18.05.2013
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La Psicologa Risponde

a cura dei Dottori


Per me nulla ha più senso…

(02.05.2013 - 13:21)

Vi scrivo perché non so come comportarmi. Sono una ragazza di 27 anni, futura mamma di una bimba senza un compagno perché l’ho lasciato scappare per colpa mia e della mia famiglia. Ormai ho perso tutto ed è da due giorni che ho pensieri suicidi abbastanza pesanti, però non posso trascinare mia figlia con me, quindi pensavo di farlo dopo il parto. Dormo sempre e non mangio più. Per me nulla ha più senso. Cosa devo fare?

Lettera non firmata

Credo proprio che non ci sia un minuto da perdere, il mio consiglio è di rivolgersi al più presto ad un consultorio psicologico della sua città per far presente il suo grave disagio. Chieda supporto e vicinanza anche alla sua famiglia per essere aiutata ad affrontare la gravidanza e il post parto. Non si faccia sola, chiedere aiuto è il primo fondamentale passo per prendersi cura di sé e di sua figlia. I migliori auguri

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Attacchi di ansia?

(23.04.2013 - 19:50)

Buonasera, sono una ragazza di 20 anni e da anni oramai ho un problema che non riesco a risolvere e a comprendere e che in questi ultimi momenti aumenta sempre di più. Non so come spiegarmi, io li chiamo "attacchi di ansia", ma non so se si tratta effettivamente di questo! Mi capita la maggior parte delle volte di mattina, sento come un brivido di freddo, il cuore aumenta i battiti, tremo e mi sento come se stesse per succedermi qualcosa di brutto, sono delle fitte fortissime e dolorose! Noto che mi arrivano anche di notte mentre dormo e mi sveglio molto sudata, il mattino seguente ripensando magari ai sogni fatti mi arrivano questi attacchi! Non vorrei sembrare strana o dire cose futili, ma è proprio cosi. Premetto anche di essere una ragazza molto ansiosa. Vorrei un vostro parere e vi ringrazio per la gentile attenzione.

Lettera non firmata

Salve, da quanto descrive potrebbe soffrire, come lei stessa intuisce, di attacchi d'ansia o di panico. Non si senta affatto strana perché questi episodi possono arrecare un notevole disagio e essere molto invalidanti in alcuni momenti. A questo proposito le suggerisco di prendersi uno spazio di riflessione con un professionista che può aiutarla a fare chiarezza in ciò che sta vivendo e a comprendere quali possono essere le radici di questo disagio. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Suocera e scontro culturale

(29.03.2013 - 10:59)

Buongiorno, mi sono sposata un anno fa con un ragazzo proveniente da un altro paese. Per lui ho cambiato tutto, piani, casa (sono venuta a vivere nella città dove lavora, nel suo paese di origine, una città noiosa, senza cultura e dove usi e costumi sono molto diversi). In realtà ho fatto in modo che i miei piani di carriera coincidessero con la sua vita, molto contenta di farlo. Ci è nata una bambina e purtroppo sua madre è corsa in aiuto e sono due settimane che mi rende la vita un inferno. Da loro, infatti, si usa che la suocera comanda, mentre la nuora non conta nulla, si riduce ad una tetta a sostegno della vita della piccola, che non è considerata neanche a pieno sua figlia ma figlia di suo marito e "oggetto" dei nonni paterni (mia suocera mi ribadisce più volte che i miei genitori non hanno alcun ruolo). Di fronte alle pretese della suocera di fare di casa mia casa sua e di mia figlia, un surrogato di figlia sua, mio marito ed io siamo stati uniti, lui l'ha sgridata molte volte e io le ho imposto le mie regole su come accudire la bambina (in realtà gliela lascio solo per fare il ruttino), ho segnato il mio territorio, facendole vedere che sono la padrona di casa. Lei così ora ha assunto un atteggiamento da vittima davanti a suo figlio e quando lui non c'è mi rende la vita un inferno: cucina solo per sé e suo figlio e quando suo figlio le impone di cucinare anche per me mi fa delle robe immangiabili, passa la giornata sul divano a dire quanto è stanca, così che tutti i lavori domestici me li carico io, culla la bambina continuamente di nascosto da me (l'ho colta in fallo un paio di volte), mi dice cattiverie, mi spiffera continuamente che la bambina di SUO figlio, di qua e di là, risvegliando in me un istinto di prendere sta povera creatura e scappare via (che poi per lei e per suo marito le donne non valgono niente e sperano per la nipote che sia una moglie obbediente e asservita). Quando mio marito torna a casa dal lavoro trova me isterica o in lacrime. All'inizio sgridava sua madre, ma ora che sua madre ha assunto la tattica della vittima davanti al figlio, lui ha un po' cambiato atteggiamento: mi rimprovera di non aver capito niente, dice che lui ed io abbiamo sbagliato dall'inizio ad aspettarci qualcosa di diverso da sua madre che più che il suo villaggio non ha mai visto e che poverina soffre questa situazione in cui il suo ruolo è stato distrutto completamente quindi dovrei fare buon viso a cattivo gioco. Io gli ho detto che capisco questa cosa, infatti lei spesso mi fa pena e io allora le vengo un po' incontro, sopporto il fatto che prepari tutto per suo figlio che è tanto stanco (le notti insonni me le faccio io), ecc. Ma poi mi spazientisco, mi sento ferita, sola (qui non ho amici, né parenti), incompresa, ho voglia di fuggire via di qui. Gli spiego anche che è un momento delicato, che gli ormoni giocano la loro parte, che ho bisogno di attenzione e tranquillità che non avendo nessuno oltre a lui qui, ho bisogno delle sue attenzioni ora più che mai. Ma lui sembra prendere tutto questo come capricci e ottusità mentale, tutta l'attenzione va a sua madre che poverina deve anche fare due passi, che poverina si stanca tanto. Per fortuna parte domani, ma il risultato di due settimane di visita è che mio marito è più freddo nei miei confronti e io sono esaurita e sull'orlo di una crisi di nervi. Temo che la sua famiglia, con le sue tradizioni e tutto il resto e con la convinzione profonda che io non valga nulla, perché la nuora è meno di zero, possano rovinare il rapporto con mio marito e rendere alquanto difficoltosa l'educazione di mia figlia. Non ho intenzione di restare qui per sempre, qualche anno per mettere i soldi da parte, e poi voglio tornare in Europa, e mio marito è d'accordo (ha studiato e vissuto in Europa e la preferisce a qui). Ma a questo punto temo il futuro, di restare incastrata in qualche strana situazione famigliare, visti i passi indietro di mio marito. E sono arrabbiata e ferita, perché io devo capire sua madre, ma nessuno ha mai fatto parola su me che ho partorito in un paese straniero e lontano dall'Europa, senza mia madre vicino, ho mollato amici, tutto, e mi sono adeguata a vivere qui in solitudine, accettando il periodo particolare della gravidanza che mi impediva di iniziare un lavoro e crearmi un giro di conoscenze, ecc. Tutti i miei sacrifici e sforzi sembrano dovuti e mi sento trattata come un'isterica fissata con sua suocera. Tengo duro per il bene della bimba, altrimenti a quest'ora avrei già mollato tutto, sarei crollata e mi sarei lasciata andare alla depressione. Come posso trovare comprensione e attenzione in mio marito e rendere quest'esperienza serena? Mamma nuova in cerca di una soluzione.

