17/05/2012

Il Medico Risponde

La Psicologa Risponde

a cura dei Dottori


Paure conseguenze di un altro figlio per il primogenito

(07/05/2012 - 19:01)

Ho un meraviglioso figlio di 27 mesi che amo più della mia vita! Quando ero incinta di lui ho sofferto MOLTISSIMO di iperemesi gravidica. Avevo nausee violentissime 24 ore su 24 che non mi permettevano né di mangiare né di bere e vomitavo di frequente. Sono stata ricoverata 2 volte all'ospedale e fino alla fine del 5' mese praticamente non ho più vissuto. Sono rimasta incinta (volutamente) una seconda volta un anno fa e l'iperemesi si è ripresentata prima e più violenta che mai tanto da farmi interrompere la gravidanza alla 9' settimana! Vorrei tanto avere un secondo figlio, ma anche se il mio primo figlio è un po’ meno piccolo rispetto ai 16 mesi di quando sono rimasta incinta la seconda volta e partendo dalla certezza che soffrirò di iperemesi, mi chiedo: la mia quasi "assenza" nella sua vita e il vedermi ridotta come una malata terminale per, diciamo, almeno 5 mesi all'età di 2/3 anni che conseguenze può avere su di lui? Sarebbero conseguenze indelebili nella sua futura personalità? Suo padre è una persona meravigliosa che sa prendersi totalmente cura di lui anche senza di me, ma per mio figlio e penso per tutti i figli, la mamma è la mamma! Io non so davvero se ci riproverò ed ogni piccola nozione in più mi potrà aiutare a prendere una decisione che comunque spetta solo e solamente a me. Grazie infinite

Silvia

Cara Silvia, come riconosce la decisione "spetta solo e solamente a me". La inviterei a riflettere sui motivi che l'hanno portata a un'interruzione di gravidanza in precedenza e a cercarne un'altra attualmente, rivolgendosi alla ginecologa per una consulenza in merito all'iperemesi gravidica. Quanto al suo primogenito, se deciderà di affrontare una nuova gravidanza, è importante rassicurarlo e dare dei significati reali e semplici da comprendere alla situazione; suo marito sembra una risorsa ed è importante il suo aiuto su un piano emotivo e pratico. Saluti.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Un eccesso di ferro nel sangue può causare stati d'ansia?

(22/04/2012 - 12:05)

Salve, sono una futura mamma di 35, alla sua prima gravidanza. Ho sofferto di depressione per la quale sono stata in cura per circa 5 anni, la depressione si è manifestata in coincidenza con una leggera forma di ipotiroidismo. attualmente sto assumendo il farmaco eutirox da 100, ma contemporaneamente sto assumendo acido folico per la gravidanza, niferex (ferro) e da un po' di tempo sto prendendo del fluoro che mi è stato consigliato per proteggere i miei denti. Ultimamente soffro di ansia, ho attacchi di panico e di pianto, considerato i problemi che ho avuto con la depressione, potrebbero essere normali alcune ricadute? la cosa mi spaventa moltissimo, ho paura di fare del male al bambino, mi chiedo inoltre se sto assumendo troppo ferro, e se questo può in qualche modo aver influito sul mio umore. Lavoro in proprio e attualmente sto ancora lavorando. Complice la crisi economica in azienda stiamo vivendo una situazione angosciosa, forse anche questo non mi aiuta con l'umore..vorrei avere un consiglio da una persona esperta, o forse semplicemente essere rassicurata. grazie mille x l'attenzione cordiali saluti

Elisa

Cara futura mamma, il periodo della gravidanza è particolarmente delicato per chi, come lei, ha già sofferto di depressione; come giustamente ipotizzava lei, in questo momento è più sensibile e ricettiva e quindi anche più esposta a situazioni di disagio e di malessere. Tutto questo è influenzato anche in larga misura dai cambiamenti ormonali (estrogeni, progesterone e prolattina), questi ormoni subiscono improvvisi cambiamenti periodici nella loro produzione durante tutta la gravidanza determinando spesso sbalzi d'umore. Gli integratori che le hanno consigliato, sono usati comunemente in gravidanza per ottimizzare lo stato di salute della donna e per ridurre il rischio di malformazioni o malattie nel nascituro. Mi sento di escludere quindi che la sua ansia sia legata ad un'eccessiva dose di ferro. Credo piuttosto che la sua situazione lavorativa (che lei stessa definisce angosciosa) sia un'ulteriore preoccupazione che la tiene in ansia e la preoccupa; se somma questo con quanto detto prima, può vedere quanti stress in questo momento sta vivendo. Il mio consiglio è quello di frequentare un corso pre parto dove poter esprimere i suoi vissuti e le sue preoccupazioni legate alla gravidanza e trovare altre donne con cui confrontarsi, e di esporre al suo ginecologo di fiducia i suoi dubbi per trovare in lui un polo di ascolto attento e rassicurante. Se nonostante questo dovesse accorgersi che l'umore continua ad essere altalenante e se si sente sempre così agitata, può esserle utile consultare uno psicologo, per comprendere le radici del suo malessere e trovare strategie per vivere questa esperienza con gioia e serenità. La saluto cordialmente

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Mamma con sclerosi multipla

(23/03/2012 - 19:31)

Buonasera, la mia domanda è molto semplice. Sono in attesa del primo figlio e tra le tante ansie che accomunano chi diventa mamma per la prima volta, io ne ho tante in più essendo affetta da sclerosi multipla e avendo quindi una mobilità si, ma ridotta, non corro, non salto sono abbastanza limitata. La mia domanda è, come farò a spiegare a mio figlio che non sono come le altre mamme e ad affrontare tutto??? Aiuto, rispondetemi

Lettera non firmata

Salve, credo che il supporto delle persone vicine potrà esserle d'aiuto per affrontare la situazione sia a livello pratico che emotivo, facendo leva sulle sue risorse; al suo bambino potrà spiegare le sue difficoltà facendogli presente che non dipendono da lui e che gli vuole bene. I migliori auguri.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Mia figlia rifiuta suo padre!

