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Fumo in gravidanza, l’allarme dei medici

Circa il 40 per cento delle donne italiane non riesce ad abbandonare la sigaretta neanche quando è in dolce attesa, e la maggior parte di quelle che smettono di fumare quando sono in gravidanza ricominciano comunque a fumare dopo il parto. Dati preoccupanti, dicono gli esperti, perchè in entrambi i casi ci rimette soprattutto il bambino. Infatti, il fumo priva il bambino dell’ossigeno. I figli delle fumatrici sono più spesso prematuri e di basso peso alla nascita. Inoltre il fumo aumenta le probabilità di aborto spontaneo, di nascita di un bambino morto o malformato o di morte del bambino subito dopo la nascita.

Da qui il progetto nazionale Mamme libere dal fumo, promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) e dalla Federazione Nazionale Collegi Ostetriche: una campagna di sensibilizzazione congiunta per “mamme senza sigaretta e bambini più sani“.

I dati epidemiologici, si legge in una nota della Lilt, confermano che, sebbene sei mamme su dieci (circa il 62 per cento) si astengano dal fumo in gravidanza, circa il 30 per cento si limita a diminuire il numero di sigarette al giorno, mentre più del 7 per cento ne fuma esattamente tante quanto prima di restare incinta. Insomma, “il 38 per cento delle donne italiane – dice il presidente della Lilt – fuma in gravidanza“. Eppure, “nonostante l’ultimo Piano sanitario nazionale ribadisca l’importanza di informare sui rischi del fumo durante la gestazione, prima del progetto Mamme libere dal fumo, non esistevano altri programmi strutturati per la prevenzione a livello nazionale“.

Strumento della campagna è la guida Mamme libere dal fumo, stampata in 16mila copie e dedicata alle ostetriche che potranno utilizzarla per fare counselling durante i controlli ambulatoriali e le visite a domicilio. Ma la fase pilota del progetto prevede anche dei corsi di disassuefazione per le donne che necessitano di maggior sostegno o, su indicazione dei ginecologi, per le fumatrici impegnate in corsi di preparazione al parto.

Ma ecco il piano cruciale, in 6 punti:
1. Creare un ambiente dove non si fuma: cartelli di divieto alla sigaretta e nessun posacenere nelle sale di attesa degli ambulatori, in corsia e nelle stanze di ospedale.
2. Identificare le donne fumatrici e interrogarle sul numero di sigarette fumate e sulle abitudini di partner e familiari.
3. Consigliare a tutte le fumatrici di smettere, insistendo sugli effetti positivi per la mamma e soprattutto per il bambino.
4. Concordare una data precisa per smettere di fumare, possibilmente entro 2-4 settimane.
5. Dare consigli e distribuire materiale informativo, anche per trasformare casa e ufficio in spazi “no smoking”.
6. Sostegno e follow-up, con la collaborazione dei medici.

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