Le donne e il fumo

Alla fine degli anni 20, in seguito a una efficace e, giudicandola ora, criminale campagna pubblicitaria e d’opinione, le donne iniziarono a fumare “ufficialmente”. Ricorderemo per inciso che attualmente i “target” delle campagne pubblicitarie, più o meno esplicite, sono gli abitanti dei paesi in via di sviluppo e, nei paesi occidentali, i bambini dai 4 ai 13 anni.
L’abitudine al fumo di sigaretta si è talmente affermata, che le patologie correlate sono aumentate in modo impressionante: basta osservare che la mortalità per cancro del polmone, prima degli anni cinquanta praticamente sconosciuta tra le donne, attualmente supera perfino quella per cancro della mammella, benché quest’ultimo tumore sia più frequente.
In Italia in particolare, mentre negli anni si è assistito a una graduale diminuzione del numero dei fumatori maschi, per le donne non si è verificato tale fenomeno, essendo la prevalenza delle fumatrici almeno raddoppiata dagli anni cinquanta ad ora. Considerando anche la maggiore prevalenza di fumatrici nelle classi sociali (elevate, a scolarità e guadagni superiori), nelle aree geografiche (Nord ), nelle fasce d’età (giovanile), si osserva come la tendenza sia contraria a quella dei maschi, e l’unica spiegazione possibile è che l’abitudine al fumo, da parte del sesso gentile, sia considerata, più o meno consapevolmente, come un segno di raggiunta e ostentata parità sociale.
Un altro aspetto strano di tale fenomeno è che, causando un invecchiamento più precoce e provocando altre spiacevoli conseguenze estetiche (cattivo alito e odore dai capelli e dai vestiti, denti e dita sporchi), contrasta con la maggior cura che si tende ad avere per il proprio corpo rispetto al passato, che comporta attenzione alla propria igiene, abitudine a attività sportive, uso di cosmetici, ecc.
Riguardo alle patologie correlate al fumo di sigaretta, le donne, oltre a tutte quelle in cui incorrono gli uomini (polmonari, cardiovascolari, tumorali, ecc.), vanno incontro a diverse malattie specifiche per il loro sesso. Quelle che verranno enumerate sono solo le più significative, e, in questa sede, non verranno descritte nei loro dettagli, occorrendo in tal caso molto più spazio:

– Alterazioni del Ciclo mestruale;- Menopausa anticipata (in media 3 anni prima delle non fumatrici);- Aumento dei Tumori del collo dell’utero e, in misura più ridotta, della mammella;- Divieto di usare la Pillola contraccettiva al di sopra dei 35 anni;- Diminuzione della Fertilità.
Per quanto riguarda i problemi in Gravidanza e Puerperio:- Basso peso dei neonati (200-500 grammi in meno, in relazione al numero di sigarette)- Aumento del numero di aborti e parti prematuri- Aumento della mortalità neonatale- Aumento del rischio trombo-embolico nel puerperio- Alterazioni del latte, con possibili disturbi nel poppante.
Per quanto riguarda infine gli effetti nocivi sulla prole, a causa del fumo in gravidanza e del fumo nell’ambiente familiare:- Aumento, fino a 4 volte, del numero delle morti improvvise in culla- Aumento delle infezioni neonatali- Aumento dei tumori infantili: il 15% del loro totale si calcola siano legati al fumo passivo in famiglia- Alterazioni dello sviluppo psicofisico dei bambini, con maggior frequenza di difficoltà scolastiche- Maggior numero di figli fumatori, rispetto alle famiglie con genitori non fumatori.
Prof. Domenico EneaIII Clinica Ostetrica e GinecologicaPoliclinico Umberto I – Roma

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