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Il medico risponde

    

Il Pediatra risponde

 a cura del dott. Alberto Ferrando

Specialista in Clinica Pediatrica

   

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Strofulo

(12/11/2002 – 13:27)

Egregio Professore,

al mio bimbo di 16 mesi si sono coperte le gambe di "bolle" rosse, definite dai tre pediatri che lo hanno visitato "maculo-papulose". L'eruzione ha interessato successivamente le braccia, le mani e i piedini e poi una guancia; il bambino non ha mai avuto febbre e non ha dato segni di soffrire il prurito. Qualche giorno prima che comparissero le bolle, avevo notato che era stato punto da una zanzara sulla gamba, sul braccio (nonostante le maniche lunghe) e sulla fronte, vicino all'attaccatura dei capelli. La puntura sulla gamba, durante l'eruzione delle bolle appariva infetta (alone rosso intorno alla puntura) e successivamente è comparsa una vescica, tant'è che avevo pensato alla varicella, ipotesi categoricamente esclusa dai suoi colleghi. Circa la diagnosi, invece, due medici si sono astenuti dal formularla (con notevole onestà intellettuale e professionale, mi hanno detto "Non so cos'è"), mentre la pediatra che lo segue abitualmente ha ipotizzato lo "strofulo", in considerazione del fatto che erano presenti puntini simili alla capocchia di spillo al centro di alcune macchie. Ora le bolle sono scomparse e sono rimaste solo macchie scure (l'eruzione risale a otto-nove giorni fa). Anche in passato avevo notato che alcune punture di zanzara (qui a Roma abbiamo la zanzara tigre) si evolvevano in un puntino a capocchia di spillo, ma senza alone rosso e, soprattutto, non ho MAI avuto l'impressione che il bambino stesse soffrendo il prurito. Ho fatto una mini ricerca su internet e sembra che lo strofulo sia sempre associato ad un forte prurito. Le mie domanda sono: il prurito è un requisito indispensabile per identificare lo strofulo? Può trattarsi di altra malattia? È corretto escludere le allergie alimentari? 

Daniela

Cara signora,
lo strofulo normalmente si accompagna ad intenso prurito, eccezionalmente questo non è presente. Nonostante questo, il quadro da lei descritto ben si adatta alla possibilità che si tratti di uno strofulo. Tuttavia è da prendere in considerazione la possibilità che si tratti di un'altra affezione cutanea, le più comuni delle quali sono le forme esantematiche e le dermatiti impetiginizzate. Per accertare la presenza dello strofulo è sufficiente la visita, non è necessaria l'esecuzione di altri esami. In caso di sintomi dubbi, può essere d'aiuto per identificare una allergia ad alimenti eseguire i prick test cutanei.

Prof. Carlo Caffarelli


Liofilizzati o carne omogeneizzata in casa?

(12/11/2002 - 11:06)

Buongiorno,
mia figlia ha 5 mesi ed è allattata al seno. Al sesto mese ho intenzione di iniziare lo svezzamento. La mia pediatra mi ha parlato di liofilizzati, ma sono contraria ai cibi preconfezionati e vorrei passare subito alla carne omogeneizzata in casa. È possibile? Grazie

