Il Primo Rapporto sullo stato di salute delle donne
È stato presentato, in occasione dei cento anni dell'8 marzo, all'Auditorium del ministero della Salute, il primo "Rapporto sullo stato di salute delle donne in Italia", prodotto dalla commissione Salute delle donne, alla presenza del ministro Livia Turco. Il documento vuole essere un "contributo per la promozione del diritto alla salute delle donne, inteso come diritto forte che promuove tutti gli altri diritti, economici e sociali, civili e politici". Un ampio rapporto quindi che fornisce da una parte un profilo dello stato di salute delle donne in Italia, secondo i più aggiornati dati forniti dalle fonti istituzionali e dalle banche dati internazionali e, dall'altra, un preciso piano propositivo e progettuale. Di seguito le proposte più significative e i risultati riportati nel documento.
PERCORSO NASCITA - Migliorare la qualità e sicurezza dell'assistenza; ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali; demedicalizzare e umanizzare la nascita; Riorganizzazione dei punti nascita (ridurre quelli con meno 500 parti l'anno); Promozione del ruolo dei consultori (uno in ogni distretto per 6 mattine e 5 pomeriggi la settimana; 50 per cento dell'attività nelle scuole, per corsi di accompagnamento a genitorialità e menopausa, per violenza contro le donne; mediazione culturale; budget specifico); Politiche di incentivazione per la riduzione dei tagli cesarei; linee guida, formazione del personale e promozione delle "buone pratiche". (segue)
CONTRACCEZIONE - Confermare che la "pillola del giorno dopo" non è farmaco abortivo ma anticoncezionale e come tale non può essere motivo di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari, compresi i farmacisti; garantire che la prescrizione sia effettuata oltre che nei servizi consultoriali, anche nei Pronto Soccorso (proponendo la possibilità del codice verde) e nei servizi di continuità assistenziale (guardia medica) nella piena applicazione della legge 194/78; Contraccettivi orali: più blister nella stessa scatola (fino a 6 confezioni); le pillole a basso dosaggio in fascia A, considerando la contraccezione strumento prioritario della prevenzione dell'Ivg e che in quanto tale deve essere prevista nei Lea; Iud (Intra uterine device, nome tecnico della Spirale) gratuiti a donne con reddito basso e nei consultori; Almeno un medico non obiettore in ogni Distretto, presente almeno 4 volte alla settimana e di mediatrici culturali in tutte le Asl a disposizione dei servizi consultoriali e ospedalieri; Negli Ospedali che eseguono Ivg, rendere disponibile idonea strumentazione (Karman) utilizzando le risorse derivanti dai Drg per le Ivg; progetti specifici per la salute riproduttiva e la prevenzione delle Ivg tra le donne immigrate.
MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE - Favorire la ricerca rispetto alle Mst per genere; formazione comune degli operatori (Mmg, Pls, Ginecologi consultoriali e ospedalieri); informazione alla popolazione giovanile nelle scuole superiori; Proporre lo screening per la Chlamydia unitamente al primo pap test.
LA SALUTE RIPRODUTTIVA - Nel 2005, il 13,8 per cento dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana (Centro- nord: 20 per cento); L'età media della madre al parto è 31,9 anni per le italiane; 28,6 anni per le cittadine straniere; Il 40,9 per cento delle madri ha una scolarità medio alta, il 41,5 per cento medio bassa ed il 17,6 per cento ha conseguito la laurea. Fra le straniere prevale una scolarità medio bassa (53 per cento). Oltre l'82 per cento delle donne con meno di 20 anni ha, al massimo, conseguito un diploma di licenza media inferiore; Il 50,4 per cento delle madri ha un'occupazione lavorativa, il 39,1 per cento sono casalinghe e il 10,5 per cento sono disoccupate o in cerca di prima occupazione; Controlli in gravidanza: nell'83 per cento dei casi, si effettuano più di 4 visite, di più nelle gravidanze fisiologiche (83,4 per cento) rispetto alle patologiche (77,5 per cento); La prima visita oltre la 12 settimana di gestazione è effettuata dal 4,6 per cento delle donne italiane e dal 18,6 per cento delle donne straniere; Il numero delle ecografie è in media 4,3 (nel 73,6 per cento delle gravidanze è 3); Si effettua il 16 per cento di amniocentesi; Oltre l'88 per cento dei parti avviene negli istituti di cura pubblici, l'11,6 per cento nelle case di cura e lo 0,18 per cento a domicilio; L'incidenza dei tagli cesarei è 38,2 per cento del 2005 (l'Italia è ai primi posti in Europa e nel mondo); Circa il 70 per cento dei parti avviene con taglio cesareo in strutture private e accreditate; Punti nascita: 560 totali (di cui quasi 200 con meno di 500 parti l'anno); Il 15 per cento dei parti molto pretermine avviene in punti nascita con meno di mille parti l'anno. Il 2 per cento dei parti molto pretermine avviene in punti nascita con meno di 500 parti l'anno e prive di Terapia Intensiva neonatale; I metodi contraccettivi maggiormente impiegati: coito interrotto (31,6 per cento), condom (28,4 per cento), "pillola" (20,9 per cento), metodi naturali (4,2 per cento), dispositivi intrauterini (3,2 per cento), diaframma (1,3 per cento) mentre "nessun metodo" risultava adottato nel 10,4 per cento delle coppie; Nel corso degli anni in Italia è notevolmente diminuito il ricorso all'Ivg; All'inizio degli anni 80 (a ridosso della promulgazione della Legge 194) le Ivg erano oltre 200 mila; negli anni più recenti (2005-2006) circa 130 mila casi. Il tasso di abortività (numero di Ivg su mille donne in età 15-49 anni), è diminuito da 17 nel 1982 a 9,4 nel 2006; La riduzione per le donne italiane è stata del 60 per cento; Nel 1995 il 7 per cento delle Ivg risultava essere effettuata da cittadine straniere, nel 2005 è il 30 per cento. Il tasso di abortività delle donne straniere (soprattutto molto giovani e nubili) risulta quattro volte superiore a quello delle donne italiane; Numero consultori: 2.186 (553 con spazi giovani), con notevoli differenze territoriali.