(20/03/2012 - 08:44)

Salve, da diverso tempo si sta verificando un determinato comportamento in mia figlia, a cui non sappiamo io ed il papà, darne una ragione e/o spiegazione. Lei ha 2 anni ed 8 mesi, ed io con mio marito 40 anni. Mia figlia è una bambina molto solare e socievole e dalla mattina alle 7.00 sino alle 17.30 dal lun al ven sta con i miei genitori (escludendo dalle 8.00 sino alle 12.30 poiché và all'asilo) e ciò mentre noi siamo a lavoro (usciamo presto e torniamo nel tardo pomeriggio). Mio marito è molto dolce e sa interagire con i bambini (infatti le sue 8 nipoti lo adorano e da piccole volevano stare sempre con lui) ci gioca e ci parla... mia figlia aveva piacere a stare con lui, lo cercava... ebbene da circa 4-5 mesi lei ha mutato atteggiamento nei suoi confronti: la mattina non vuole salutarlo lo scansa/il pomeriggio quando l'andiamo a prendere lo ignora e se gli viene fatto notare, scuote la testa decisa/la sera non vuole dargli la buonanotte/a casa a parte coinvolgerlo in qualche gioco è come se lui non ci fosse... praticamente si avvicina a lui solo quando ha bisogno di qualcosa o vuole qualcosa da lui! Insomma mio marito dice: io per mia figliaci sono o meno è la stessa cosa, mi cerca solo quando vuole qualcosa e da grande io già si vede che non instaurerò un bel rapporto! Conseguentemente a tutto ciò, lui si chiude a riccio, volutamente ignorandola e lei è come se facesse "spallucce"... Premetto che lei con me è dolcissima e mi cerca di continuo, quando mi vede è felicissima... adora i miei genitori (naturale poiché passa molto tempo con loro e loro ci giocano molto adorandola) ed il mio compagno è geloso di mio padre, perché mia figlia con lui riesce ad avere il rapporto che con lui non ha!Infatti mio marito imputa che la figura di mio padre, si sia sostituita alla sua, nel ruolo e agli occhi di mia figlia! Insomma io pur incoraggiando mio marito, non so che fare e non riesco a capire! Eppure lui ci gioca il sab e la dom e durante la settimana ossia ha i medesimi atteggiamenti che ho io, seppur ricevendo risposte da parte di mia figlia diverse (non fa nulla di diverso da ciò che faccio io)... eppure quando era più piccola lo cercava tantissimo, voleva stare con lui... all'improvviso è cambiata... mi aiuti a capire e a potermi consigliare cosa fare. La ringrazio!

Lettera non firmata

Salve, riferisce un cambiamento nell'atteggiamento di sua figlia nei confronti del padre negli ultimi 4-5 mesi; comprendere cosa è successo in quel periodo potrebbe aiutarvi a "capire". Potreste cercare di condividere tutte e tre insieme momenti piacevoli per favorire la relazione padre-figlia grazie anche al suo aiuto. È importante rassicurare il suo compagno in merito ai vissuti di esclusione e timori per il futuro. Se la situazione non si sbloccasse, potreste prendere in considerazione la possibilità di un percorso di sostegno alla genitorialità. Un saluto.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Sensi di colpevolezza nei confronti di mia figlia

(13/03/2012 - 23:34)

Salve dottoressa. Mi permetto di scriverli per chiederli un consiglio, nei riguardi di mia figlia. La mia bambina ha 14 mesi, e a novembre ho saputo di aspettare il mio secondo bambino, però da quando sono in attesa che non faccio altro che piangere e darmi delle colpe nell’aver desiderato cosi tanto il mio secondo bimbo, so al cento per cento che la colpa non ce l'hanno i miei bimbi ma io. Nell’aver corso in fretta un desiderio cosi grande, visto che ho desiderato tanto anche mia figlia, ma nello stesso tempo il mio desiderio era quello di darle un fratellino con cui lei potessi crescere e giocare con lui.. ma da gennaio ho iniziato ad avere delle crisi di egoismo.. colpa.. a volte mi capita di prenderli odio al mio angelo che cresce in me.. questo mi succede quando mia figlia.. si avvicina a me mi piange che vuole giocare o avere delle coccole. Però purtroppo io sono a rischio di un aborto e devo stare ferma senza muovermi e no fare peso, questo la mia bambina lo percepisce visto che io prima giocavo con lei tantissimo.. no stavo mai ferma.. no so come comportarmi con la mia bambina che mi cerca per un affetto... ho sempre paura che nel giocare con lei nel letto mi colpisca e li faccia male al piccolo. E tante volte istinto materno la sgrido come che se lei capisce cosa fa, quando reagisco che è solo una bambina piccola li mi cominciano le crisi.. li dico anche che ho mio fratello che mi aiuta, pero n serve a tanto.. lui n ha tanta pazienza per questo vorrei sapere come comportarmi con lei.. io a mia figlia la amo però vorrei un appoggio di come superare questa colpa che cresce in me. Come aiutarla a n sentirsi sola ne che io non la voglio.. non vorrei causarli traumi.. sarebbe una colpa che non supererei mai.. nei suoi riguardi. p.f mi aiuti a capire dove sbaglio.. e cosa fare per far si che lei mi senta ancora vicina.. e che io nonostante le mie difficoltà la voglio ancora vicina. Ringraziandola, la saluto

Dada

Cara Dada, dalla sua lettera traspare bene la sofferenza e la preoccupazione che sta vivendo. È comprendibile che sia stanca e nervosa, una gravidanza difficile con il rischio di un aborto e una bambina piccola, non sono situazioni facili da affrontare. Un aspetto importante che credo la stia pressando molto ultimamente è il senso di colpa che sta vivendo, si sente egoista e ha paura di causare traumi alla bambina. Non credo che lei sbagli, credo solo che lei sia provata e stanca e abbia bisogno di supporto, per sè, per vivere al meglio questa seconda gravidanza e per trovare un equilibrio e una serenità tali da creare un clima piacevole e affettuoso anche con sua figlia. La sua bambina probabilmente ha capito che sta cambiando qualcosa, e la cerca ancora di più, chiedendo coccole e attenzioni. Le stia vicino creando situazioni non "pericolose", magari leggendole una storia, giocando con lei con le bambole, disegnando insieme, tutte attività piacevoli che le permettono di stare con lei e di mostrarle quanto la vuole vicina. Non mi parla del papà dei bambini, è presente? La aiuta in questo momento difficile, magari cercando di compensare dove non può arrivare lei? E' importante che abbia sostegno da persone di fiducia, per condividere il peso delle sue responsabilità e i suoi vissuti. Se, nonostante questo, la situazione non dovesse migliorare può rivolgersi ad uno psicologo che la potrebbe aiutare a prendersi cura di sé e dei suoi figli in questo momento delicato. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Paura del parto

(11/03/2012 - 23:56)

Salve dottoressa, sono incinta da 2 mesi, sono felicissima ma ho paura del parto. Cosa posso fare? Io vorrei tanto di fare il cesareo, ma da quello che ho capito, se non c’è nessun problema, allora non si può fare. All'idea di partorire naturalmente mi vengono i brividi... come faccio a superare questa paura? Grazie,

Cristina

Cara Cristina, avere paura del parto è comprensibile; può essere utile frequentare un corso di preparazione al parto in modo da chiarire e condividere dubbi e vissuti con esperti e altre future mamme. Un saluto.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Mio figlio non parla con me, è molto chiuso!

