Michelle Hunziker: “Non sono un modello da seguire”

Michelle Hunziker: “Non sono un modello da seguire”

Nella tarda serata di Mercoledì 9 ottobre Michelle Hunziker partorisce Sole, la sua secondogenita, con un parto naturale e cinque giorni dopo torna dietro le telecamere di Striscia la notizia.

La scelta di tornare a lavoro solo dopo poco più di 4 giorni dal parto ha scatenato non poche polemiche. È giusto, si sono chiesti in tanti, lanciare il modello della wonder-mamma, pronta a lavorare anche con un neonato di pochissimi giorni? O in questo modo si crea un falso modello?

E Michelle in un’intervista al Corriere spiega: “Non era quello il mio messaggio“. Se qualcuno ha pensato: “Guarda, la Hunziker torna a lavoro senza problemi dopo soli 4 giorni dal parto, le donne che non lo fanno sono solo sfaticate“, ha sbagliato valutazione. “Striscia la notizia” non è un vero lavoro, è “un divertimento. Se avessi avuto una professione normale, che mi impegnava otto ore al giorno, mai e poi mai sarei tornata a lavorare poco dopo il parto. Voglio godermi la mia bambina”.

Quando Antonio Ricci, qualche mese fa, le ha chiesto di condurre Striscia a ottobre, lei ci ha pensato un po’. Poi si è detta: “Sto bene, sto facendo un’ottima gravidanza, sono piena di energia. Perché no?“. Ma sa perfettamente di essere una “privilegiata”, che può contare sull’aiuto di marito e tata ventiquattr’ore su ventiquattro. Aiuto sul quale la maggior parte delle donne non può contare.

Lo so, certo – continua la Hunziker – è un problema da affrontare con delicatezza. È il sistema della maternità che non funziona in Italia. Le donne spesso rientrano dopo il periodo di maternità e trovano ridotti i propri ruoli, vengono declassate. Questo è inammissibile. D’altro canto credo che anche imprenditori e imprese vadano aiutate dallo Stato. Perché la lunga assenza di una donna, magari in un ruolo chiave, può essere fortemente penalizzante per l’azienda. Lo Stato deve intervenire. Se fossi al governo? Farei una legge – con tutte le tasse che paghiamo – che dia agevolazioni alla donna e all’imprenditore in egual misura“.

E in Svizzera? “Non so esattamente come siano le leggi, ma so che le cose sono molto diverse. Mia cognata, svizzera, ha lavorato fino al parto perché stava benissimo. Diritti e doveri sono due cose diverse. Si deve poter avere anche la possibilità di lavorare fino al nono mese se stai bene e hai voglia. Quanto poi alla divisione dei ruoli non c’è paragone. In Germania vedi tantissimi papà nei parchi coi bimbi, in Italia sono piuttosto rari“.