Addio genitori. In arrivo i bimbi artificiali!
Unendo in una provetta spermatozoi artificiali, con la testa e la coda più piccola di quelli naturali, e ovuli artificiali del tutto simili a quelli prodotti dalle donne, si potrebbe arrivare a creare un vero e proprio embrione, un futuro essere vivente, il tutto senza l'intervento dei genitori! La ricerca scientifica sembrerebbe essersi spinta fino a tanto, almeno stante alle notizie che giungono dagli Stati Uniti.
I ricercatori americani della Stanford University School of Medicine, infatti, hanno trovato il modo di obbligare alcune cellule staminali embrionali, derivate da embrioni in sovrannumero ottenuti con la fecondazione assistita, a mutare in cellule germinali umane, cioè i precursori di ovociti e spermatozoi.
Lo studio, pubblicato su Nature, spiega che le cellule ottenute dagli studiosi funzionano abbastanza bene per generare cellule spermatiche, e parte dal presupposto che l'infertilità colpisce circa il 10-15% delle coppie e che per la metà dei casi la causa è da ricercare nell'incapacità di produrre ovociti o sperma. Per comprendere il meccanismo che determina la causa è necessario ricostruire le tappe della formazione delle cellule germinali e individuare i geni coinvolti.
"Finora - ha spiegato Reijo Pera, professoressa di Ostetricia e Ginecologia alla Stanford, - avevamo studiato solo i topi per comprendere i passaggi necessari alla differenziazione delle cellule germinali umane. Ma non è lo stesso. Questa è la prima prova che si possono creare in laboratorio cellule germinali umane funzionanti".
Nello studio i ricercatori hanno trattato le staminali embrionali umane con proteine note per stimolare la formazione germinale e hanno poi isolato quelle che iniziavano a esprimere i geni specifici germinali, pari al 5% del totale, identificandole perché producevano anche una proteina di segnalazione verde fluorescente. Poi gli esperti hanno iniziato ad "accendere" e "spegnere" vari geni nel mirino, per capire che ruolo avessero nella formazione delle cellule riproduttive. In questo modo ne hanno individuato tre: DAZL, che agisce precocemente, DAZ1 e BOULE, che regolano le fasi più avanzate dello sviluppo.
Questa scoperta consentirà ai ricercatori di studiare meglio le cause dell'infertilità e di comprendere l'effetto delle tossine ambientali sulla differenziazione delle cellule germinali e dello sviluppo dei gameti. "È una bellissima scoperta perché identifica i meccanismi che sono alla base di riproduzione dei gameti - spiega Angelo Vescovi, professore di biologia cellulare all'Istituto neurofarmacologico Besta di Milano - ma non ci dobbiamo agitare più di tanto: è noto che le cellule staminali embrionali producono tutte le cellule dell'organismo incluso i gameti degli spermatozoi e gli ovociti".
Lo scienziato italiano però mette in luce i rischi di questa scoperta. "Fare un figlio con questo meccanismo potrebbe essere possibile, ma non è dato sapere quanto potrebbe essere sano e normale. Mancano infatti i passaggi fisiologici che sono necessari per il buon funzionamento di queste cellule. In pratica," spiega Vescovi "io posso avere spermatozoi e ovociti che sembrano normali e poi scoprire che hanno difetti. Insomma, potrebbe nascere un essere vivente apparentemente normale che dopo 15 anni si scopre pieno di difetti genetici".
La scoperta scientifica è di quelle che indubbiamente faranno discutere, ed aprono a scenari futuri non sempre tranquillizzanti, sia dal punto di vista etico che biologico.