Lettera non firmata

Carissima, comprendo il suo stato d’animo. Sentirsi alienata in un ambiente che non è il suo, scontrandosi con una cultura che non è la sua deve essere veramente una grossa sofferenza per lei. Mi chiede cosa può fare in questo momento per salvare capra e tavoli: io non sono mai stato un “bravo diplomatico” in vita mia, ma credo che lei dovrà esserlo, e molto più di me. Condivido il suo atteggiamento di imporsi nei riguardi di sua suocera, e credo che sia ormai chiaro chi è la madre della bimba. Penso che ora sia arrivato il momento delle concessioni: potrebbe accordarsi per lasciare una mezza giornata o più la bambina alla suocera così da poter passare più tempo con suo marito nel tempo libero di lui, ammesso che coincida con il suo. Il tempo passato con lui lo potrebbe sfruttare per rinsaldare il vostro rapporto; la concessione che farà alla suocera non deve sembrare tale, ma passarla come un aiuto importantissimo che la suocera le “concede”. Questo atteggiamento secondo me sì da stratega ma necessario farà bene alla coppia perché avrà una possibilità per far capire a suo marito che le sue proteste non erano bizze di un bambino, ma il suo segnalare agli altri ruoli e spazi nel modo che lei ritiene opportuno, e che una volta compresi porteranno a nuove aperture nei riguardi della suocera. Parallelamente far fare da baby-sitter a quest’ultima la farà credere necessaria più di quanto lo sia realmente, e se anche glielo ricorderà ad ogni “2x3” il gioco lo condurrà sempre lei.. Le vorrei lasciare uno spazio di riflessione: si ricordi che se si sente davvero la ”madre” non sarà più necessario imporsi con autoritarietà come in quel frangente (lì l’ha necessariamente dovuto fare), ma con autorevolezza. Mentre l’autorità si impone grazie a un comportamento basato sul potere, l’autorevolezza si basa sull’accettazione dell’altrui ruolo in virtù del riconoscimento dei meriti. In bocca al lupo!

Dott. M. Mariani
Psicologo - Roma

La mia bimba ha problemi di autostima

(23.03.2013 - 13:32)

Buongiorno, mi chiamo Monica e ho 37 anni, sono felicemente sposata e ho due bellissime figlie. Il mio problema riguarda la mia primogenita di 7 anni. È una bambina bellissima e molto vivace. Lei ha grandi problemi di autostima e di autocontrollo. Non riesce a relazionarsi molto bene con i suoi coetanei e spesso per questo motivo si isola o litiga alzando le mani. Rimane sempre indietro a scuola e non vuole studiare o fare i compiti da sola, ma se l'aiuto se ne approfitta, è molto gelosa della sorellina di 4 anni. Ho provato a darle punizioni e a parlarle ma non riesco ad ottenere miglioramenti. Cosa posso fare per la mia adorata bambina?

Monica

Cara Monica, sarebbe importante sapere come mai sua figlia ha problemi di autostima e di autocontrollo, lo ha notato dopo la nascita della sorellina o già da prima? Se, come racconta è molto gelosa della sorella, è probabile che abbia risentito della sua nascita e non si sia sentita sufficientemente tranquillizzata sulla sua importanza e la sua unicità, nonostante la sorellina. Questo disagio spiegherebbe anche la difficoltà con i coetanei, che evita isolandosi o o ricerca, alzando però le mani. Anche nella richiesta di aiuto per i compiti le sta lanciando un messaggio, che non vuole essere lasciata sola e che forse ha bisogno di essere rassicurata che il suo ruolo e il suo posto sono unici. Provi magari a fare qualcosa che la coinvolga in esclusiva, provi a rinforzare tutto quello che fa bene cercando di passarle il messaggio che la amate e che può rasserenarsi. Stia tranquilla, molto spesso i primi figli vivono la nascita dei fratelli con grande disagio e malessere, manifestando gelosie o comportamenti strani, è il loro modo di manifestare la paura di essere messi da parte, il loro unico bisogno è quello di sentirsi amati e rassicurati. Può provare ad aiutare sua figlia a gestire la gelosia per la sorella, facendola parlare di cosa la preoccupa e di cosa ha bisogno. Vedrà che piano piano la situazione tornerà alla normalità. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Arriva il 3° figlio, ma mio marito non lo vuole!

(18.03.2013 - 17:34)

Cara dott.ssa, sono una mamma di 34 anni di 2 bellissimi bambini, una bimba di 6 anni e un bimbo di quasi 2 anni. Pochi giorni fa ho scoperto di essere incinta, ma mio marito è stato categorico, non lo vuole e mi ha chiesto di abortire. Io già non ero convinta di farlo, ma lui mi ha quasi ricattato, dicendo che se non l'avessi fatto, ci sarebbero stati problemi nel nostro rapporto! Dapprima ho ceduto al suo ricatto, prendendo appuntamento con l'ospedale, ma ieri ho trovato il coraggio di dirgli di no! Che questo bambino l'avrei portato avanti, anche se avessimo avuto una crisi tra di noi. Ora lui è furioso, mi parla a stento ed evita il discorso. Non so più cosa devo fare! Mi aiuti.....

Alessandra

Cara Alessandra, che brutta situazione sta vivendo! La nascita di un figlio che solitamente è il collante di una coppia, nel suo caso rischia di essere "causa" di fratture. Comprendo il suo disagio e la sua preoccupazione e trovo molto coraggioso da parte sua che abbia avuto la forza di ascoltare il suo desiderio anche se questo appariva impopolare. Non ho informazioni sul motivo per cui suo marito dopo due figli sia ora così fermo nel non volerne un altro (che tra l'altro già c'è). Cosa lo preoccupa o lo spaventa? Sicuramente questa situazione non giova a nessuno, lei perché dato il suo stato avrebbe bisogno di calma e serenità, i suoi figli perché potrebbero risentire della tensione in casa e suo marito perché chiudendosi rischia di creare un tabù su questo discorso proiettando nel futuro dubbi, rabbia ed incomprensioni. Sarebbe utile per voi trovare un momento per poter parlare di quello che state vivendo, per fare chiarezza su quali motivazioni spingono suo marito ad essere così categorico nel suo rifiuto. Se il dialogo dovesse risultare difficile potreste farvi aiutare da un professionista per ritrovare l'armonia e ricucire lo strappo che state vivendo in questo momento. Non si faccia sola, se suo marito dovesse rifiutare anche la proposta di un aiuto alla coppia, si prenda cura lei del suo disagio con un terapeuta che può aiutarla a trovare strumenti e risorse per affrontare al meglio questa gravidanza e la relazione con suo marito. Auguri! Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Strani attacchi di panico