(08/03/2012 - 03:53)

Buongiorno, sono una mamma di un bambino di 5 anni e un bambino di 2 anni: vorrei chiederle come posso fare in quanto il bimbo più grande con me parla molto poco di cosa gli succede durante il giorno, non si confida per niente e se per all'asilo o altrove le succede qualcosa, combina qualche marachella e per caso voglio sapere una cosa ha fatto devo ricattarlo dicendogli che se non mi dice una determinata cosa gli butto via una macchinina. Come posso comportarmi per riuscire a farlo aprire di più a fargli capire che di me si può fidare? Grazie mille

Lettera non firmata

Cara mamma, comprendo il suo desiderio di stabilire un rapporto più aperto con suo figlio, d'altro canto non credo che il ricatto sia il modo migliore per ottenerlo. Questo purtroppo può essere un comportamento controproducente e portare il bambino a fidarsi ancora meno e a essere più guardingo. Le basi della fiducia, infatti, si fondano sulla spontaneità e sull'accoglienza, non sulla coercizione. Provi a pensare se c'è qualcosa che può turbarlo, se si sente minacciato o se, per esempio, ha paura di essere punito. Ha notato un cambiamento in lui dopo la nascita del fratellino? Potrebbe aver cominciato a fidarsi di meno dopo questo evento? Se così fosse, sarebbe importante intanto rassicurarlo, e fargli vedere che lei lo accetta e gli vuole bene anche se è taciturno e più chiuso. In un clima di accettazione, cercando di ritagliarvi uno spazio solo vostro, magari la sera prima di dormire, potrà provare a fare lei delle piccole confidenze, e chiedere dolcemente a lui qualcosa che ha fatto e che vuole condividere; piano piano questo può diventare un rito piacevole in cui scambiarvi coccole e intimità, ma anche racconti e esperienze. Tanto più sarà fatto in un clima sereno, tanto più suo figlio si sentirà tranquillo di aprirsi e parlarle. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Come comportarsi con il primogenito dopo la nascita della sorellina?

(01/03/2012 - 15:01)

Ciao, sono nuova in questo forum e avrei una domanda molto importante da chiederle. Un mese fa è nata Gabri, il primogenito giustamente non l’ha presa per niente bene, mi fa tutti i capricci, è diventato un po' aggressivo in poche parole è cambiato di carattere, premetto che ha 2 anni. La pediatra mi ha detto che mi devo comportare allo stesso modo come mi comportavo prima che nascesse la sorella. Ha cambiato anche il modo di fare con qualche zio e nonno, gli piacciono solo i nonni che gli fanno fare come gli pare e gliele danno vinte. Ora questo fine settimana i nonni lo vorrebbero portare al mare e sabato a dormire da loro, secondo lei è troppo presto per mandarlo un fine settimana via o invece gli fa bene? Come ci si deve comportare con il bambino? Ci dobbiamo comportare tutti allo stesso modo?

Lettera non firmata

Come lei ha potuto notare la nascita di una sorellina cambia in modo evidente tutti gli equilibri che si erano creati dopo la nascita del primogenito. È evidente ed infatti non può sfuggire leggendo le sue parole che il piccolo è geloso, ed è normale che lo sia. Aggiungo anche non c’è cosa che voi passiate fare che lenisca del tutto la frustrazione che in questo momento vive, e non lo ritengo neanche opportuno. Se riuscirete ad utilizzare questo periodo per insegnare a voler bene alla sorellina, che la mamma ed il papà vogliono bene indistintamente ad entrambi, il primogenito acquisirà man mano la capacità di accettare gli altri nuovi della famiglia senza avere il terrore della perdita dell’amore dei genitori e condividere gli spazi, gli affetti con la nuova venuta. È un processo abbastanza lungo che voi genitori dovete sostenere, quindi non abbattetevi alle proteste del più grande. Penso di poter condividere il consiglio della pediatra a patto che parliate comunque per quanto possibile col piccolo rassicurandolo e dando la conferma nei fatti che non ha nulla da temere dalla nascita di Gabri. Per quanto riguarda il fine settimana non saprei, dipende da caso a caso: sperimentate, ma fate attenzione: quando ci provò mia sorella con il secondogenito la prima volta dovette correre per andare a riprenderselo, perché piangeva come un ossesso, diversamente con la prima non ci fu problema. In bocca al lupo!

Dott. M. Mariani
Psicologo - Roma

Delusione per il maschietto in arrivo!

(26/02/2012 - 10:47)

Salve, vi contatto per chiedervi delle delucidazioni in merito alla gravidanza di mia sorella, è alla sua prima gravidanza, voluta, ed è al 6° mese, inizialmente felicissima per questa gravidanza anche se per i primi 4 mesi ha sofferto tantissimo per nausea e vomito in modo eccessivo, tanto da scoraggiarsi pensando di dover passare 9 mesi in questo modo, poi fortunatamente entrata nel 5° mese questi brutti sintomi sono andati via via scomparendo portando di nuovo in lei il buon umore, il sorriso e l'allegria che l'hanno sempre contraddistinta. Entrata nel 6° mese durante un'ecografia finalmente si vede il sesso del bambino, sarà un maschietto, e devo dire la verità sin dall'inizio tutti avevamo questo sentore; lei inizialmente sembrava aver gradito questa notizia ma da quel giorno si è andata sempre più "ingrigendo" fino a che un giorno dopo averle chiesto "cos'hai? "scoppia in lacrime e ci informa che non sente più entusiasmo per questa gravidanza, infatti non ha più interesse di andare a comprare la culla e tutto ciò che serve per la nascita del bimbo, che si sente triste dalla mattina alla sera, che ha paura di restare sola, che non riesce a staccarsi dal marito, che non le va più di uscire, che non le va di stare in mezzo alla gente, che ha difficoltà a mangiare, che "forse" sta così perché in fondo voleva una femminuccia e sapendo che invece arriverà un maschietto è rimasta delusa, ma allo stesso tempo si sente in colpa per questo perché si sente di non essere una buona madre nel desiderare una femminuccia... comunque noi le stiamo vicino e non la lasciamo mai sola, cerchiamo di farla ridere, di non darle mai preoccupazioni, ma quando parliamo del suo futuro bimbo o facciamo riferimento a questo, è come se la cosa la infastidisse, non sappiamo come comportarci e poi vi faccio delle domande: facciamo bene a parlare lo stesso del bimbo? Come dobbiamo comportarci con lei? Vi ringrazio anticipatamente e confido nel vostro aiuto!!!

