per vari motivi, non ultimo il panico che spesso prende le gravide e gli stessi operatori, si osserva spesso che l'induzione venga anticipata.


Ci sono varie strategie di induzione del parto, ma un elemento di valutazione principale è l'aspetto della cervice, cioè il collo dell'utero, quella parte che finora ha garantito che l'utero non liberasse il suo contenuto prima del tempo. Perché inizi il travaglio e avvenga successivamente il parto non è sufficiente che si allarghi passivamente, come accade per esempio in una sacca troppo piena. Infatti l'utero è paragonabile ad una sacca capovolta, con l'apertura in basso, verso l'esterno.


Perché si modifichi al punto di raccorciarsi e dilatarsi devono avvenire dei veri e propri fenomeni che ne modificano la struttura. Molti sono i fattori coinvolti, fra i quali le prostaglandine naturali giocano un ruolo preponderante. Infatti, alcuni presidi farmacologici utilizzati nella cervice impreparata, cioè ancora rigida e chiusa, contengono prostaglandine, inserite in gelatine o spugnette che vengono applicate nel canale cervicale o in vagina.


Altri metodi utilizzano dei palloncini che vengono posizionati fra l'orifizio interno e quello esterno della cervice e, grazie all'azione meccanica, svolgono un'induzione della maturazione della cervice. Tutto ciò è necessario perché dopo, grazie alle contrazioni dell'utero, la cervice cominci anche a dilatarsi. Non dimentichiamo che deve passarci un bimbo di una certa grandezza.


Altri metodi prevedono l'amnioressi, cioè la rottura delle membrane amniocoriali, cioè della borsa, oppure impropriamente detta "rottura delle acque". L'effetto della rottura delle membrane induce spesso la maturazione della cervice e successivamente l'inizio del travaglio con le tipiche contrazioni ritmiche. Non dimentichiamo che spesso la borsa si rompe spontaneamente, talvolta prematuramente, e anche in questi casi si assiste quasi sempre all'inizio del travaglio entro le 24-48 ore. Questo è il motivo perché la rottura della borsa è molto temuta quando avviene troppo precocemente nel corso della gravidanza. Contemporaneamente si dovrà anche verificare una progressiva discesa della parte presentata, quasi sempre l'estremo cefalico del feto.


Una volta che la cervice è matura, occorre che le contrazioni dell'utero, spesso già presenti, diventino sempre più intense e frequenti. Se ciò non avviene naturalmente, si può fare uso dell'ossitocina, somministrata in fleboclisi. Tutte queste procedure non sono totalmente prive di rischi e quindi vanno effettuate non a piacere, o quando fa comodo, ma su precise indicazioni. Per questo è importante che la gestante si faccia assistere in una struttura e da operatori su cui riponga tutta la sua fiducia, per essere tranquilla che nulla sarà lasciato al caso.


Dott. Salvatore Annona
Ginecologo

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