(02.03.2013 - 11:36)

Salve dott.ssa, sono una donna sposata di 27 anni,dal 2005 soffro di strani attacchi d ansia-panico(non ancora accertati da alcun medico)che consistono nell’avere senza alcun preavviso o agente scatenante, fortissimi capogiri al capo, nausea senza vomito e uno stomaco tesissimo, dove in qualsiasi posto o situazione dove io mi trovi, devo subito stendermi e smettere di fare quello che stavo facendo un secondo prima. Il mio medico di base li ha diagnosticati come attacchi di panico a scoppio ritardato, e curavo i sintomi con degli antidepressivi, che pero non attenuavano mai i dolori. Il clou dell’attacco dura al max mezz’ora, poi comincia a diminuire, pero poi sto una sett a casa per riprendermi dal frastornamento e dalla nausea, prima di riprendere il lavoro e tutto il resto. Questi attacchi fino all anno scorso avevano la frequenza i uno ogni 3-4 mesi. dal lulio 2012, che ho avuto l ultimo, con ricovero in ospedale, dove i sintomi con i medicinali dati non son passati, ma son passati da soli, non ho piu avuto niente. sono stata vista e ascoltata da una psichiatra e ha detto si che gli attacchi hanno anche come fattore scatenante l ansia, ma che secondo lei non puo provocare dolori cosi forti e di lunga durata, che dovrebbe esserci un altro fattore scatenante(fatti tutti gli esami possibili, sono sana come un pesce)la dott pero, per allentare un po i dolori, mi ha prescritto il lexotan, gocce calmanti, 10 al bisogno. queste mi aiutano a calmare i forti capogiri e un po la nausea. però resta i fatto che rimango intontita e debole per 6-7 giorni. il 12 febbraio scorso, son stata sottoposta ad un intervento di tonsillectomia e il giorno dopo l intervento ho avuto un altro attacco(circa 7 mesi dall altro),molto forte, perche ho aspettato a prender le gocce, non capendo se il fattore scatenante fosse stata solo l operazione. Poi le ho prese e son stata meglio. premetto che sono una persona molto dinamica e un po nervosa, pero nel periodo "calmo di attacchi"i o affronto tutto assolutamente senza dover prendere gocce per l ansia. pero quando ho accumulato (senza accorgermene)tanta ansia e tensione, scoppio. ora io e il mio compagno vorremmo intraprendere una gravidanza. ho un po di timore perche vorrei sapere se mi venisse una attacco del genere da incinta, che effetto ha sul feto e se le gocce causano problemi. anche se spero non si presentino più questi attacchi. Cordiali saluti

Lettera non firmata

Salve, la inviterei a contattare la psichiatra che l'ha già visitata al fine di rispondere ai suoi dubbi in merito ai farmaci e farle vedere gli esiti degli esami medici a cui si è sottoposta. Inoltre, potrebbe valutare la possibilità di intraprendere un percorso psicologico che l'accompagni durante la gravidanza/maternità: un momento bello e importante della vita ma anche un potenziale fattore di stress. I migliori auguri.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Tanta paura o invece sono pronta?

(26.02.2013 - 21:28)

Buonasera, ho deciso di scriverle perché leggo sempre le sue risposte e sono certa di potermi fidare di un suo parere. Penso spesso all'idea di un bambino mio, mio e di mio marito. Fantastico su come sarebbe bello prendermi cura di lui/lei, immagino di abbracciarlo, di tenerlo stretto e via dicendo. Prendo l'acido folico da 3 mesi ormai e cerco di evitare se non strettamente necessario qualsiasi farmaco. Sono 3 mesi che diciamo di provare ad avere rapporti liberi, guardo quando sono i giorni dell'ovulazione... ma poi rimando, rimando e ancora rimando. Mi manca il coraggio. All'inizio era per una paura economica, dal momento che ho un contratto a tempo determinato e sono certa che con una gravidanza non mi rinnoverebbero... poi si sono sommate altre paure: penso già al parto e "non mi vedo" ad affrontare un momento così, non è la paura del dolore ma la paura di non farcela, non so, paura di un momento così forte... paura del mio corpo che cambia, paura di cambiare qualsiasi abitudine durante la gravidanza, anche la più stupida, tipo la posizione del dormire, cose così. Non sono stata molto amata nella mia infanzia dai miei genitori, ancora adesso mi chiedo perché e sento che quel buco lasciato mi resterà sempre... ho un marito che mi da tutto quello che una persona può desiderare dalla vita, mi riferisco all'amore non alle cose materiali e ho paura che l'arrivo di un bambino mi metta in secondo piano e so che sarà così e che sarà del tutto normale, ma ho paura di soffrire ancora per le attenzioni che non saranno più solo per me e di rivivere quello che ho passato nella mia giovinezza con i miei genitori, anche se sono la prima a giurarmi che mio figlio non passerà mai quello che ho passato io e che avrà tutto il mio amore. Inoltre so che durante la gravidanza e dopo il parto mia mamma non sarebbe molto presente e ho paura di soffrirne tanto anche se ho tante altre persone che mi sarebbero vicine perché tengono a me. Temo che questa cosa non mi faccia godere appieno di quei meravigliosi 9 mesi e del subito dopo. Anche se so che mio marito mi basterebbe, ma l'amore di un marito o di amiche o di altri parenti non sono l'amore di una mamma. Non so se mi sto facendo capire. Mi sento molto anormale, triste e frustrata perché penso al desiderio di un figlio tutti i giorni, mi commuovo a fantasticare lo scoprire di essere incinta e mi arrabbio con me stessa perché sto facendo passare i mesi e sto perdendo tempo. Vorrei tanto una sua opinione. Spero mi risponderà il prima possibile. Mi scuso se mi sono dilungata ma volevo farle capire il meglio possibile. Forse sono pronta e dovrei solo buttarmi? A volte l'idea di un figlio mi sembra una cosa troppo grande, troppo bella x me, troppo perchè mi accada davvero. Anche se non sembra sono però una persona forte, perché ne ho passate e sono sempre stata forte e so di esserlo ancora, per questo non capisco questi miei pensieri. Grazie di cuore se vorrà rispondermi.