Lettera non firmata

Gentile signora, la gravidanza è sicuramente un momento molto delicato nella vita di una donna, carico di aspettative e di desideri. Dal quanto racconta, sua sorella, passati i primi mesi difficili, sembrava vivere l'attesa con entusiasmo e serenità. La notizia che sembrerebbe averla turbata è l'aver saputo il sesso del bambino. Succede spesso che si facciano dei sogni ad occhi aperti su quel figlio che non è ancora nato e ci siano delle aspettative, d'altro canto lo stato di tristezza costante, la mancanza di entusiasmo, la paura di stare sola non mi sembrano tutti atteggiamenti imputabili a questo evento. È possibile che sua sorella stia vivendo un momento di disagio legato anche al suo futuro ruolo di madre, abbia delle paure e delle insicurezze che gestisce nel miglior modo possibile, ossia "eliminando il problema", cioè non parlandone e scoraggiando voi dal farlo. Credo che potrebbe esserle utile invece cominciare a familiarizzare con quel figlio, ad elaborare il dispiacere e la delusione per non aver avuto una bambina e infine di cominciare a sciogliere quel senso di colpa per non sentirsi una buona madre. Tutto questo potrebbe essere agevolato con un supporto psicologico e anche frequentando corsi preparto, dove potrebbe confrontarsi con altre future mamme e normalizzare i suoi vissuti sentendosi non più una mosca bianca. L'aiuto che potreste darle voi è proprio quello che state già facendo, standole vicino, ma anche suggerendole che in questo momento particolare può aver bisogno di un aiuto più specifico. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Può essere depressione post partum?

(21/02/2012 - 02:53)

Salve, sono mamma di una bimba di 6 mesi e mezzo desiderata molto. Gli ultimi quattro mesi sono stati difficili a causa di incomprensioni con mio marito, ora le cose si stanno chiarendo, ma io mi sdento molto stanca, ho crisi di pianto o di rabbia e anche se non vorrei, me la prendo con la bimba. A volte vorrei mollare tutto e andarmene per un po’... non ce la faccio più! Mio marito mi aiuta poco e tutto ricade su di me, stanotte mi sono svegliata all'improvviso e non riuscivo a smettere di piangere! Doveri essere felice e invece vedo tutto nero, sono triste e mi sento sola... è solo un momentaccio o può essere depressione? Cosa posso fare per tornare a sorridere con la mia bambina? Grazie, distinti saluti

Lisa

Carissima Lisa, per una diagnosi di depressione andrebbero valutati alcuni indicatori specifici. Non posso formulare una diagnosi senza incontrare la persona e parlarci direttamente, posso solo dirle che, depressione o no, questo per lei è momento che mi pare stia vivendo con molta fatica, stanchezza, e rabbia. Non posso escludere che ci possa essere un quadro depressivo, ma anche se si trattasse, come lo definisce lei, solo di un “momentaccio”, sentire il bisogno di “rifarsela” con la sua bambina non aiuta né lei (che rischia di macerarsi nei sensi di colpa) né la sua bimba (che ha bisogno di un contatto sereno ed amorevole, non inquinato da frustrazioni e rabbie), né il rapporto con suo marito. La invito a rivolgersi ad uno psicologo (forse nell’ospedale dove ha partorito può esserci il servizio di sostegno psicologico per la gravidanza ed il post partum), che possa aiutarla a capire cosa sta succedendo e a ritrovare la necessaria serenità con cui lei ha diritto di vivere questa esperienza di maternità, pur con la fatica e le difficoltà che tutte le mamme incontrano nel post partum. Mi faccia sapere come procede.

Dott.ssa N. Massoli
Psicologa - Firenze

Non desidero fare l'amore con il mio compagno dopo la nascita di nostra figlia

(19/02/2012 - 15:18)

Mi chiamo Claudia e ho 26 anni il mio compagno ne ha 40 e da 2 anni siamo diventati genitori di una bellissima bimba di nome Eva. Noi siamo insieme da 4 anni e prima che nascesse la piccola e anche durante la gravidanza la nostra vita sessuale era molto attiva. Dopo il parto naturale avevo un sacco di paure come: restare incinta ancora, paura del dolore ecc... ma pensavo fossero paure passeggere come è successo ma poi è subentrato un altro problema, non desideravo e non desidero fare l'amore con il mio compagno. Ho spiegato a lui che è un problema mio, ma capisco anche lui che si sente rifiutato… è la cosa peggiore per un uomo. Nella mia mente c'è solo Eva, penso anche a lui, è chiaro, lo amo, ma non riesco più a lasciarmi andare come prima, è come se adesso che sono diventata mamma non c'è più bisogno di fare certe cose. Poi lui non è che mi aiuta molto, insiste tanto. Non so come superare questo problema. La ringrazio dell'attenzione e per la eventuale risposta.

Claudia

Cara Clauda, riconosce un calo del desiderio sessuale che riconduce all'essere diventata mamma comprendendo il malessere di suo marito ("si sente rifiutato") e non sentendosi molto aiutata ("insiste tanto"): mi sembra un buon inizio. Per "superare questo problema" è necessaria, prima di tutto, la collaborazione di entrambi: tenga a mente che coltivare la dimensione di coppia (non solo a livello sessuale ma anche relazionale) favorirebbe anche la vostra relazione con Eva. Se la situazione non si sblocca, potreste prendere in considerazione l'ipotesi di rivolgervi ad un professionista che vi accompagni in questo momento per comprendervi ed evitare il cristallizzarsi di un malessere. Saluti.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Paura immotivata della sterilità e consiglio per andare dallo psicologo o no

(15/02/2012 - 08:17)