Francesca

 Cara mamma,
gli omogeneizzati rappresentano i prodotti più sicuri per il bambino, anche più sicuro del cibo fresco (carni, verdure), in quanto i severi controlli igienici e di qualità cui sono sottoposti li garantiscono in pieno. Gli omogeneizzati ed i liofilizzati hanno le stesse caratteristiche nutrizionali: si differenziano in quanto sono prodotti con modalità differenti. Negli omogeneizzati la carne, che proviene da allevamenti controllati e selezionati in zone lontane da fonti di inquinamento, viene cotta con un getto di vapore surriscaldato e omogeneizzata sempre a ciclo chiuso. Tale procedimento determina una frammentazione più minuta della carne che diventa così più digeribile
· il recupero del brodo di cottura e con esso proteine e sali minerali
· l'assenza o la minima aggiunta di sale
· la garanzia di sterilità e igiene
· l'eliminazione totale dell'aria rendendo più digeribile la carne
· l'assenza di conservanti, coloranti ed additivi in genere
I liofilizzati non sono altro che carne cotta omogeneizzata ed essiccata con il metodo della liofilizzazione. La frammentazione della carne è ancora più minuta e ciò agevola l'efficacia digestiva in un periodo nel quale è possibile avere ancora una immaturità della funzione digestiva
· non aumentano di molto il volume del pasto
· permettono una più agevole utilizzazione del prodotto a dosi frazionate
· si conservano più facilmente una volta aperta la confezione
· mantengono inalterate le caratteristiche organolettiche della materia prima di partenza.
Stesso discorso per quanto riguarda il secondo quesito: la frutta confezionata sotto forma di omogeneizzato fornisce tutto il sapore e l'apporto nutritivo della frutta fresca con il vantaggio che viene colta al giusto punto di maturazione, è coltivata senza l'uso di concimi chimici o di fertilizzanti, viene integrata con vitamina C e proviene da colture costantemente controllate e situate lontano da possibili fonti di contaminazione. La frutta fresca va ugualmente bene, ma va scelta con attenzione, assicurandosi che non sia rimasta troppo a lungo in celle frigorifere o sul banco del fruttivendolo e che sia matura al punto giusto. Essi vanno comunque integrati con alimenti freschi, in quanto è vero che sono ricchi di molti elementi nutritivi di cui il bambino ha bisogno, ma con la pre-cottura e nei processi di pastorizzazione (che avvengono a circa 80°C) cui devono necessariamente essere sottoposti, questi cibi perdono alcuni elementi come ad es: vitamine; alcune proteine ecc. di cui il bambino necessita. I primi omogeneizzati con cui il bambino fa conoscenza sono quelli a base di frutta e verdura, successivamente quelli a base di carne (le mamme devono stare attente a non anticipare troppo i tempi di somministrazione della carne). L'orientamento moderno è di moderare la somministrazione di carni nei primi 6 mesi di vita perché è vero che una dieta ricca di carne migliora lo sviluppo in altezza del bambino, è anche vero che la precocità e l'abuso di carne favoriscono negli anni successivi il nascere di malattie metaboliche e, secondo  alcuni studi, di allergie e forse anche lo sviluppo di tumori dello stomaco e dell'intestino. Gli omogeneizzati sono alimenti di tutto rispetto, da usare secondo le indicazioni del pediatra, con assoluta tranquillità. Bisogna però ricordare che, una volta aperto il barattolino va consumato tutto perché può facilmente inquinarsi, anche se conservati in frigorifero. Nei prossimi mesi, e per tutta la vita, poi, sua figlio avrà la possibilità di mangiare tutte le prelibatezze preparate dalla mamma meglio per tutti e non solo per il bebè. Nella mia esperienza vedo tante mamme passare ore a parlare della pappa del bambino e poi loro, e il povero marito, si riducono a mangiare cibi preconfezionati, precotti, predigeriti (finora non esistono i premangiati!). Una corretta educazione alimentare del figlio non vuol dire dare solamente determinati cibi ma anche riservare al momento del pasto uno spazio particolare per TUTTA LA FAMIGLIA e delle regole precise. Ma di questo ne parli con il suo pediatra curante. Cari Saluti

Dott. Alberto Ferrando


Gli rimetto il pannolino?
(11/11/2002 - 16:05)

Buongiorno,
sono la mamma di Davide, un bambino di 2 anni e 1/2. L'estate scorsa ho tolto il pannolino a mio figlio visto che a 2 anni lo avevo tolto anche agli altri 2 bambini più grandi, ma con un po' di delusione ho notato che la risposta del bambino non è stata la stessa. Insomma, tutt'ora non accenna a dire che deve fare la pipì e, quando lo dice, è ormai troppo tardi; noi ci regoliamo con gli orari e lo portiamo al bagno di nostra iniziativa. Peggio ancora per quanto riguarda la cacca: è capace di stare mezz'ora al bagno e non farla e poi, una volta rivestito, se la fa addosso e non manifesta il minimo fastidio o vergogna. Ora non sappiamo più cosa fare... sgridarlo, fare finta di niente o addirittura rimettergli il pannolino? La ringrazio in anticipo per i consigli. 

Esmy

Cara mamma,
Alcuni bambini sono pronti a stare senza pannolino a 2 anni, altri non lo sono ancora a tre anni. Se il bambino reagisce male al tentativo di toglierglielo fate una decorosa ritirata e rimetteteglielo. Non solo, non ditegli niente tipo: non ti dà fastidio? Fai come i grandi, ecc., altrimenti persisterà più a lungo nel suo atteggiamento negativo. Togliere il pannolino deve essere una scelta non solo dei genitori ma anche del bambino. Ricordate comunque di essere tutti d'accordo senza biasimarlo per la scelta. Cari Saluti

Dott. Alberto Ferrando


La mia bambina da qualche tempo beve molta acqua…

(10/11/2002 - 20:21)

Ho una bambina di 6 anni, che da qualche tempo beve molta acqua, per farle un esempio, solo a pranzo ne beve 1 litro. Fa spesso la pipì e da qualche giorno anche di notte. Vorrei aggiungere che in famiglia non ci sono casi di diabete e che la bimba beve indipendentemente dal tipo di alimentazione. Da cosa può dipendere? Mi devo preoccupare? In attesa di una sua risposta al più presto, la saluto cordialmente. 

