Come accelerare il travaglio

Come accelerare il travaglio

È una domanda che si fanno molte donne, prima di giungere al termine della gravidanza: come accelerare il travaglio? Va detto, innanzitutto, che non esiste una regola fissa per la durata del travaglio, anche se in generale la fase delle contrazioni tende a durare di più se la donna aspetta il suo primo figlio. Nelle prime ore di travaglio, le contrazioni tendono ad essere irregolari come frequenza e durata, e di intensità relativamente blanda (cominciano con dolori paragonabili a quelli mestruali). Solo in una seconda fase, le contrazioni si fanno più intense, più frequenti e sopratutto più regolari, segno che la fase della dilatazione sta entrando “nel vivo”.

Come accelerare il travaglio con le giuste posizioni

La durata del travaglio non può essere più di tanto alterata, ma è possibile cercare di favorire il suo progresso adottando alcuni accorgimenti. Intanto, cercare di muoversi, camminare e cambiare posizione può favorire la discesa del bambino e aiutarlo a impegnare il canale del parto. Anche accovacciarsi, oppure sedersi su una palla da ginnastica e ondeggiare il bacino può essere di aiuto, oltre che alleviare il dolore delle contrazioni. Ai corsi preparto, inoltre, è possibile imparare tecniche di respirazione e posizioni che possono in qualche modo accelerare il travaglio. È importante, pertanto, che le donne abbiano la possibilità di travagliare nella posizione che preferiscono, senza essere “costrette” a letto. Anche quando è necessario monitorare il bambino si può applicare la strumentazione per il tracciato lasciando libera la partoriente di stare in piedi o muoversi come desidera.

Il travaglio in acqua

Travagliare in acqua può essere un’altra risposta alla domanda su come accelerare il travaglio. L’uso della vasca, sempre più diffuso in molti ospedali, sembra infatti correlato con una riduzione dei tempi della fase di dilatazione, oltre che con una maggiore tollerabilità delle contrazioni. In molti centri nascita è possibile scegliere quando entrare in vasca e quando, eventualmente uscirne. In qualche caso, anche alle donne che per qualche ragione non possono partorire in acqua, viene consentito di affrontare il vasca almeno la fase di dilatazione, o perlomeno una parte di essa.

Epidurale e rottura delle acque

Nella scelta di sottoporsi all’anestesia epidurale, inoltre, va considerato che in qualche caso può rallentare il travaglio, ritardando la fase espulsiva. Viceversa, la rottura forzata delle acque può servire ad accelerare il travaglio, anche se non tutti i ginecologi e le ostetriche la considerano una pratica consigliabile.

Ossitocina sintetica

In qualche caso, infine, il personale medico può optare per la somministrazione di ossitocina sintetica per accelerare il travaglio. Si tratta di un ormone che si usa quando è necessario indurre il parto ma, per l’appunto, può essere impiegato anche per cercare di velocizzare un travaglio particolarmente lento. Va in ogni caso tenuto presente che la somministrazione di ossitocina sintetica presenta delle controindicazioni, e va presa in considerazione solo a valle di una accorta valutazione di costi e benefici.