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Depressione
post-partum:
importante riconoscerla per tempo
Si tratta di un
fenomeno in aumento nei paesi occidentali, le cui cause sono molteplici
ed i cui sintomi non sempre sono facilmente riconoscibili, soprattutto
nelle fasi iniziali. Oltre ad una elevata variabilità della
sintomatologia, infatti, all’inizio possono prevalere senso di
spossatezza, mancanza di energie, difficoltà di memoria, disturbi del
sonno e/o dell’appetito, facilmente confondibili con la prevedibile
stanchezza dovuta alla fatica del parto e all’accudimento del neonato.
Accanto a ciò, sono generalmente presenti anche sentimenti di profonda
inadeguatezza, irritabilità, pessimismo, tendenza all’isolamento
sociale, ansia eccessiva per la salute del bambino o insofferenza fino,
in alcuni casi, alla paura di rimanere da sola con lui, o di fargli del
male. Questi vissuti suscitano nella donna profondi sensi di colpa e
sentimenti di vergogna, perché l’immaginario collettivo, fortemente
alimentato dai media, vede la maternità come un momento di totale
appagamento ed assoluta felicità, in cui non può esserci posto per la
tristezza o la depressione. Da qui la sensazione di essere sbagliate, di
non saper apprezzare la gioia che il proprio bambino porta, di essere
delle cattive madri. Da qui, di conseguenza, la difficoltà a chiedere
aiuto, a confidare a qualcun altro l’inferno che si muove dentro.
Riconoscere tempestivamente i primi segnali di
depressione post partum è invece fondamentale per limitare i danni di
una sofferenza che, se non adeguatamente curata, può causare conseguenze
anche molto pesanti nella donna, nella sua relazione con il partner e
soprattutto nella relazione con il bambino.
Infatti, la relazione tra madre e bambino può essere
fortemente compromessa. La donna, travolta da un carico emotivo cui non
riesce a far fronte, vive costantemente in una sensazione di
inadeguatezza, fatica, tristezza, autosvalutazione delle proprie
capacità di maternage che ostacolano la sua capacità di sintonizzarsi
emotivamente con il neonato, leggerne correttamente i segnali,
rispondere in maniera adeguata e tempestiva ai suoi bisogni. Può
stabilire scarso contatto visivo con il bambino, stimolarlo poco, non
interagire con lui in maniera idonea, o al contrario può assumere un
atteggiamento eccessivamente intrusivo ed iperstimolante. In entrambi i
casi, la diade madre-bambino può mostrare chiare difficoltà a
sintonizzarsi in maniera armonica ed efficace, con il rischio di un
conseguente stile interattivo impoverito ed inadeguato del bambino.
Inoltre, la qualità delle interazioni madre-bambino nei primi mesi di
vita svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo delle capacità di
lettura dell’ambiente sociale e fisico; laddove questa qualità
dell’interazione sia compromessa, è possibile osservare nel bambino
deficit cognitivi e socioemotivi alla fine del primo anno di vita.
Le cause che portano una donna ad ammalarsi di
depressione postnatale sono molteplici, e comprendono fattori biologici,
psicologici e sociali. Alcune ricerche, ad esempio, hanno evidenziato il
ruolo che i profondi cambiamenti ormonali e biochimici che avvengono
durante la gravidanza e subito dopo il parto hanno sul tono dell’umore
della donna. Accanto a ciò, si è visto che una pregressa storia di
disturbi psicologici costituisce un fattore di rischio: le donne che
hanno già sofferto in altri momenti della loro vita di depressione, o
che hanno sofferto di depressione o forte ansia durante la gravidanza,
hanno infatti una probabilità maggiore di soffrire di una depressione
postnatale. Difficoltà socioeconomiche, la mancanza di un sostegno
sociale, di un aiuto pratico, o la presenza di difficoltà coniugali
costituiscono altri elementi di rischio, accanto ad eventi di vita
stressanti, come ad esempio un lutto. Infine, dagli studi emerge che
anche il temperamento del neonato svolge un ruolo importante, in quanto
può rendere difficile l’instaurarsi di una buona relazione
madre-bambino. Va infine segnalato che le donne che si ammalano di
depressione postnatale hanno maggiori probabilità di soffrirne anche in
una gravidanza successiva.
Data la molteplicità delle cause che possono portare a
sviluppare questo disturbo, è difficile parlare di prevenzione. Quello
che si può fare però è prevedere degli interventi mirati ad una diagnosi
precoce, sia attraverso un’adeguata formazione di ostetriche,
ginecologi, pediatri e medici di base, sia fornendo una corretta
informazione alle gestanti e ai loro partner, ad esempio nei corsi di
preparazione alla nascita. Informare durante la gravidanza le donne ed i
loro familiari sulla depressione post partum e su come riconoscerne i
primi segnali è fondamentale. Per poter intervenire precocemente,
innanzitutto, ma anche e soprattutto per evitare alla donna la
sofferenza aggiuntiva di pensare di essere una cattiva madre, invece che
una persona che è stata colpita da una depressione. Sapere che
l’emergere di determinati vissuti emotivi è dovuto ad un disturbo
psicologico che ha un nome ed una cura può risparmiare alla neomadre
tutto il carico di colpa e di vergogna che si accompagna al vivere
sentimenti di insofferenza, di disperazione, di tristezza di fronte al
proprio bambino; può inoltre aiutare i familiari della donna a chiedere
tempestivamente aiuto e dare il sostegno necessario, invece di rischiare
di colpevolizzare ancora di più la neomadre per la sofferenza emotiva
che prova. Conoscere la depressione post partum e saperne riconoscere i
sintomi significa offrire alla donna la possibilità di chiedere aiuto
senza sentirsi fallita, o incapace.
Gli approcci alla cura della depressione post partum sono
molteplici, e vanno dal sostegno farmacologico, con l’uso di
antidepressivi principalmente a base di fluoxetina, al sostegno
psicologico individuale o della coppia, ad un intervento mirato alla
diade madre-bambino che ha lo scopo di restituire fluidità ed efficacia
alla relazione nei casi in cui questa sia stata compromessa. In alcuni
casi, infine può essere indicata la partecipazione della madre a
incontri di gruppo.
Una donna che soffre di depressione post partum ha
bisogno di ritrovare la fiducia nelle proprie capacità di madre, a volte
di ricostruire la relazione con il proprio bambino, sempre di essere
accolta, ascoltata, sostenuta e liberata dai sensi di colpa e di
vergogna che questa sofferenza le ha provocato, minando profondamente la
sua autostima e l’immagine di sé come donna e come madre.
Dott.ssa
Nora Massoli
14 Novembre 2007
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