Lettera non firmata

Salve, la ringrazio per la stima e la fiducia che mi dimostra. Leggendo la sua lettera ho sentito in modo molto forte la difficoltà del momento che sta vivendo, del sentirsi confusa e divisa su una scelta tanto importante: da una parte si sente pronta a diventare mamma, dall'altra ha tante paure... C'è una parte di lei che sembra davvero spaventata e angosciata all'idea di perdere le certezze che ha oggi (l'amore di suo marito, l'importanza che ha per lui...) e una parte che ha paure legate al passato, alla sua storia, alla sua esperienza. Credo che quello che sente sia molto importante e meriti davvero di essere ascoltato. Provi ad accogliere quel richiamo a tratti disperato, di non essere stata amata come meritava, che la sua parte bambina le sta mandando, non la lasci sola, non la metta da parte anche lei, così come è stata abituata. Quella bambina aveva il diritto di essere amata e protetta e se in passato questo non è stato possibile, oggi lei può prendersene cura, prendendosi un momento per sè per poter sciogliere, insieme ad un professionista, uno ad uno i nodi che la tengono in sospeso col passato. Vedrà che quando avrà consolato la sua paura e avrà dato amore a quella parte di sè, anche la paura di avere un figlio suo e di perdere i suoi spazi piano piano spariranno... Prima di creare un posto per il suo futuro figlio, si dedichi del tempo per rendere stabile, comodo e sicuro il suo di "posto nel mondo", vedrà che a quel punto potrà coronare il suo desiderio di diventare mamma con la gioia e la serenità che merita. Le faccio tanti auguri di cuore. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Sono sempre nervosa a causa del figlio del mio compagno

(17.02.2013 - 13:45)

Gentile dottore, io ho un problema... le avevo già scritto x un problema in passato del tradimento da parte di mio compagno (non so se lo ricorda), cmq fatto sta che mio compagno ha altri 2 figli, uno di 19 anni e un altro di quasi 10 anni. Da 3 anni che stiamo insieme il più piccolo ogni weekend ed ogni festa è sempre da noi, invece la grande abita con noi... il mio problema è che quando c'è questo piccolo il mio lui cambia, non mi vede e non mi cerca, gli ho detto tante volte cosa non mi sta bene invece lui non cerca x niente di migliorare... le faccio un po’ di esempi: se usciamo, lui cammina avanti con suo figlio x mano abbracciati, invece io dietro sola, a casa sono sul divano abbracciati e io sulla sedia, lui dice che si comporta così perche il bambino è ancora traumatizzato dalla separazione, invece non è così, perchè lui con la madre non si comporta cosi... quando viene da noi io gli devo cucinare le cose che vuole lui perche non vuole mai mangiare quello che faccio per tutti (faccio sempre quello che piace a lui), non pulisce mai dietro di lui, invece con la mamma lo fa... E a me dà fastidio, sono sempre nervosa, non lo sopporto neanche sentirlo parlare a suo figlio (nonostante che io sono mamma non riesco a capire certe cose). Il 14 dovevamo stare insieme io e il mio lui, visto che non ci vedevamo da 8gg, invece no, ha preso suo figlio (io non pretendo che lui non lo debba prendere, ma di organizzarsi e di cambiare comportamento. Lui vuole la botte piena e la moglie ubriaca). Quando c'è suo figlio non posso neanche dargli la mano... lui porta a suo figlio qua e poi esce perché sa che ci sono io e mi dà fastidio perche è capitato che io non c'ero nel weekend e lui non l’ha preso, ora cosa devo pensare io???? Cmq suo figlio è da noi da giovedì, ieri è andato da sua mamma perche c'era la festa e alla sera alle 9 è tornato perchè la sua ex doveva uscire... sono tutte le cose insieme, forse anche perchè ho partorito da 4 mesi e sono così, non saprei, ma so che non sopporto questa situazione. Mi aiuti lei... mi dia qualche consiglio come fare a essere serena e a non pensare... per me quando arrivano le feste e il weekend mi cade il mondo addosso ... Grazie

Cristina

Certo che mi ricordo di lei! Facciamo una ipotesi: in quest’ultimo hanno ha dovuto affrontare una gravidanza che l’ha stressata molto. Parallelamente ha scoperto che il suo compagno non è stato molto affidabile. Può essere verosimile che questa cosa unita alla gravidanza che dice di averla cambiata fisicamente l’ha resa meno sicura di quanto lei è solitamente? Se fosse verosimile ciò lo riterrei anche normale. Posso anche supporre che per via della maternità oltre che per l’amore che vi lega abbia il desiderio, ed il bisogno delle attenzioni del suo compagno. E non a torto aggiungo. Tuttavia lo sente e vede distratto da suo figlio. Credo che anche qui come la scorsa volta esprimere le proprie necessità a suo marito sia la cosa più giusta. Dal mio punto di vista non metterei in mezzo il figlio del suo compagno, ma focalizzerei l’attenzione sul momento particolare che sta attraversando e sul fatto che lo desidererebbe più presente qualitativamente! Rimango a sua disposizione!

Dott. M. Mariani
Psicologo - Roma

Mia figlia non saluta mai!

(15.02.2013 - 19:19)

Buonasera, mia figlia di 7 anni non saluta e non ricambia il saluto. Ogni volte le chiedo di salutare ma senza esito positivo. Le ho chiesto il perché è mi ha risposto che si vergogna, le ho spiegato che dovrebbe vergognarsi di più a non salutare perché la prendono per maleducata, ma non sono riuscita a convincerla a salutare. L'ho messa in punizione non facendole fare le cose che le piacciono, ma niente. Cosa devo fare? Grazie

Lettera non firmata

Se può consolarla è in buona compagnia. Se fa una “capatina” nel forum di gravidanzaonline troverà altri genitori che si confrontano sullo stesso quesito. Molti bambini hanno l'abitudine di non salutare ed i motivi possono essere i più svariati come potrà vedere nel forum. E credo che la comprensione del motivo non sia così indispensabile. Salutare è un compito sociale che per alcuni è più difficile da acquisire, forse anche per l’imbarazzo. Poco alla volta vedrà che si abituerà e riuscirà a farlo.

Dott. M. Mariani
Psicologo - Roma

Ormai devo assumermi le responsabilità di futura madre e di "compagna"…

(14.02.2013 - 22:45)

Buonasera, ho letto la sua risposta, la ringrazio tantissimo del consiglio, il mio stato d'agitazione credo sia dovuto principalmente alla situazione che ad 22 anni mi ritrovo a vivere, sono ancora una ragazza, ed ho paura delle difficoltà che mi ritroverò ad affrontare. Mi laureo tra qualche giorno, e un po’ questa gravidanza così come il rapporto con il mio convivente mi ha un po’ preso d'assalto, lo amo come amo già mio figlio, ma ci troviamo in una strana situazione. Viviamo con i suoi, spesso è difficile andare d'accordo con tutti, spesso mi mancano i miei spazi, ma senza lui non saprei per niente vivere. Ogni tanto mi sento fuori luogo, ogni tanto rifletto e vorrei trovarmi in una situazione diversa; ma ormai devo assumermi le responsabilità di futura madre e di "compagna". Credo che le mie paure, la mia fragilità spesso si tramuta in uno stato preoccupazione che poi finisce con l'essere agitazione e continui sbalzi d'umore. Cosa c'è da fare? Accettare forse?

