PMA, “Sì a diagnosi pre-impianto”. Il Tribunale di Roma applica sentenza di Strasburgo

PMA, “Sì a diagnosi pre-impianto”. Il Tribunale di Roma applica sentenza di Strasburgo

Ennesimo capitolo ed ennesima bocciatura della legge 40 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Questa volta è il tribunale di Roma a dare il via libera all’accesso alla diagnosi pre-impianto a spese del Servizio sanitario nazionale per una coppia fertile, ma portatrice sana di fibrosi cistica.

Una decisione considerata “storica” perché è stata presa per la prima volta disapplicando la legge 40 e applicando una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Il caso riguarda i coniugi Rosetta Costa e Walter Pavan, una coppia che ha già un figlio affetto da fibrosi cistica. La coppia desiderava altri bimbi, ma si trovò a fare i conti con il 25% di probabilità che nascessero affetti da fibrosi cistica e il 50% che ne fossero portatori sani. Per questo Rosetta e Walter avevano deciso di ricorrere alla fertilizzazione in vitro (FIVET) e alla diagnosi preimpianto, pratica però negata dalla legge italiana, che la vieta per le coppie formate da persone fertili.

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Per questo decisero di ricorrere ai giudici di Strasburgo che lo scorso febbraio diedero loro ragione, stabilendo che la legge 40 viola i diritti dei ricorrenti.

Il tribunale di Roma – spiega il legale che ha seguito la coppia, Nicolò Paoletti – ha ritenuto di dover applicare i principi della Corte di Strasburgo, disapplicando la legge 40. Ha così quindi riconosciuto il diritto della coppia ad ottenere l’assistenza del Sistema sanitario nazionale per la fecondazione assistita e per l’effettuazione della diagnosi preimpianto“.

Una sentenza, quella del giudice italiano, che l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca definisce “storica”: “Per la prima volta la condanna nei confronti dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo è stata eseguita direttamente da un giudice italiano. Finalmente le coppie fertili potranno accedere alla Fecondazione in vitro”, afferma Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni. Infatti, “per la prima volta – spiega – un giudice italiano disapplica la legge 40 e afferma la portata immediata di una decisione della Corte Europea dei Diritti“.

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La decisione di oggi, sottolinea il segretario dell’associazione Coscioni, “è una sentenza storica perché, eseguendo direttamente le indicazioni della Corte europea, supera la necessità di intervento della Corte costituzionale e disapplica direttamente, per la prima volta, una norma nazionale come la legge 40“.

La legge 40, che oggi è stata bocciata per la diciannovesima volta, è già finita diverse volte nel mirino delle sentenze dei tribunali, e già per cinque volte è finita sui banchi della Corte Costituzionale.