Gentile dottoressa, le scrivo perche ho un grosso problema che ultimamente mi turba molto. Non riesco a capire come mai ho tanta paura di essere sterile o comunque di avere una sorta di problemi che non mi permetteranno di avere figli. Ho fatto tante ricerche sul web e ho scoperto che tantissime persone indipendentemente dall'età vivono con questa paura finche riescono a coronare il loro sogno. Io per esempio ho il desiderio di maternità da sempre, ma nell'ultimo anno ho cominciato ad avere questa paura infondata e non so come togliermela dalla testa. In pratica non faccio altro che fare ricerche su internet cercando esperienze di tutti i tipi riguardo il concepimento, l'attesa, le malattie che le altre persone hanno avuto, le soluzioni, ma nonostante trovo molti risultati rincuoranti continuo ad avere delle paure e non so con chi parlarne. In più sono circondata da donne che continuano a perdere bambini o che non riescono a concepire. Ho tentato il discorso con mia mamma ma non mi prende sul serio. Il mio ragazzo mi dice di stare tranquilla perche è tutto nella testa, e la dottoressa di famiglia mi ha detto di non guardare le esperienze delle persone che non riescono ad avere figli perche ogni persona è a se. Ho cercato di seguire il suo consiglio ma senza riuscirci infatti mi ritrovo qui a scriverle di questa paura e mi ritrovo sempre in internet a cercare info su questo argomento. La visita dal ginecologo era andata bene, mi disse che avevo le ovaie microfollicolari e per questo mi consigliò l'assunzione di un integratore al momento in cui avrei deciso di avere la gravidanza. il paptest va bene e anche il tampone vaginale. Con il mio ragazzo ho deciso che cominceremo a cercare la gravidanza verso settembre ottobre, visto che ora non sto lavorando ma dovrei essere assunta per marzo. Il mio ragazzo ha già una figlia dal precedente matrimonio e non ha la minima paura, non ha mai sofferto di patologie e la visita dall'andrologo era andata bene pure per lui. Mi consiglia di andare da uno psicologo? non voglio vivere i restanti mesi di attesa con queste paure, che poi se non vengo assunta a marzo come mi hanno promesso l'inizio della ricerca slitterà ancora di qualche mese. Cosa mi consiglia lei? Ho 22 anni per cui sono ancora giovane e la fertilità dovrebbe essere buona, non ho mai avuto problemi col ciclo tranne quando avevo 14 anni che per vari motivi ho saltato per qualche mese, nonni e zii hanno tutti potuto avere figli, poi so che una cugina di mia mamma non ce l'ha fatta ma non so i motivi. grazie per l'ascolto e mi faccia sapere se è il caso di andare da uno psicologo oppure no.

Lettera non firmata

Buonasera, capisco il suo turbamento e la sua preoccupazione. Credo che questa paura sia inizialmente molto normale in una donna che desidera figli, e nel suo caso ancora più comprensibile data la sua giovane età e le esperienze attorno a lei di donne che faticano a portare avanti una gravidanza; d'altro canto, da quanto racconta, questo pensiero sta diventando un chiodo fisso, che da paura generica rischia di tramutarsi in ossessione. Le dico questo perché nonostante le rassicurazioni del ginecologo, della sua famiglia, del suo compagno, e le sue riflessioni (non ho mai avuto problemi, sono giovane...) in questo ultimo anno sembra che la situazione sia peggiorata, poiché si ritrova a fare continue ricerche su internet "non riuscendo a togliersi questo pensiero dalla testa". Il mio consiglio è di fare qualche colloquio con uno psicologo, che potrebbe aiutarla a dare un senso alla sua paura e trovare con lei delle strategie per tranquillizzarsi, in modo da vivere questo periodo di attesa con serenità. La saluto cordialmente

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Come comportarsi se un bambino vuole mettere lo smalto?

(11/02/2012 - 14:48)

Buongiorno, sono una mamma di un bambino di 5 anni e 10 mesi, vorrei chiederle come comportarmi se mio figlio vuole mettere lo smalto (quello trasparente) quando vede la zia metterselo. Premetto che un mesetto fa con la zia se lo è già messo ed io gli ho spiegato che lo smalto lo mettono solo le femmine, ma gliel'ho lasciato tenere a patto di non mangiarsi le unghie perché gli ho spiegato che lo smalto contiene sostanze che fanno male se ingerite ed ha funzionato, infatti per tutta la settimana non ha più mangiato le unghie, poi una volta tolto ha diminuito la frequenza nel mettere le mani in bocca. Ora ha rivisto la zia mettere lo smalto trasparente e mio figlio ha chiesto il permesso di metterlo, ma io gli ho detto di no, ribadendo il fatto che lo smalto lo mettono le femmine, lui non ha fatto storie ed è finita lì. Grazie per le info.

Lettera non firmata

Cara mamma, i bambini tendono ad imitare le azioni degli adulti e non hanno netta la distinzione di cosa è tipicamente maschile e cosa femminile. Questo spesso capita anche con i giocattoli o i vestiti, e non c'è niente di male quando sono piccoli. Suo figlio a quasi 6 anni può comprendere che ci sono delle differenze e penso che lei abbia fatto bene a dire a suo figlio che lo smalto lo mettono le femmine. Se dovesse ricapitare, provi a spiegargli con dolcezza che ci sono cose che fanno i maschietti e cose che fanno le femminucce, senza essere dura o troppo severa. può coinvolgere il papà dicendo per esempio, papà è un maschietto e si fa la barba e mamma è una femminuccia e mette lo smalto. È importante non essere drastici o duri ma anzi aiutare il bambino ad identificarsi con il modello maschile tramite il papà o zii e nonni e non stigmatizzare comportamenti che le possono sembrare strani. Stia tranquilla, anche la reazione che ha avuto suo figlio davanti al suo divieto le dà l'idea che è sereno. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Problemi con sesso dopo un trauma

(10/02/2012 - 22:47)

Buonasera, mi chiamo Alessandra e vorrei presentare la mia storia: ho 35 anni e sono sposata da 3 anni, provengo da un paese del’est Europa. Purtroppo quando avevo 17 anni ho perso la mamma e un anno prima il padre che si è suicidato. Sono rimasta sola, ma prima ho subito da parte di padre abusi sessuali per circa 11 anni. Non ho detto questo a nessuno. Ho fatto la scuola, poi ho lavorato. Adesso sono sposata, ma purtroppo a dicembre dell’anno scorso ho perso la mia bambina al 5 mese e ho dovuto fare parto abortivo, ancora piango ma penso al futuro. Purtroppo, a parte il marito, non ho nessuno con cui posso parlare e spesso mi chiudo come un riccio. Con marito tutto va bene ma c’è un problema che anche se faccio l’amore non ho orgasmo (purtroppo soltanto che penso al cose subite orasmo avvenga) la mia domanda è: è una cosa normale o c'è qualcosa in me che non va? E vorrei chiedere se questo che ho subito poteva provocare che inconsciamente il mio corpo ha rifiutato la gravidanza e se si, c'è modo per cambiare questo? Con ansia aspetto la risposta! Cordiali saluti

Alessandra

Cara Alessandra, non ha "qualcosa che non va" ma una storia difficile alle spalle e come riconosce "problemi con sesso dopo un trauma". Dice: "non ho detto questo a nessuno"; iniziare ad averlo condiviso qui è un passo importante. Meriterebbe uno spazio da dedicarsi con un professionista che la supporti nella rielaborazione di ciò che ha vissuto (lutti, abusi, aborto) con l'obiettivo di stare meglio con sè stessa: ci pensi, il suo benessere è importante.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Un papà per mia figlia

