In Irlanda si vota il referendum sull’aborto

Urne aperte in Irlanda dove si vota per abrogare l'ottavo emendamento della Costituzione, che dichiara illegale l'interruzione volontaria di gravidanza. La discussione ha visto contrapporsi i diversi schieramenti di abortisti e antiabortisti.
In Irlanda si vota il referendum sull’aborto

In Irlanda è il giorno del voto: urne aperte per dire “sì” oppure “no” al referendum sull’abolizione della legge costituzionale che, di fatto, impedisce l’interruzione di gravidanza equiparando la vita del nascituro a quella della donna, e garantendogli gli stessi diritti di un cittadino a tutti gli effetti.

L’aborto in Irlanda è consentito solo nel caso in cui la gravidanza metta seriamente in pericolo la vita della donna (una possibilità introdotta nel 2013: non è tuttora possibile per una donna scegliere di abortire, ad esempio, in caso di stupro, incesto o anomalie fetali.

Nel Paese, dove l’influenza della religione cattolica è molto forte, esiste infatti una legge, il cosiddetto “ottavo emendamento“, considerata lesiva della dignità e della libertà di scelta della donna e richiamata anche dall’Unione Europea: le cittadine irlandesi abortiscono comunque, ma per farlo devono uscire dai confini del loro Paese (si spostano soprattutto nel vicino Regno Unito) o acquistano farmaci illegali.

Foto: Getty Images

La campagna per l’abrogazione della legge che vieta l’aborto è stata fortemente sostenuta anche dal primo ministro irlandese Leo Varadkar, che appartiene al partito di centrodestra Fine Gael: Varadkar ha invitato a votare “sì” e su Twitter, in uno dei numerosi interventi a sostegno della modifica alla Costituzione, ha scritto: “L’aborto oggi è una realtà in Irlanda: 3 donne al giorno prendono la pillola abortiva (che acquistano illegalmente su internet) senza nessun consiglio medico o supporto, mentre altre 9 donne si recano all’estero ogni giorno per interrompere la gravidanza. Queste donne hanno bisogno di cure qui, a casa”.

L’aborto illegale in Irlanda è punito con una pena che può arrivare a 14 anni di carcere: secondo le stime a cui fa riferimento il primo ministro irlandese e pubblicate anche sul Telegraph sono oltre 3.200 le donne che si sono rivolte nel 2016 a centri britannici per praticare l’aborto, e più di 170mila dal 1980. La maggior parte delle donne sono andate nel Regno Unito e nei Paesi Bassi.