Gravidanza con tecniche di procreazione assistita

Gentile Dottoressa,
da ormai oltre tre anni cerchiamo di avere un figlio mediante tecniche di procreazione assistita. Nonostante il nostro non sia un caso "disperato" perché due anni fa ho avuto una gravidanza spontanea terminata purtroppo con un aborto, ci siamo trovati ad investire psicologicamente molto su queste tecniche che ritenevamo miracolistiche o quasi, pensando sempre che prima o poi la medicina sarebbe arrivata laddove la natura non riusciva. Ormai ho quasi 42 anni e, dati alla mano, so bene che le possibilità di riuscita sono piuttosto basse, comunque continuo a seguire i protocolli suggeriti dal mio ginecologo per la procreazione medico-assistita. La mia domanda a Lei è la seguente: come riuscire a non illudersi e sopportare lo stress fisico e psicologico che questi cicli terapeutici comportano? Non sono tanto gli effetti collaterali fisici, quanto la delusione che deriva da ogni tentativo fallito, che si fa via via più prostrante... è meglio che lasci perdere? La prego di darmi un consiglio concreto, sono veramente a terra. La ringrazio cordialmente

Cara amica,
Quando si è bambine, si gioca con le bambole per prepararsi alla maternità, poi ci si sposa e lo si fa anche per avere dei figli: si fantastica sul loro aspetto fisico, si scelgono dei nomi, si fanno progetti... Fino a che, un brutto giorno, ci si accorge che i figli non arrivano e dunque ci si sente persi, affranti, disillusi e perdenti. Capisco quello che lei prova. Le consiglierei di seguire attentamente il protocollo del suo ginecologo, senza però dimenticare che la sua vita non tornerà indietro, per darle altre chances, nel caso non le fosse possibile mettere al mondo un figlio. Dunque, cerchi intanto di vivere appieno la sua vita, con o senza bambino. Non lasci perdere, ci speri fino all'ultimo, ma non si illuda. Auguri!