(09/02/2012 - 13:41)

Mi racconto in breve. Ho 31 anni ed una bimba di 4. Ho cresciuto la Nana (così la chiamo) da sola, fin da quando era nel mio grembo. Mai un dubbio, mai un ripensamento. Siamo cresciute insieme in questa esperienza, abbiamo sempre vissuto da sole. Da un anno è entrato a far parte della nostra vita un uomo e a settembre ci sposeremo. Va tutto benissimo, la Nana lo adora. Viviamo insieme e, devo dire, nonostante siano cambiate molte cose nella nostra vita, il sorriso è sempre rimasto impresso su quel dolce visino. Ma purtroppo, a volte, la piccola si rifiuta di ascoltare le parole del mio compagno e cerca solo me dicendo cose come Mamma è la Padrona di casa! So che per lei non è facile perché per 4 anni io sono stata il suo solo punto di riferimento, ma vorrei aiutarli a diventare complici. Ho consigliato a lui di crearsi dei loro spazi, portarla al parco, andare a prenderla a scuola, di giocare sempre e di più con lei, di sgridarla laddove necessario, insomma, di fare come se fosse veramente sua figlia. Ho paura di sbagliare e di far soffrire la piccola che per me è tutto. Grazie in anticipo per l'aiuto.

Lettera non firmata

Cara mamma, da quello che racconta credo che sua figlia stia vivendo bene la nuova situazione familiare e ritengo assolutamente normale che in alcuni momenti cerchi solo lei. Questo è comprendibile perché avete vissuto da sole per tanto tempo e la bambina ha creato con lei un rapporto esclusivo in cui sembra però che sia ben voluto anche il suo attuale compagno. Mi dice che va tutto benissimo e che sua figlia lo adora, e che solo a volte si rifiuta di ascoltarlo; le suggerisco quindi di provare a fare delle cose tutti e tre insieme e parallelamente di aiutare il suo compagno a creare un clima complice con sua figlia, con le idee che lei suggeriva (momenti esclusivi tra loro). Questo è importante perché dà sempre di più alla bambina il senso di famiglia, considerato che vivete già insieme e che presto vi sposerete. Stia tranquilla, credo che abbia ben chiaro cosa è bene fare per sua figlia e lo stia già facendo. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Il desiderio di avere una femminuccia mi sta facendo impazzire!

(08/02/2012 - 18:26)

Salve, scrivo un po' di me e spero di avere presto vostri consigli. Sono una ragazza di 27 anni, sono cresciuta con mia madre perchè mio padre era sempre lontano per lavoro. Mia mamma è malata di depressione per la morte di sua mamma e pochi mesi dopo la morte del fratello di 30 anni, non faceva altro che dormire per via dei farmaci che prendeva, quindi in un certo senso ero da sola, non ho fratelli, non ho sorelle, sono affetta da una malattia incurabile che è l'artrite reumatoide cronica di cui mi ha distrutto parti del corpo quando mio padre è ritornato la mia famiglia si è ricominciata ad essere più unita, mia mamma esce in gravidanza, ero felicissima, ma al 4 mese di gravidanza si interrompe, un arresto cardiaco del bambino ed il sogno finisce. Oggi mi ritrovo sposata con un bimbo di quasi sei, A., e un bimbo di 4 mesi K. E., avuti entrambi da un tc. Adesso soffro per il forte desiderio di una femminuccia, tutto questo mi sta facendo impazzire, non faccio altro che pensare a lei, mi dimentico le cose, non dormo e non faccio altro che essere triste. Devo essere felice perchè ho 2 bambini bellissimi e ringrazio dio che ce l'ho, ed è così fino a ieri, quando una mia cognata che è incinta mi ha detto che aspetta una bimba. Io sono felice per lei, però nella mia mente mi faccio sempre la stessa domanda: io avrò una bimba tutta mia? La mia compagnia, i maschi, sono sempre fuori, le femmine stanno con la mamma… poi il fatto che ho il tc mi fa dannare di più. Vi prego, datemi un consiglio, presto aspetto con ansia vostre notizie. A presto

Lettera non firmata

Cara signora, sento dalla sua lettera tanto dolore, tanta ansia e una storia di vita davvero complessa e piena di eventi significativi. Mi è difficile, se non impossibile darle su due piedi una spiegazione del desiderio che sente di una figlia femmina, alla quale tra l’altro mi pare lei attribuisca una serie di significati relazionali ed affettivi specifici. Il mio consiglio è provare a rivolgersi ad uno/a psicologo/a per provare con calma a ricostruire la sua storia di vita e dare un significato più comprensibile a questo desiderio che lei sente così forte. Auguri

Dott.ssa N. Massoli
Psicologa - Firenze

Litigi con mia figlia di 9 anni!

(07/02/2012 - 10:18)

Cara dott.ssa, sono una mamma di 45 anni ed ho 2 splendide creature di 9 1/2 e 4 1/2. Il problema che sto per esporle sta crescendo e mi spaventa molto. Il rapporto con la mia prima bimba è sempre stato speciale dato che ho un marito che per lavoro era assente dal lunedì al venerdì. Perciò con la bimba c'è sempre stata una grossa complicità. Con la nascita della seconda bimba voluta e richiesta anche dalla mia bimba grande, dopo 15 mesi ci siamo trasferiti a 1000 km dalla nostra città natale dove vivevano i nonni e le persone a noi care per raggiungere mio marito. Siamo qui ormai da 3 anni, io per il primo anno ho sempre pianto, faticavo e fatico ad adattarmi con mio marito, il rapporto ha avuto alti e bassi, la bimba purtroppo ha assistito ad urla e battibecchi. Questo però non ha mai messo in discussione il suo alto livello scolastico ed il nostro rapporto. Ora invece sono diventata la mamma cattiva, quella che urla e quella che purtroppo alla fine da le patacche. Le confesso che faccio di tutto per Lei, cerco di evitare di alzare le mani, ma mi fa i versi, dice che urlo, è gelosa di sua sorella, mentre faccio per tutte e 2 le stesse cose, anzi, le confesso che quello che ho fatto per lei per la seconda non ho fatto, per mancanza di tempo, di stanchezza e di solitudine interiore. Come posso recuperare il nostro meraviglioso rapporto? Il padre rientra sempre la sera e lei di lui si vergogna. La maestra dice che è molto matura per la sua età, il pediatra dice che è tutto normale, i primi conflitti che però a me mi distruggono. Le parlo e dice che non sa perché fa così! Inizia ad avere la prima peluria sul pube ed è cambiata fisicamente. È sempre stata una bimba speciale e non vorrei rovinare per sempre il nostro rapporto. La prego, mi aiuti! Con gratitudine

Alessandra e le sue bimbe

Cara Alessandra, dalla sua descrizione sembrerebbe che il trasferimento sia stato un evento difficile con ripercussioni anche nel rapporto con suo marito. Accenna a un malessere nella relazione con la primogenita ma anche a un disagio individuale ("fatico ad adattarmi", "solitudine interiore"). Potrebbe iniziare occupandosi di sè stessa: un benessere personale che avrebbe ripercussioni positive nel rapporto con le sue figlie. In questo, potrebbe essere utile anche un avvicinamento emotivo tra lei e suo marito al fine di comprendervi e sostenervi reciprocamente. Auguri

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Quando ci sarà l’altra bambina, ce la farò?!

