Contrazioni e travaglio: quando è il momento di recarsi in ospedale?

La data del parto si avvicina e iniziano a comparire i sintomi del travaglio, tra cui le contrazioni: come si presentano e quando è il momento di recarsi in ospedale.
Contrazioni e travaglio: quando è il momento di recarsi in ospedale?

Dopo 9 mesi di attesa il momento è alle porte: la data presunta del parto si fa più vicina, i sintomi che qualcosa sta cambiando e che il corpo si sta preparando a dare alla luce un bambino diventano più intensi. Ma quando bisogna recarsi in ospedale? Come comportarsi quando compaiono le contrazioni? Ecco cosa succede quando il parto si avvicina.

Le contrazioni: sintomi dell’inizio travaglio

Correre al pronto soccorso ai primi sintomi di contrazione non serve, ed è facile essere rimandate a casa in attesa dell’avvio del travaglio vero e proprio, che si annuncia con sintomi precisi e sviluppa in diverse fasi. La prima fase del travaglio è definita “periodo prodromico del parto”: in questo momento inizia a modificarsi il collo dell’utero, che si sposta verso la vagina in modo da creare quello che servirà come canale del parto, si fa più sottile e inizia a dilatarsi.

Le contrazioni vere e proprie, che annunciano l’inizio del travaglio, sono regolari e si verificano inizialmente ogni 30-15 minuti, sono sempre più intense e dolorose e hanno durata maggiore. Partono dalla zona lombare e poi si propagano lungo l’addome e possono accompagnarsi a perdite di sangue.

Si differenziano da un altro tipo di contrazioni che possono verificarsi sporadicamente durante il periodo di gestazione e sono chiamate “contrazioni di Braxton-Hicks” (dal nome del medico che le studiò): queste si presentano con intervalli di tempo diversi e hanno diversa intensità, ricordano i dolori mestruali e si osservano nel basso ventre e nella zona lombare.

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Se la futura mamma ha praticato esercizi di respirazione per il rilassamento oppure ha frequentato corsi di yoga pre-parto è il momento di fare affidamento sugli insegnamenti appresi per rilassarsi e prepararsi al parto.

Durante la dilatazione del collo dell’utero può verificarsi poi la perdita del tappo mucoso, che si presenta con un liquido biancastro e denso e in alcuni casi anche leggermente striato di sangue.

Quando andare in ospedale

La fase prodromica può durare diverse ore nelle donne alla prima gravidanza: rimanere rilassate e fare una doccia calda può aiutare nella preparazione del parto. La donna può anche avvertire sintomi intestinali: il corpo sta liberando tutto ciò che è superfluo per aiutare il bambino a “trovare la strada”. Le contrazioni che preparano il parto sono più forti di quelle di Braxton-Hicks: il ventre risulta indurito e la contrazione è più dolorosa e regolare, con una durata superiore ai 30 secondi.

Nel momento in cui le contrazioni sono più forti e regolari e si presentano a intervalli di 5 minuti inizia la cosiddetta fase dilatante. Se il sacco amniotico non è ancora rotto e non ci sono altri sintomi si può attendere per andare al pronto soccorso, se invece le acque si rompono bisogna recarsi in ospedale poiché l’ambiente uterino non è più sterile per il feto. Importante poi, nel caso ci sia stata la rottura delle acque, non fare bagni o docce, poiché potrebbero provocare infezioni al feto.

Durante il travaglio possono verificarsi alcune condizioni che necessitano subito di un controllo medico:

  • sacco rotto e liquido amniotico “tinto”, non limpido ma di colore verdastro. Se il liquido è chiaro invece non serve allarmarsi e si può andare in ospedale con maggiore tranquillità.
  • perdite di sangue vaginali abbondanti e di colore rosso vivo
  • nel caso non si tratti del primo parto: i travagli successivi al primo tendenzialmente durano meno, quindi è bene recarsi in ospedale quando le contrazioni diventano regolari
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