Infertilità maschile: nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche
L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa l'8-10% delle coppie in età fertile soffra di problemi di infertilità.
In Italia, 1 coppia su 5 ha difficoltà legate al concepimento con un'incidenza molto simile (30-40%) per l'infertilità dovuta solo all'uomo o solo alla donna. Vengono invece diagnosticati problemi comuni ad entrambi i partner nel 15-30% delle coppie infertili. Solo nel 5-10% dei casi, invece, la causa resta sconosciuta.
Nell'uomo i fattori di rischio vanno da patologie comuni come il varicocele e l'insufficienza ormonale, a malattie meno conosciute ma altrettanto pericolose, come l'orchite, i disordini endocrini e le patologie cromosomiche. Oltre ai fattori fisiologici, vanno considerati anche lo stress, i fattori ambientali come l'inquinamento e uno stile di vita poco corretto (eccesso di alcol, di fumo, droghe, doping).
Il tema dell'infertilità maschile è stato affrontato questa mattina alla Consensus Conference organizzata a Sorrento, in occasione del Congresso Nazionale SIE (Società Italiana di Endocrinologia), nel corso della quale sono state discusse le nuove opportunità diagnostiche e terapeutiche di questa attuale problematica.
La Consensus Conference di Sorrento ha visto la partecipazione e la collaborazione di prestigiose Università Italiane: i Coordinatori sono il Prof. Andrea Lenzi - Università La Sapienza di Roma e il Prof. Gianni Forti - Università di Firenze; i Collaboratori sono il Prof. Gaetano Lombardi - Università Federico II di Napoli, il Prof. Antonio Bellastella - II Università di Napoli, il Prof. Carlo Foresta - Università di Padova.
"In molti casi in cui l'infertilità è dovuta al cosiddetto "fattore maschile" – ha affermato la Prof. ssa Annamaria Colao, Ordinario di Endocrinologia presso l'Università di Napoli Federico II – la coppia viene invitata ad intraprendere immediatamente il programma di procreazione medicalmente assistita prima ancora di individuare esattamente la causa. Si è visto invece che, nella maggior parte dei casi, una corretta consulenza medica può contribuire ad eliminare la patologia di base che determina l'infertilità nell'uomo."
Nell'uomo la diagnosi di infertilità emerge, quasi sempre, quando la coppia decide di concepire un bambino. Ad oggi, il principale strumento diagnostico è rappresentato dall'interpretazione dei parametri che emergono con l'esame del liquido seminale; il solo dosaggio degli ormoni coinvolti nella spermatogenesi, però, non sempre chiarisce l'origine della patologia e a volte non è sufficiente per poter individuare la terapia più adeguata. Per una diagnosi completa è, infatti, opportuno un approfondimento con analisi più specifiche che chiariscano l'efficienza biologica degli ormoni circolanti e l'eventuale presenza di polimorfismi che riducono il potere biologico dell'ormone e del suo recettore.
Gli esperti riuniti alla Consensus Conference si sono occupati, in modo particolare, di quei pazienti che presentano livelli plasmatici di ormoni gonadici e gonadotropine apparentemente nella norma, pur in presenza di un chiaro danno della funzione spermatogenetica. Nella letteratura internazionale questo fenomeno viene definito ipogonadismo ipogonodatropo funzionale e viene utilizzato per indicare una transitoria variazione nei livelli di gonadotropine, oppure per definire la possibilità che vi sia una riduzione della attività funzionale delle gonadotropine o dei rispettivi recettori.
Queste forme funzionali di ipogonadismo ipogonadotropo trovano buone risposte nelle terapie ormonali indicate per i maschi infertili, che consentono di migliorare la qualità del seme dei pazienti e aumentano le probabilità di concepimento naturale: si stima che un terzo degli uomini infertili, una volta sottoposto alle adeguate cure, sia in grado di raggiungere una paternità naturale. Inoltre, un corretto trattamento ormonale può migliorare la probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita o, perlomeno, consente di utilizzare tecniche meno aggressive.
Gli esperti riuniti a Sorrento hanno ribadito la necessità di affrontare l'infertilità maschile con una diagnosi precisa e un intervento terapeutico tempestivo: in questo modo è possibile aumentare le probabilità di concepimento naturale e ridurre sia la complessità di trattamento per la coppia, sia i rischi per il concepito, oltre che ottenere un abbattimento sensibile dei costi sociali e di quelli a carico della coppia.