(06/02/2012 - 16:46)

Buongiorno, sono una giovanissima mamma di una bimba di quasi 3 anni e in attesa della seconda da 36 settimana... convivo con il mio compagno da due anni e stiamo insieme da 5. Le scrivo per parlare con qualcuno visto che sono una ragazza molto riservata e mi sono trovata molte volte ad affrontare situazioni da sola, che mi hanno fatto stare male. Ho sofferto molto e soffro tutt'ora per delle cose successe tenendo tutto dentro, ma adesso penso di aver accumulato troppo e di avere un piccolo crollo... Ho un compagno con un carattere molto forte e impulsivo, una testa calda, e il nostro rapporto è sempre stato di alti e bassi (diciamo più bassi ultimamente). In passato ma non riesco a dimenticarle ci penso sempre e ancora adesso quando si litiga lui esagera sempre nei modi e nelle parole anche in presenza della bambina... Lui si rende conto di questo infatti si sta facendo aiutare. Gli ho perdonato tante cose promettendomi di cambiare ma non è cambiato ancora nulla. Ho pensato tante volte di lasciarlo, ma non ci riesco, penso che prima o poi cambierà, che saremo una famiglia "normale", penso alle mie bambine che crescerebbero con i genitori separati (io ci sono passata e non voglio succeda anche a loro), penso a mia madre, lei non sa nulla di quello che ho passato, voglio che veda la mia vita felice... però mi capita anche di pensare il contrario, che lui non cambierà mai, che le bambine starebbero meglio senza sentirci litigare... Tra un mese partorisco, sono molto stanca, lui mi aiuta davvero poco o è al lavoro o quando è a casa si attacca a giocare al computer oppure va dai suoi amici... è molto disordinato, quindi stare dietro a lui, alla casa, alla bambina è davvero pesante e lui non lo capisce. Dice che mi ama, che non vivrebbe senza di noi. Piango tutti i giorni senza farmi vedere. Faccio fatica a dormire per tutti i pensieri che ho in testa. La domanda che mi tormenta più di tutte è: " Quando ci sarà l’altra bambina, cosa farò?? Ma soprattutto, ce la farò?" Questi pensieri sono accompagnati da attacchi d'ansia, tachicardia, sensazione di svenimento, ho anche pensato di dare in adozione questa bambina, ma so che non ci riuscirei mai. Per fortuna c'è la mia bambina a farmi sorridere e distrarmi un po'!! La mia domanda è questa: Sto vivendo una gravidanza, dovrebbe essere un momento magico, felice, ma non è così, piango, mi sento sola, sono ansiosa... è solo un momento che quando la bimba nascerà passera?? Potrebbe essere una crisi pre-parto?? È meglio che ne parli con qualcuno?? Problemi con il mio partner li ho sempre avuti... potrebbe essere il nostro rapporto che è andato in fumo...? Io so di stare male ma perché non riesco a lasciarlo? Perché vedo sempre in lui la possibilità che cambierà?? Grazie in anticipo per la risposta!! Cordiali saluti.

Lettera non firmata

Cara mamma, dalla sua lettera traspare bene quanto sia stanca e stressata in questo momento, ed è comprensibile considerando tutto quello che ha raccontato. Credo sia importante per lei, soprattutto adesso, prendersi cura di sé e delle sue bambine, trovando l'aiuto di uno psicologo che possa fare chiarezza con lei su quello che sta vivendo e che ha vissuto in passato e che ancora la tormenta. La gravidanza è sicuramente un periodo di grandi cambiamenti, ma rischia di diventare un periodo estremamente faticoso e triste se vissuto in solitudine, con amarezza e con la paura che le cose andranno solo a peggiorare. Il rischio di affrontare questo momento così delicato da sola è quello di accentuare i "piccoli crolli" e di esaurire le sue energie in pianti sconsolati e notti insonni. Rispetto a tutte le domande sulla sua relazione di coppia e il suo compagno, se cambierà o no, questo purtroppo non possiamo saperlo, quello che è certo è che lei in questo momento ha bisogno di aiuto e sostegno, di ritrovare la forza di affrontare questa nuova nascita e le sfide che verranno dopo. Vedrà che pian piano, parlando di come sta e di quello che vive e trovando un orecchio teso ad ascoltarla, comincerà a mettere insieme i pezzi confusi di questo puzzle che in questo momento le sembra essere la sua vita. La saluto cordialmente

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Ritardo mentale in sindrome genetica rara

(06/02/2012 - 01:51)

Buongiorno Dott.ssa , sono la mamma di un bimbo di circa 5 anni affetto da Sindrome di Prader Willi. Mio figlio presenta la sindrome in una forma molto severa ed atipica. Il suo ritardo mentale nonostante abbia iniziata terapia neurocognitiva/comportamentale con una psicologa è rimasto di grado medio. Presenta anche un grave disturbo del linguaggio e una sospetta epilessia con crisi atipiche. Attualmente si sospettano danni ad entrambi gli emisferi e si paventa che il suo ritardo mentale medio, come pure la mancanza di linguaggio siano una conseguenza della epilessia non trattata. Fino ad oggi il bimbo ha solo eseguito valutazioni cognitive perlopiù con la somministrazione della scala di Grifft. Potrebbe dirmi a chi e dove posso far eseguire a mio figlio una valutazione neuropsicologica. Vorrei sapere se è possibile somministrare al piccolo test attraverso i quali si può risalire alla sede del danno cerebrale per un trattamento riabilitativo mirato. Esiste il neuropsicologo o lo specialista che mi occorre nel mio caso è un neurologo che valuta il piccolo insieme ad una psicologa??? Attendo con ansia una sua risposta. Sono residente a Roma. Ovviamente come tutte le mamme andrei in capo al mondo se sapessi che lì c'è quello che serve al mio cucciolo. Grazie, in ogni caso per la cortesia che vorrà riservarmi.

