Torna la voglia di figli fra le italiane, ma la cicogna arriva tardi…

Torna la voglia di figli fra le italiane, ma la cicogna arriva tardi…

Torna la voglia di fare figli tra le italiane ma la cicogna, nel Belpaese, continua ad arrivare troppo tardi. Lo sostengono i ginecologi della Società Italiana Ginecologia e Ostetricia (SIGO) in un’indagine presentata a Roma alla vigilia dell’81° congresso della Società, in corso di svolgimento a Bologna.

Nonostante il desiderio di maternità, l’età media nella quale le italiane hanno il primo figlio è fra 33 e 34 anni (come si evince anche dal nostro sondaggio), anche se il momento ideale per la fertilità arriva almeno dieci anni prima. E aumenta infatti il fenomeno delle 40enni che, seppure non sterili, fanno ricorso alla fecondazione assistita perché non possono permettersi di spendere tempo prezioso in tentativi naturali.

Ma le italiane tornano ad avere voglia di bebè, spesso anche molti anni dopo il primo figlio. Cresce, infatti, l’esercito dei figli di seconda generazione, ovvero quei bambini che nascono a distanza di 10-15 anni dal fratello maggiore.

Si apre un conflitto – ha osservato il Professor Domenico de Aloysio, dell’Universita di Bologna, che presiede il congresso insieme a Pietro Di Donato – a causa dello scarto tra l’età biologica e l’età sociale, che hanno una scansione diversa l’una dall’altra. La ricerca affannosa di una gravidanza – ha proseguito de Aloysio – arriva spesso in periodo di pre-menopausa, con la conseguenza che si manifesta la cosiddetta “sterilità da fretta”. Si vuole cioè avere un figlio nel più breve tempo possibile, senza considerare che con l’aumento dell’età si riducono progressivamente le probabilità di avere una gravidanza in breve tempo“.

Quanto alla menopausa, secondo i ginecologi “non va affrontata come una malattia perché non lo è”. Dopo l’entusiasmo degli anni passati sull’efficacia della terapia ormonale sostitutiva, tesa a rimpiazzare farmacologicamente il ruolo prezioso degli estrogeni e giudicata un toccasana per tutte le donne in menopausa, adesso si decide se e in quali casi adottarla. “Oggi – hanno rilevato – la personalizzazione della terapia sostitutiva è una garanzia di efficacia e di controllo degli effetti collaterali“.