L’alcolismo paterno influisce sulla salute fetale?

Ieri ho accompagnato una mia amica di 38 anni dal ginecologo poiché incinta al terzo mese di gravidanza. Non vorrebbe fare l'amniocentesi poiché ha paura ed io la appoggio non avendola mai voluta fare, però deve fare come sente e questo gliel'ho detto. Tornando a casa mi ha detto che si era vergognata di dire al dottore che suo marito è bevitore e che al momento del concepimento era un periodo che con gli amici beveva molto etc. Io non lo conosco bene, quindi non saprei, lei mi ha chiesto se forse con l'amniocentesi poteva vedere se c'erano eventuali danni sul feto o meno, ma io so che l'amnio è una mappa cromosomica che parla di alterazioni cromosomiche e basta. Però il primo bimbo è sempre stato un po’ indietro con lo sviluppo mentale. Ora mi è venuto un tarlo, forse l'alcoolismo paterno ne è responsabile? E se si, cosa potrebbe fare? Grazie per la risposta

Per quanto riguarda l'amniocentesi, è corretto quanto lei sa. Tenga però presente che a 38 anni i rischi di alterazioni cromosomiche sono molto superiori che, per esempio, a 25; per contro, i rischi di aborto sono di circa 1 caso su duecento. L'alcolismo paterno non influisce in modo significativo sulla salute fetale. Al contrario, un consumo eccessivo di alcool in gravidanza può portare alla grave patologia chiamata "fetopatia alcoolica". Quindi, per le donne in stato di gravidanza, al massimo è consentito un bicchiere di vino al giorno. Cordiali saluti