22/09/2014
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Perchè è bene non fumare in gravidanza

 

Nuove ricerche confermano che gli effetti negativi dell'esposizione al fumo di tabacco durante la vita fetale sono dovuti essenzialmente a due ordini di motivi:

1) l'ipossia (diminuzione di Ossigeno disponibile nel sangue e nei tessuti) indotta dall'Ossido di Carbonio (CO) derivante dalla combustione, e che passa attraverso la placenta nell'organismo del feto, nonché dall'azione vasocostrittrice della Nicotina.

2) la presenza nel fumo di circa 4.000 sostanze, di cui molte cancerogene e potenzialmente responsabili di allergie.


Il nascituro subisce danni non soltanto se la madre fuma, ma anche dall'esposizione al fumo passivo. I bambini nati da fumatrici presentano un più alto rischio di soffrire di respiro affannoso e di asma vera e propria.


Lo dice uno studio condotto da Andrew Lux, della Bath Unit for Research in Paediatrics presso il Royal United Children's Hospital di Bath, in Inghilterra. Nell'ambito dell'ALSPAC (Avon Longitudinal Study of Parents and Children), più di 8500 donne gravide sono state tenute sotto osservazione anche per quanto riguarda l'abitudine al fumo.


Si è poi visto che nei bambini tra i 18 e i 30 mesi, uno su cinque soffriva di respiro affannoso, e il rischio era più alto nei figli di quante avevano fumato in gravidanza (il periodo considerato è importante, perché successivamente questo problema respiratorio può essere causato da infezioni). Forse inaspettatamente, nella stessa ricerca si è visto che anche l'esposizione al fumo passivo provoca effetti analoghi.


Le sigarette sono colpevoli di circa l'1,5 di problemi di affanno nei piccoli, ci sono poi ovviamente altri fattori di rischio, come una storia familiare di asma, l'essere maschi, le condizioni abitative eccetera. Di questi fattori, comunque, il fumo sarebbe il più facile da eliminare.


Secondo un altro studio olandese (condotto dalla Sijmen Reijneveld Institution, a Leida) i figli di forti fumatrici (15-50 sigarette al giorno) soffrono di coliche il doppio dei figli di non fumatrici. Lo si è appurato intervistando un campione rappresentativo di genitori di più di 3000 bambini di età superiore ai sei mesi. Le coliche venivano identificate da specifici comportamenti di pianto che duravano più di tre ore al giorno per più di tre giorni alla settimana.


Possiamo tentare di sintetizzare i danni provocati dal fumo passivo nel feto e nel bambino: - Diminuzione del peso alla nascita, da 200 a 500 grammi in relazione al numero di sigarette. Gli effetti sono, almeno in parte, definitivi, in quanto a sviluppo completato il ragazzo sarà mediamente 1 cm meno alto rispetto agli altri.

- Aumento della frequenza dei parti prematuri, il che incide ancora una volta sul peso alla nascita.

- Aumento delle infezioni neonatali, con persistente aumentata suscettibilità a infezioni respiratorie e cutanee in età adolescenziale e adulta.

- Alterazioni dello sviluppo psicofisico nei figli di madri fumatrici, con significativo aumento di problemi comportamentali e di socializzazione.

- Aumentata incidenza di tumori infantili (il 15% di questi sono legati al fumo in famiglia).


Per quanto riguarda i disturbi respiratori, l'esposizione al fumo materno durante la vita fetale comporta una ridotta funzione respiratoria, in particolare per l'interessamento delle piccole vie aeree. Il fumo dei familiari è invece responsabile del 15% dell'asma nei bambini e dell'11% del respiro sibilante negli adolescenti.

 


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