Lettera non firmata

Da quanto scrive nella sua lettera, emerge spesso il tema del "dovere" e della fatica ad accettare alcune decisioni, anche se sono scaturite da sue scelte. Mi chiede cosa dovrebbe fare, non credo che accettare sia la scelta migliore, nel senso che un'accettazione passiva avrebbe come rischio quello di farla sentire ancora più agitata e nervosa; invece di reprimere ciò che sente, le sarebbe utile prendersi un suo spazio (cosa che le manca a casa) per confrontarsi con uno psicologo, per comprendere quali emozioni e vissuti soffoca e cosa può fare per prendersene cura. è possibile che sotto l'ansia e la paura ci sia anche della rabbia inespressa che una volta compresa ed elaborata, le permetterebbe di vivere meglio e più serenamente anche dopo all'arrivo del bambino. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Sono sull'orlo di un crollo psicologico

(14.02.2013 - 15:23)

Gentile dottoressa, le scrivo perché sono sull'orlo di un crollo psicologico. Sono alla diciannovesima settimana di gravidanza e da circa un mese alla mia bimba è stato diagnosticato un teratoma sacrococcigeo piuttosto grave. Durante l'ultima visita di due giorni fa mi è stato detto che il rischio di morte in utero è ormai del 50%. Inutile dire che sto malissimo, ma devo continuare ad essere forte perché ho già una figlia di due anni e mezzo che merita tutte le attenzioni da parte della sua mamma. Inoltre, devo mostrarmi forte anche con il mio compagno e con la mia famiglia. La verità è che non ce la faccio più. Sto malissimo anche fisicamente perché continuo ad avere la nausea tutto il giorno e a vomitare tutte le sere, senza mai riuscire a cenare. Continuo a venire a lavoro perché i miei dirigenti non hanno ancora trovato una persona che mi sostituisca ma non ce la faccio più ad alzarmi tutte le mattine alle sei. Il team che mi sta seguendo mi ha assicurato un'assistenza psicologica, ma per un motivo o per un'altro, non sono mai riuscita ad incontrare lo psicologo. Non so più cosa fare. Mi sento disperata.

Claudia

Gentile Claudia, è comprensibile il suo stato di malessere in tale situazione e visto che dice "non ce la faccio più", credo sia giunto il momento di fermarsi un attimo e occuparsi di sè stessa; questo le permetterà anche di prendersi cura della sua figlia di due anni e mezzo, uscendo dall'idea di dover essere "forte" a tutti i costi e condividendo le difficoltà del momento con il suo compagno e la sua famiglia. Dice "non so più cosa fare"; le direi di iniziare con l'incontrare lo psicologo del team che la sta seguendo: cosi inizierà a prendersi cura di sé. Un caro saluto.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Sono depressa

(05.02.2013 - 22:20)

Gentilissima dottoressa, sono una mamma di un bimbo meraviglioso che ha 4 mesi. Lui per me è molto importante, è tutto x me, la mia anima, il mio cuore, la mia vita, tutto.. Ma io nonostante questa bellissima cosa che dio mi ha regalato sono molto giù... mi sento abbandonata, mi sento brutta, ho i fianchi, la pancia e delle "belle" cosce, faccio le diete, ma niente… piango ogni volta che mi guardo allo specchio, non riesco più a dormire e non ho neanche fame. Voglio essere una mamma brava ma continuando così non riuscirò perche sono sempre nervosa e con le lacrime agli occhi... mio marito mi dice che io sono bellissima, ma io non mi sento affatto cosi! Ho solo 20 anni e mi voglio riprendere, voglio essere quella di prima, anzi diventare migliore, perché ora ho un figlio! Mi aiuti, per favore! Grazie in anticipo!

Cristina

Cara Cristina, la sua richiesta di aiuto arriva molto forte e chiara, e ha bisogno di trovare ascolto e comprensione. La depressione post partum è molto subdola e spesso viene sottovalutata immaginando che passerà da sola. Nel suo caso, visto che sono già passati quattro mesi da quando ha partorito, le suggerisco di non aspettare altro tempo; spesso un intervento tempestivo riesce in poco tempo a migliorare di molto la situazione. Potrebbe esserle di grande aiuto rivolgersi ad uno psicologo per essere supportata in questa fase delicata, per poter recuperare le energie e le forze e tornare ad "essere quella di prima anzi diventare migliore perche ora ho un figlio". Si dedichi questo momento per sè, permettendosi di ascoltare anche la stanchezza, la tristezza e tutti i sentimenti e le emozioni che la stanno appesantendo così tanto in questi mesi. Potrà cogliere che spesso ci poniamo degli ideali di come dovremmo essere brave, efficienti, giuste... e quando non raggiungiamo quegli standard, ci possiamo sentire inadeguate e tristi. Non esiste "la mamma" ma tante donne che sanno essere madri a modo loro, ognuna con le sue peculiarità. Scopra che donna e che mamma è lei e su cosa ha bisogno di essere supportata. Non si dimentichi che una "brava" mamma non è chi non ha momenti di difficoltà o di disagio, ma chi sa riconoscerli e prendersene cura. Vedrà che piano piano ricomincerà a stare meglio e a godersi suo figlio in serenità. Auguri!

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Gli sbalzi d’umore possono influire sulla salute del bebè?

(04.02.2013 - 12:23)

Salve, vorrei sapere se essere continuamente in stato di agitazione, piangere spesso possa influire sullo stato di salute del bambino. Purtroppo da quando sono in gravidanza mi capita spesso di essere agitata e non riuscire a controllare i miei sbalzi d'umore. Sono al terzo mese di gravidanza. Grazie.

Lettera non firmata

Cara futura mamma, cosa la preoccupa così tanto? Non mi dice se questa è la sua prima gravidanza e se le tensioni, l'agitazione e il pianto sono collegati al suo stato interessante o se ci sono altri motivi che la preoccupano. Ha avuto difficoltà o disagi in questi tre mesi di gestazione? Sicuramente uno stato continuo di tensione e di stress non fa bene nè a lei nè al bambino, e sarebbe per questo importante cogliere quali siano le cause del suo disagio per prendersene cura. Provi a parlarne con il suo ginecologo di fiducia, per vedere se ci sono motivazioni fisiche e fisiologiche che possono influire sul suo umore (squilibri ormonali, interazioni con medicinali...), escluse quelle, se i disagi sono legati a paure o preoccupazioni legate alla gravidanza o al parto, può confrontarsi con un'ostetrica o con uno psicologico a seconda del tipo di preoccupazione che sente di avere. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Fissazione con la pulizia

(03.02.2013 - 15:29)

