“Siamo un club privato, non può allattare qui“: è quanto si è sentita dire una mamma di Milano in una palestra del centro città. A riportare la vicenda è l’edizione locale del Corriere della sera:

“Volevano allontanarmi dalla piscina. Ma non facevo nulla di male: stavo solo allattando mio figlio”. Marta, mamma milanese, racconta quello che le è capitato due martedì fa in una nota palestra del centro. Preferisce usare un nome di fantasia per tutelarsi. “Mio figlio, che ha appena compiuto un anno, segue un corso di nuoto. Alla lezione di due settimane fa l’ho accompagnato io”. Marta arriva in anticipo per preparare il piccolo, e prima dell’inizio del corso si siede su una panca a bordo vasca. Mancano ancora alcuni minuti alle 16, il bimbo ha fame – è stato abituato all’allattamento su richiesta – così la mamma scopre un seno e lo fa poppare. “A quel punto si è avvicinata una donna sui 50 anni, che lavora in palestra, chiedendomi di andare in spogliatoio perché non potevo allattare lì”.

Alla richiesta di spiegazioni della giovane mamma la dipendente della struttura ha risposto che, trattandosi di un club privato, bisognava rispettare il regolamento. La donna, riporta il Corriere, ha quindi deciso di rivolgersi allo Sportello di sostegno contro le discriminazioni dell’associazione Woodoo Star, che le ha fornito la consulenza di un avvocato per un’eventuale azione legale.

Nel frattempo l’associazione rilancia la petizione “Allattamento è… ovunque lo desideri”, arrivata quasi a 40mila firme, per chiedere un disegno di legge che tuteli l’allattamento al seno anche in pubblico. Nel testo della petizione pubblicato sul sito di Woodoostar si legge:

L’allattamento è un diritto delle madri e dei loro bambini che viene tutelato dallo Stato e dalle sue leggi: dunque, qualsiasi comportamento che sia offensivo e discriminatorio nei confronti di una madre che allatta è illegittimo. La cronaca, invece, ci riferisce di numerosi casi di discriminazione e di violazione delle leggi. Sono tantissime le mamme che sono state cacciate da locali, negozi o luoghi pubblici, perché stavano allattando il proprio bambino. La maggior parte degli Stati difende questo diritto naturale, in qualsiasi luogo o momento avvenga, già per il semplice concetto che è inaccettabile negare ad un bambino il diritto di essere nutrito. Le esigenze di un bambino non sono prevedibili e tanto meno possono essere relegate in spazi non adeguati o addirittura nelle toilette. Queste “repressioni” devono essere messe al bando o, meglio ancora, sanzionate dalle leggi. Si tratta di norme specifiche che in Italia mancano.

È di pochi mesi fa, ad esempio, l’episodio che ha visto protagonista una giovane mamma di Genova, a sua volta invitata ad allontanarsi (in quel caso da una piazza) per allattare suo figlio. E il tema non manca di fare discutere anche ben oltre i confini dell’Italia: in campo in favore dell’allattamento in pubblico sono scese di recente anche diverse modelle e attrici.

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