Lettera non firmata

Cara mamma, le suggerisco di contattare un neuropsichiatra infantile che potrebbe essere una figura centrale per fare un quadro chiaro della situazione di suo figlio, considerato anche l'aspetto di presunta epilessia; l'aspetto riabilitativo generalmente è un lavoro di equipe che comprende oltre al neuropsichiatra infantile e allo psicologo, anche logopedisti, psicomotricisti e foniatri. Le indico il sito della Federazione Nazionale Sindrome di Prader Willi www.praderwilli.it dove potrà trovare ulteriori informazioni. Infine come struttura a Roma, provi a chiamare l'Ospedale Bambin Gesù, uno dei centri più specifici. Le faccio davvero un grande in bocca al lupo affinché possa trovare i migliori specialisti in grado di guidarla nell'aiutare suo figlio a stare meglio. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Problemi di interrelazione coi bimbi e di ambientazione alla materna

(27/01/2012 - 10:40)

Bimbo di 4 anni, pochi contatti con i bimbi perché mentre lavoro stava con i nonni. A 3 anni difficile inserimento (a metà anno grazie a un ritiro) nella materna (portato a forza, urlava a lungo piangendo "voglio andare a casa mia, per favore!"), dopo aver visto che in ludoteca era infastidito fisicamente dall'occupazione del SUO spazio da parte dei bimbi. Ha bisogno di governare le situazioni e di sentirsi sicuro = osserva e verbalizza molto anche se è molto attivo fisicamente, parla con disinvoltura con gli adulti e da alcuni mesi anche con i bimbi, con i quali al parco gioca. Non è aggressivo. Le maestre lo descrivono buonissimo (anche se ha un carattere deciso e gli altri bimbi tendono a copiarlo, mentre lui osserva, ma non imita). Alla materna parla a bassa voce solo se coinvolto dalle maestre e non partecipa ai giochi, ma girovaga osservando, è sereno e mai ostile, a volte sorride pensando ai suoi fatti. In sintesi: sembra in prestito. A casa non gioca più con i giocattoli in senso proprio, ma fa molto gioco simbolico, canta, suona, parla continuamente, adora la musica da grandi. Impara in fretta, è molto precoce nel disegno, sa contare, leggere e scrivere, ma adora giocare a dire per es. l'inverso del numero che ha scritto o a dire che una cosa gialle è verde, ecc. secondo me per il bisogno di dominare associato a quello di fare il birichino, inoltre non è quasi mai di quei bimbi che vogliono le cose sempre nel medesimo modo, è molto elastico e simpatico. Le maestre che lo vedono vagare e non immagina no cosa gli passa per la testa per es. quando mischia i colori e produce macchie (= sta dipingendo le nazioni), insistono nel consigliarci psicomotricità, mentre noi pensiamo solo che si tratti di lasciargli il tempo di ambientarsi. Anche noi genitori abbiamo vissuto in alcune fasi della scuola momenti di estraneità all'ambiente. Lo consideriamo molto dotato a livello cognitivo, ma con difficoltà relazionali che si colmeranno dandogli maggiori occasioni, visto che ha fatto enormi progressi in poco tempo. Fino a pochi mesi fa, parlava in seconda persona e non ci chiamava direttamente. Ora si rivolge a noi normalmente ed ha raggiunto l'autonomia prevista (= da mesi via pannolino anche di notte ecc). Da tempo si addormenta da solo, nella sua camera, si veste, sveste. Non sente il bisogno di mangiare e così spesso lo imbocchiamo, ma sta migliorando e comunque mangia di tutto (a casa è bravino, a scuola non gli piace la pappa perché non gradisce pizza, sugo di pomodoro, patate lesse, ecc). È sempre stato molto comunicativo e non ho mai avuto dubbi che fosse normale, penso solo che sia un po' più avanti in certi aspetti e più indietro in altri che non lo interessavano ancora per scarsità di occasioni, ma vorremmo un conforto da un esperto come Lei.

Lettera non firmata

I bambini che alla materna, soprattutto il primo anno, stanno più a guardare che partecipare non sono rari, anzi. Ognuno di noi, in una situazione nuova, ha prima bisogno di osservare che succede, come funziona, se ci sono delle minacce nell’ambiente, e poi, quando sente di potersi destreggiare nella situazione, si inserisce. Per un bambino vissuto sempre tra adulti nella protezione dell’ambiente casalingo ovviamente può essere più faticoso imparare a capire come funziona il confronto con il gruppo dei pari. Inoltre, ogni bambino ha il suo tempo per la socializzazione. La scuola materna inizia a 3 anni, perché a questa età GENERALMENTE i bambini iniziano ad uscire dal rapporto diadico con la madre ed il padre e inizia a sviluppare la curiosità per la socializzazione all’esterno. Ma non tutti i bambini sono pronti a 3 anni. Questa può essere la spiegazione del comportamento di suo figlio. Per quanto riguarda le altre osservazioni che mi riporta su suo figlio, non mi sento di esprimermi perché dovrei vedere il bambino, Ma da una parte mi fido del vostro giudizio di genitori, mi sembra che abbiate una visione molto chiara delle capacità e delle caratteristiche del vostro bambino. A volte le maestre possono essere più allarmiste di quello che necessiterebbe. Ma va anche detto che hanno una visione del bambino in un contesto diverso da quello della famiglia, in cui possono vedere il bambino in altre competenze e situazioni, ed hanno anche molta esperienza e competenza in materia, stando ogni giorno con una ventina di bambini diversi. Insomma, se le maestre comunque vi hanno messo il dubbio che vostro figlio possa giovare di una attività come la psicomotricità, nel dubbio io personalmente la farei fare a mio figlio. Non è un giudizio sul vostro bambino, quello che le maestre vi hanno espresso, ma una occasione di cura dei suoi bisogni, e una proposta di un’attività che, anche in assenza di bisogni speciali, è estremamente utile e stimolante per tutti i bambini. Insomma, che vostro figlio abbia qualche difficoltà come dicono le maestre, o no, la psicomotricità è un’attività estremamente positiva e importante. In alcune scuole materne viene svolta regolarmente nell’orario come attività. Se vostro figlio, come probabilmente sarà, non ha bisogno di aiuti particolari perché quello che notano le maestre è solo una fase di crescita del bambino, fare psicomotricità significa svolgere un’attività molto diffusa tra i bambini della fascia di età 3-5, quando ancora è presto per iniziare la maggior parte degli sport. Cordiali saluti

Dott.ssa N. Massoli
Psicologa - Firenze