Buongiorno, sono una ragazza di 32 anni, sposata e mamma di un bimbo di 15 mesi. Lavoro, ho una bella famiglia e adoro il mio bambino. Tutto a posto... Invece no. Sono fissata con l'igiene e la pulizia e questo sta rovinando i rapporti con mio marito e mi sto perdendo tappe importanti riguardo la crescita del mio bimbo. tutto il tempo libero a mia disposizione lo passo a pulire: tutte le stanze, ogni giorno, per non parlare del pavimento, da quando mio figlio gioca per terra pulisco ogni giorno, anche 2 volte di seguito o appena qualcuno viene a casa a trovarci. Ho paura che mio figlio tocchi cose sporche, soprattutto fuori casa e gli lavo spesso le manine. Vi chiedo cosa posso fare per togliermi di mezzo questa fobia. Non voglio rovinare la vita del mio bambino (mi rendo conto che se vado avanti così non è un bene per lui) e nemmeno la mia. Sono ridotta come mia madre, anche lei era fissata con il pulito. E pensare che quando vivevo con i miei dicevo "Mai diventerò così, è assurdo pulire tutto il giorno". E invece sono diventata a poco a poco uguale. Mio marito si arrabbia, ha ragione, ma è più forte di me, cerco di resistere ma poi cedo e inizio con il "rituale" ogni giorno. Grazie per l'attenzione. Cordiali saluti.

Lettera non firmata

Salve, da ciò che mi racconta sui suoi sintomi lei sembra soffrire di un disturbo legato alla compulsione. Le sue parole trasmettono in pieno quanto lei possa soffrire per questo disturbo. Deve essere veramente svilente e frustrante vivere questa sua situazione. Proviamo a dare una cornice teorica a ciò che lei ha raccontato. La maggior parte delle azioni compulsive è connessa alla pulizia (soprattutto il lavaggio delle mani), a controlli ripetuti che garantiscono che non possa svilupparsi una situazione probabilmente pericolosa, oppure ordine e pulizia eccessivi. Alla base di questo comportamento vi è la paura di un pericolo che minaccia il paziente o parte di lui stesso. Il rituale in sé è un tentativo inefficace o simbolico di allontanare questo pericolo. Le azioni vengono eseguite compulsivamente contro o senza la propria volontà e spesso in base a impulsi o timori coatti. Se si cerca di tralasciare queste azioni, insorgono forte tensione e ansia interna. Sebbene queste azioni vengano percepite come assurde, si arriva a una ripetizione coatta: sempre di nuovo e sempre allo stesso modo. È noto da tempo che in questi disturbi va considerata anche l’ereditarietà. I parenti di primo grado (genitori e figli) soffrono troppo spesso di disturbi ossessivi e d’ansia. È bene quindi tenere a mente il presupposto che la predisposizione genetica porta a una maggiore vulnerabilità/predisposizione nei confronti di un disturbo ossessivo compulsivo. Che tuttavia non giustificano per intero il disturbo. Un peso importante nell’insorgenza del disturbo può essere assunto, inoltre, da alcune caratteristiche presenti nei genitori di chi patisce tali disturbi; tra esse le più rilevanti sembrano essere: poca spontaneità ed espressività emotiva dei genitori; eccessiva indulgenza, durante i primi anni di vita del figlio ed elevati standard morali, richieste irrealistiche di maturità e responsabilità negli anni successivi; inibizione dell’espressione delle emozioni ed il contatto con esse; ipercontrollo ed eccessive richieste di vivere secondo le aspettative dei genitori; uso di punizioni quando il bambino fuoriesce dagli standard prefissati; desiderio di rendere il figlio autonomo ed attivo, unitamente ad uno scarso sostegno nell’esplorazione del mondo esterno. Questa cornice teorica ci suggerisce che le cause possono essere la possibile sua predisposizione al disturbo, nonché l'educazione che le è stata impartita vista la stessa condizione che sembra vivere sua madre. Tenga inoltre presente che questa mia risposta non le risolve il problema, prova solo a spiegarne l'origine. Credo che per risolvere il suo problema sia necessario l'aiuto di uno psicoterapeuta. Rimango a sua disposizione.

Dott. M. Mariani
Psicologo - Roma

Paura della gravidanza

(01.02.2013 - 22:54)

Buonasera, mi chiamo Barbara e vorrei sottoporre una problematica che mi assilla da tempo. Ho 38 anni, sono sposata da poco e da 3 mesi vivo in una nuova città: insomma, ho una vita felice. Non ho mai avuto problemi di salute particolari, se non un ansia e una depressione che ho curato. Ultimamente pensando ad una gravidanza mi prende una paura folle, dovuta non a timori inerenti la gestazione o al parto, ma alle malattie che potrebbero scoprire in seguito alle visite a tutti quei controlli che chiaramente dovrei svolgere. Nonostante mio marito soffra di necrospermia, entro in panico al minimo ritardo (ho un ciclo, di media, di 30 gg). Il panico diviene incontrollato, e la mente vaga dipingendo scenari cupi. Cosa mi succede? Prima di conoscere mio marito non ho mai avuto simili pensieri. Mah.

Barbara

Gentile Barbara, accenna a una sensazione di "panico" nell'eventualità di scoprire malattie durante una gravidanza e collega l'inizio di tale problematica dopo aver conosciuto suo marito: forse l'idea di una relazione stabile ha attivato pensieri inerenti la procreazione (anche se parla di necrospermia). Se tali pensieri le causano disagio, la invito a prendere in considerazione la possibilità di intraprendere una consulenza psicologica per meglio comprenderli e superarli. Un saluto.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Marito ossessionato dal porno 2

(25.01.2013 - 16:15)

