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Ecografia: la prova della verità

La qualità dell’apparecchio e soprattutto la preparazione dell’operatore sono tra i fattori che decidono della validità di questa indagine. Possiamo fidarci dell’ecografia fatta per vedere le condizioni di salute del feto durante la gravidanza? Sì e no sembrerebbe la risposta giusta.

Questo argomento è tornato d’attualità, dopo che in Francia tre medici sono stati condannati dal Tribunale a pagare un indennizzo ai genitori di tre bambini nati con malformazioni che gli esami ecografici non avevano rivelato. E in Francia sono oltre cento i casi di medici ecografisti in attesa di giudizio per non aver indicato nel referto la presenza di malformazioni del feto. Allora, quanto sono affidabili le ecografie? Alcuni esperti sostengono che questo esame è in grado di rivelare solo il 50% delle malformazioni. Se questo è vero i medici ecografisti sono esposti a pesanti rischi sul piano dell’indennizzo e, quindi, devono tutelarsi con polizze assicurative che, date le circostanze, obbligano le compagnie assicurative a imporre tariffe molto elevate.

Corrette aspettative

Negli USA per questioni medico-legali l’ecografia come esame di routine durante la gravidanza è sconsigliata. Questa scelta però impedisce di poter conoscere le condizioni del feto e, in caso di malformazioni gravi, di intervenire nei tempi consentiti dalla legge per interrompere la gravidanza.

Per capire quanto è davvero affidabile questo tipo di esame, bisogna innanzitutto ridimensionare fortemente il concetto che l’ecografia ostetrica sia in condizione di vedere “tutto”; questo genera nelle famiglie un atteggiamento di totale fiducia che, quando deluso, si presta al contenzioso medico legale. La sensibilità (intesa come capacità di riconoscere) nell’identificazione delle malformazioni fetali, in base ai dati della letteratura medica, varia dal 38 all’85%, il che significa che almeno un 15% di malformazioni, minori o maggiori sfugge all’indagine. La percentuale di visualizzazione è molto diversa a seconda dell’apparato e struttura che si vuole esplorare: per esempio, è molto alta per il sistema nervoso e per l’apparato urinario, mentre è poco soddisfacente per altre strutture come il cuore o l’apparato scheletrico.

Molti fattori in gioco

L’affidabilità dell’esame dipende da molti fattori: la storia naturale delle malformazioni osservabili, le caratteristiche e le dimensioni delle eventuali lesioni, la qualità dell’apparecchiatura impiegata, la possibilità di osservare il feto e dal livello di preparazione dell’operatore ecografista. Ma allora sarebbe lecito chiedersi a che serve l’ecografia in gravidanza? La finalità dell’esame ecografico è diversificata a seconda dell’epoca di gestazione; in epoca gestazionale precoce l’esame identifica la presenza e la localizzazione del sacco gestazionale, misurando la lunghezza dell’embrione e verificando la presenza di attività cardiaca dello stesso.

L’esame poi permette il riconoscimento di gravidanze gemellari. A 11-12 settimane, è già possibile l’identificazione di alcune malformazioni maggiori e la verifica della “translucenza nucale” che può indicare un aumentato rischio di anomalie cromosomiche, tali da suggerire l’esecuzione di un test diagnostico: prelievo dei villi o amniocentesi.

Tra la 20a e 21a settimana, poi, viene eseguita l’ecografia con la finalità di valutare l’anatomia fetale ed escludere malformazioni. Deve essere ben chiaro che alcune malformazioni fetali sono osservabili soltanto in epoche più avanzate. Con il progredire della gravidanza, poi, oltre al riscontro eventuale di malformazioni non prima osservabili, la finalità principale diventa il controllo del processo di accrescimento. Oggetto, inoltre dell’indagine ecografica sono la localizzazione della placenta e la valutazione della quantità del liquido amniotico.

Di chi fidarsi?

Per non correre rischi dove si dovrebbe fare l’ecografia? La risposta più ovvia è da un ecografista esperto, ma dove trovarlo? Può essere trovato sia nell’ambito del privato sia, più facilmente, presso le strutture ospedaliere specializzate. In Italia, in base al decreto sull’esenzione del ticket, durante la gravidanza vengono offerte tre ecografie: entro la 13esima settimana, dalla 19esima alla 23esima, dalla 28esima alla 32esima, più una quarta su specifica richiesta del ginecologo dopo la 41esima.

Se il medico sbaglia nel leggere l’immagine?

Diverse sentenze anche nel nostro Paese si sono occupate dell’errore nell’interpretazione dell’ecografia durante la gravidanza. Già da qualche anno la Giurisprudenza ha riconosciuto al concepito il diritto di “nascere sano”, quindi un minore può ottenere un risarcimento per un fatto verificatosi prima della sua nascita e che abbia influito negativamente sulla sua salute, in seguito ad un errore nell’ecografia. Infatti una sentenza (novembre 1993) ha sancito, che il personale sanitario di ostetricia debba effettuare tutte le prestazioni con la dovuta diligenza per garantire la nascita di un bambino sano.

Uno degli strumenti di indagine è l’ecografia per verificare anomalie e dare anche la possibilità alla madre di interrompere la gravidanza secondo la legge. Se il medico non si accorge delle malformazioni del feto chiaramente visibili per un addetto ai lavori nell’ecografia, commette errore per imperizia personale e quindi è tenuto a sopportarne le conseguenze risarcitorie. Quindi il minore ha diritto ad ottenere un risarcimento sia per il danno alla salute, sia per quello patrimoniale, ovvero per le spese di continua assistenza che dovrà sopportare.

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