Salve dott.ssa Scoppio, sono la signora il quale marito è ossessionato dal porno. Lei mi ha già risposto, dicendomi di parlare e cercare di capire cosa non va, il perchè lui preferisce il porno o cmq che anch'io dovrei capire se sono soddisfatta o meno del rapporto. In effetti ha ragione, io molte volte ho cercato di guardarmi dentro e capire se x lui provo ancora amore, stima, fiducia e sentimento. E purtroppo mi sono ritrovata davanti un muro xke, la voglia di mandare avanti il matrimonio c'è, ma mi rendo conto ke con tutto quello ke ho scoperto su di lui (account falsi su fb, siti porno ecc) nn riesco a fidarmi più come prima, e il sentimento nei suoi confronti è cambiato... non credo sia più forte come una volta o meglio come quando ci siamo sposati. Il tutto non credo dipenda solo dalla mancanza di complicità sessuale ke vorrei, ma anke dal fatto ke nn lo ritengo nè un buon marito nè un buon padre e sono tutti argomenti ke io ho posto a lui, ma la sua risposta come al solito è di negare x quanto riguarda la virtualità dei suoi intrattenimenti, se cosi posso definirli. Mentre x quanto riguarda il fattore di essere un buon padre, se la prende dicendo ke io lo considero un buono a nulla. Il problema è ke lui nn si è mai occupato personalmente dei nostri figli, cioè nn li ha mai portati al parco x fare una passeggiata, mai alle giostre ma solo da sua madre e basta. Non nego ke tra me e mia suocera le cose nn vanno bene, ma nn ho mai negato di fargli vedere i nipoti e lui ne è cosciente, xo i miei figli hanno bisogno della nonna tanto quanto hanno bisogno di stare con il padre, giocare con lui, imparare cose insieme... ma a lui interessano solo i suoi hobby e se si prende il figlio grande (ha 4 anni) se lo porta a vedere gli aerei di modellismo (xke è appassionato lui) e basta, ma se è capitato una o due volte è anke tanto. Non sanno cosa significa andare a messa la domenica con il papà, andare a vedere i treni alla stazione visto ke il maskietto ne è attratto, non sanno un parco giochi, nn sanno mare con lui e con tutto ciò come se nn bastasse, il suo stipendio non basta e va a vedere oggetti d modellismo o cmq tutto ciò ke può interessare a lui, xke si culla ke se abbiamo bisogno di qualcosa ci sono i miei a darci una mano. Tutto ciò mi snerva, xke io mi privo x i miei figli e lui, a parte qlk pannolino o cmq beni di prima necessità, entro i primi 15 gg del mese non compra, xke poi il resto del mese soldi non ce ne sono più. Con il resto dei soldi deve comprare sigarette, cellulari xke non so come mai a lui non durano invece a me durano minimo 4 anni e anke qlk in più, ma di certo non vado a vedere quelli di ultima generazione visti i prezzi e anke dall'utilizzo ke ne vado a fare. Però se io faccio tutto questo ragionamento con lui inizia ad urlare e a dire ke se continuo cosi la nostra storia nn dura... ke io sono pesante, ke sono eccessiva.... se evito di calcolarlo si lamenta xke nn sto a sentirlo... gli dico di nn fidarsi di una persona e lui lo fa, e x questo mi ritrovo con dei protesti xke questo amico l'ha messo nei guai ormai da 4 anni... beh nn so più come fare a risolvere questo problema. Io non mi sento desiderata ma non mi sento neanke di dire di essere soddisfatta di aver scelto un padre bravo x i miei figli. Premetto ke nex ci ha forzati a sposarci e lui prima non era cosi. Io ho solo 28 anni, ma mi sento vekkia e insicura rispetto a 6 anni fa quando ancora non eravamo sposati. Lui ha 37 anni, se può aiutarla. Grazie di aver letto il mio mex e spero mi possa aiutare xke lui d terapia d coppia non ne vuole sapere.

Lettera non firmata

Cara signora, da tutto quello che ha raccontato emerge con molta più chiarezza che l'aspetto della sessualità è solo uno dei motivi di crisi con suo marito e di quanti dubbi e difficoltà si sta trovando ad affrontare. Il mio consiglio è quello di farsi aiutare lei, magari usufruendo di colloqui psicologici presso le Asl o gli ospedali della sua città che le permettono di fare un percorso di terapia breve pagando solo il ticket. Questo potrebbe aiutarla a fare chiarezza in sé, trovando i motivi per cui si è ritrovata a vivere una situazione così pesante e faticosa, e a focalizzare con chiarezza i suoi bisogni come moglie e come madre. Vedrà che un cambiamento da parte sua, inevitabilmente porterà un cambiamento nella sua coppia; starà poi a lei e a suo marito valutare se si tratta di un cambiamento per ricostruire in modo diverso dal passato o per allontanare in modo più netto le vostre strade. I migliori auguri!

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Ho un assillante pensiero. Mi può aiutare?

(22.01.2013 - 17:12)

Carissima dottoressa, sono alla 29 settimana ma non riesco ad emozionarmi, non riesco ad immaginarlo, cosa mi succede? Ho paura di non vederlo mai, premetto ad oggi le analisi e il bambino stanno bene, io ho questi momenti perche? Grazie

Lettera non firmata

Cara futura mamma, non è scontato come si pensa che una donna si senta subito mamma nel momento in cui rimane incinta e anche in seguito nel corso della gravidanza. A volte è necessario vedere il proprio bambino, poterlo toccare per creare con lui quel legame forte e inscindibile. Non ho informazioni su come ha vissuto la notizia di essere incinta e se questo evento era atteso o meno. Le posso però dare qualche spunto di riflessione. Pensi a cosa la preoccupa davvero all'idea di avere tra poco un bambino, si sente insicura, impreparata? A volte è la paura di non sentirsi all'altezza che può creare molte ansie, rendendo difficile l'entrare in contatto con ciò che si prova davvero. Provi a parlarne con il futuro papà, condividendo con lui i suoi timori e sentendo anche come lui sta vivendo questo momento così importante e delicato. Può inoltre usufruire dei corsi preparto in cui potrebbe incontrare molte donne nella sua situazione e sentirsi meno sola e meno "diversa" nel constatare che non c'è una regola precisa o una prassi nel vivere la gravidanza e che ogni mamma nasce col suo bambino. Auguri! Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

A tre anni... minaccia di andare via di casa...

(18.01.2013 - 23:46)

Gentile Dottoressa, ho un bimbo meraviglioso di tre anni e mezzo. Purtroppo quando lui aveva solo due anni il suo papà è andato via di casa. Già prima di quel momento era "latitante", ma da allora è praticamente scomparso... vede suo figlio solo una volta ogni 3-4 mesi per un'ora o al massimo due. Si ritiene un uomo troppo impegnato per poter stare con il bambino. Anche se vive a soli 10 minuti da casa nostra. Il mio piccolo ha sofferto tanto e io sono stata con lui da uno psicologo dell'età evolutiva che mi ha sempre consigliato di non insistere con il papà per convincerlo a far visita al bambino, mi ha sempre assicurato che il piccolo stesse bene e che con un padre così era meglio non averci nulla a che fare. Meglio, insomma, che non lo vedesse proprio, piuttosto che vederlo e capire che il padre è forzato a vederlo e non lo tratta con amore. Vengo al mio dubbio. Ne ho tanti, a dire il vero, ma ultimamente non so proprio come comportarmi riguardo ad una sua reazione. Poco tempo fa io gli ho detto (dopo le ennesime sue domande a riguardo) che papà e mamma non sarebbero più tornati insieme, ma che si volevano bene solo come amici e che papà ha deciso di andare a vivere in un'altra casa. Punto. Da allora è successo almeno 4 volte che il mio bambino ha fatto i capricci per qualcosa e in risposta a un mio diniego o intervento educativo mi ha minacciato in lacrime e arrabbiato "Io me ne vado a vivere in un'altra casa, capito?". Inutile dirle come mi sono sentita. Io ho cercato di calmarlo e di dirgli che mai noi due ci saremmo divisi per nessuna ragione al mondo e che io sono la sua mamma e lui è il mio bimbo e la mamma e il suo bimbo vivono sempre nella stessa casa. Ma non so... che rispondo la prossima volta? Come faccio ad invertire questo modello negativo di padre? È ovvio che lui del padre imita solo ciò che sa, e cioè che è andato a vivere in un'altra fantomatica casa nella sua nuova casa infatti il mio ex marito non ha mai voluto portare suo figlio). Soffro molto. Sto facendo di tutto e con tutte le mie forze. Mi sento sola e affranta quando vedo che nonostante tutte le mie attenzioni, non potrò mai evitare traumi terribili per la mancanza del padre. Cara Dottoressa, la prego di rispondere almeno a questa domanda: cosa posso rispondere e come mi consiglia di reagire se mio figlio dovesse ancora minacciarmi di andare via di casa? La ringrazio tanto.

Lettera non firmata

Cara mamma, capisco la situazione difficile in cui si trova. In merito al problema esposto, credo meriti un approfondimento. In linea generale, si può ipotizzare che il bambino non abbia ben capito cosa è successo in famiglia e vede l'andare via di casa come una soluzione per risolvere i problemi: forse ha bisogno di spiegazioni sulla situazione, con parole semplici e con l'obiettivo di far chiarezza e rassicurarlo. La invito a valutare la possibilità di intraprendere un percorso di consulenza psicologica proprio per essere sostenuta nel suo ruolo di mamma, dando cosi voce ai suoi dubbi e sentendosi rassicurata del fatto che sta facendo del suo meglio. Un saluto.

Dott.ssa A. De Filippo
Psicologa - Sesto San Giovanni (Mi)

Mio marito è ossessionato dal porno!

(17.01.2013 - 11:10)

Buongiorno dott.ssa, non ce la faccio più. Sono sposata da quasi 5 anni e sin da subito mi sono accorta della sua mania per i filmini porno. All'inizio mi dava molto fastidio soprattutto perché sono rimasta subito incinta e pensavo che lui provasse più piacere a guardarli e a masturbarsi perché potevo fargli schifo... ma la cosa è continuata anche dopo il parto e ancora ora. Lui crede di farmi fessa nonostante io l'abbia smascherato più di una volta... l'ho beccato a farsi nuovi account su facebook per trovare gente che pubblicasse qualcosa di hot e ahimè... anche qualche messaggio dove lui chiedeva a qualcuna se era disposta d farsi vedere nuda in cam, però con la differenza che lui non voleva farsi vedere. Ma nonostante l'evidenza dei fatti, lui ha sempre negato. Io sono disperata, non so più che fare... posso capire se capita ogni tanto visto che la maggior parte degli uomini lo fa, ma non quando hanno accanto una donna che è sempre disposta e pronta a farlo per il suo piacere... e con questo intendo che facciamo di tutto, sono molto disinibita con lui... manca solo che mi chieda un manage a trois e poi chiudo definitivamente... la prego di aiutarmi.

Lettera non firmata

Salve, da quanto racconta, sembra che il problema tra lei e suo marito sia la sua dipendenza dal sesso virtuale, credo però che quello sia l'effetto e non la causa. Da quanto racconta, quando è rimasta incinta si è data come spiegazione "che lui provasse più piacere a guardarli e a masturbarsi perché potevo fargli schifo"... mentre oggi si dimostra "sempre pronta a farlo per il suo piacere". Coglie che da quanto dice non emerge nessun contenuto affettivo? Com'è il vostro rapporto di coppia? Si è mai chiesta se è felice e appagata sentimentalmente? E lui? Sarebbe utile che parlaste dei vostri sentimenti, delle mancanze che sentite nel vostro rapporto, mettendovi in discussione e condividendo problemi che forse non avete mai affrontato direttamente nel corso della vostra vita insieme. Non è una caccia al colpevole, ma è fondamentale ricucire la complicità, la fiducia e la stima reciproca. L'alleanza e la forza del rapporto devono essere cementati con la sessualità e non fondarsi su di essa sennò il rischio è, come nel suo caso, che nonostante una grande disinibizione, al di fuori ci siano insoddisfazioni non dette o non comprese. Può valutare anche la possibilità di parlarne con un terapeuta di coppia. Cordiali saluti

Dott.ssa V. Scoppio
Psicologa - Roma

Posso ancora piacere a mio marito?

(15.01.2013 - 20:26)

Gentile dottore Mariani, sono sposata da 11 anni ed ho 2 bambini di 7 e 4. Da quando è nato il mio secondo figlio il rapporto con mio marito è peggiorato, siamo stati molto vicini alla separazione, lui dice che faccio solo la madre e neanche bene e non più la moglie. Sto cercando di cambiare, di essere come lui mi vuole, questo sembra che lui faccia piacere, però c'è un problema, lui dice che non sono più il suo tipo, a lui piacciono le donne alte, io sono solo 1,65, more ed io sono bionda, a lui piacciono gli occhi scuri ed io li ho azzurri ecc. Mi dice sempre di essere attratto da altre donne che incontra per lavoro, che però non mi ha tradito. Cosa mi consiglia? Posso ancora sperare di riconquistare mio marito o non c'è più nulla da fare? Io credo di non poter competere... Grazie

Lettera non firmata

Come lei sta sperimentando, la nascita dei figli, rappresenta un cambiamento molto forte per gli equilibri che fino ad allora facevano da collante nella coppia. Non è inusuale che molti mariti possano sentirsi messi in secondo piano visto che non sono più gratificati costantemente dalle attenzione del partner. Spesso tale dinamica è accompagnata da un’altra: inevitabilmente la gravidanza porta a dei cambiamenti nel corpo di una donna e tale cambiamento può far allontanare il partner dalla vita sessuale della coppia. Quindi se da una parte il partner si allontana (o si sente allontanato) emotivamente il cambiamento fisico può far allontanare ulteriormente. In queste situazioni, io ho portato la più complessa, ma credo che possa valere anche per il suo caso specifico, occorre fare chiarezza su ciò che accade davvero: le attenzioni che lei non può più concedere a suo marito sono l’unica causa della frattura che si è creata, o suo marito ha una eccessiva necessità di attenzione e rispecchiamento nei suoi riguardi? Quanto del suo cambiamento fisico incide nella vostra vita sessuale? Le cose andavano bene davvero prima o questa situazione è il culmine di una lenta agonia coniugale? Da quando a suo marito piacciono le donne alte e more e con occhi scuri. Se ha sposato lei perché rinfacciarlo? Se suo marito è insoddisfatto del matrimonio non credo che lei debba sentirsi ed esserne la causa. Io credo che una terapia di coppia potrebbe aiutarvi quanto meno a rispondere a queste importanti domande. E se c’è l’intenzione di continuare il rapporto la terapia potrebbe aiutare a trovare nuovi equilibri nella coppia che tengano presente la vostra vita intima emotiva. E non ultimo faccia presente a suo marito che oltre ad essere il suo compagno è anche il padre di 2 bambini, e che questi sono i problemi e le difficoltà di tutte le coppie. Non si risolvono i problemi dicendo che lei funziona male come madre e come compagna, e che si è accorto che gli piacciono le more! In bocca al lupo! Rimango a sua disposizione.

Dott. M. Mariani
Psicologo - Roma