MGVC

Gentile Signora,
dovrebbe eseguire per iniziare una glicemia basale ed eventualmente frazionata, quindi le consiglio di consultare il suo Pediatra. Distinti saluti

Prof. Enrico De Grazia

Direttore Cattedra di Chirurgia Pediatrica

Università di Palermo


Cosa può provocare lo streptococcus agalactie?
(10/11/2002 - 16.09)

 Ho una bambina di 5 mesi a cui, dopo un esame dell'urina, è stato diagnosticato lo streptococcus agalactie group B 100.000 UFC/ml. È stato consigliato di iniziare una terapia di Cefixoral sciroppo 60 mg una volta al giorno per 8 giorni, poi ripetere l'esame dopo 15 giorni. La bimba pesa 6 kg ed è 63 cm di altezza, è alimentata con latte materno, Nidina Confort, ed ha iniziato lo svezzamento. La domanda che Le rivolgo è: che cosa può provocare lo streptococcus agalactie e se è corretta una terapia come quella consigliata. Grazie. 

Opus

Le infezioni delle vie urinarie sono frequenti nei bambini. Rappresentano una della infezioni più frequenti dopo quelle delle vie respiratorie ed intestinali. Soprattutto in una bambina non debbono destare preoccupazioni ma, debbono essere individuate e trattate adeguatamente. Utile la valutazione anche dell'esame urine in quanto nel bambino che utilizza il pannolino, cioè fino a 2-3 anni, esiste la possibilità di contaminazione per la difficoltà di riuscire a raccogliere le urine. Eventuali ulteriori esami o consulenze urologiche solamente se gli episodi si ripresentassero. Cordiali Saluti 

Dott. Alberto Ferrando


Il mio bambino non riesce a fare la "cacca" da solo…

(10/11/2002 - 10:46)

Ho un bambino nato il 15 settembre 2002, alimentato al seno, che da circa 25 giorni (in corrispondenza della comparsa della prima colica gassosa) non riesce a fare la "cacca" da solo. Prima di allora era normale. Ora occorre stimolarlo con la sondina (cosa che faccio almeno 3 volte al giorno) per aiutarlo ad evacuare. Lui spinge disperatamente, ma fa solo aria. Il pediatra dice di continuare con la stimolazione e mi ha prescritto il Portolac da somministrare al mattino 1/2 cucchiaino (aumentabile a due chicc. al die): i risultati del lassativo però non ci sono… anzi, a volte sembra che provochino un eccesso di aria che infastidisce mio figlio. Sono preoccupata sia per il fatto che non riesce da solo, sia per l'uso del lassativo e della sondina. Cosa mi consiglia di fare? Può trattarsi di un problema a livello gastro-intestinale? Nella mia dieta ho già eliminato uova, latte e formaggi. La ringrazio per la risposta. 

Antonella Grossi

Cara signora,
le cause di stipsi nel bambino molto piccolo sono assai numerose. Tra queste escluderei che possa essere dovuto a qualche alimento che lei assume, per cui le consiglio di mangiare normalmente. È opportuno innanzitutto verificare che il bambino si nutra e cresca in modo regolare. Se questo è il caso, è opportuno proseguire con l'allattamento al seno esclusivo. In casi selezionati, può inoltre essere necessaria una valutazione strumentale (radiologica, endoscopica, manometrica) per chiarire se esistono cause organiche della stipsi. Un intestino pigro, cioè il bambino che non evacua entro 3 gg., può essere aiutato con supposte di glicerina. Se non è sufficiente, si può ricorrere ad una pulizia intestinale con clismi e successivamente ad un periodo con lassativi.

Prof. Carlo Caffarelli


Gatti e allergie..
(8/11/2002 - 20.15)

Gentile dottor Ferrando,
ho scoperto da poco il suo sito e sono stata piacevolmente sorpresa nello scoprire che Lei è di Genova, come me; purtroppo al momento abitiamo a Chiavari, pertanto non potremo sceglierLa come medico per il nostro futuro bambino. Nel frattempo, però, approfitto della Sua esperienza e disponibilità per sottoporLe un quesito che, ammetto, sembra trito e ritrito ma, nel mio caso,
presenta una variante! Sono alla 31ma settimana di gravidanza e fin dall'inizio sono in terapia
con Flantadin 24mg/die. Questo perché sono affetta da LES dal 1994. Abbiamo in casa 2 micioni e ne' mio marito ne' io (per quanto possa ipotizzare, visto che ero già in terapia steroidea quando Fric e Topessa sono arrivati) siamo allergici; nessuno nelle nostre famiglie lo è. Tuttavia il bambino sta assumendo cortisone da quando .. è stato concepito, mentre questa copertura verrà a mancargli proprio quando entrerà in contatto con i gatti; il mio dubbio è che la terapia possa avergli abbassato le difese e di conseguenza lo renda più suscettibile a sviluppare un'allergia… Ovviamente, vista la mia patologia, questo sarebbe certamente il male minore, ma come Lei può ben capire, l'eventualità mi spaventa molto; sia io sia mio marito siamo estremamente affezionati ai gatti, io sono abbastanza ottimista, ma questo ragionamento (magari sbagliato?) circa il cortisone, prima si - dopo no, mi ha creato qualche perplessità. La ringrazio in anticipo. Cordiali saluti, 

Michela L.

Cara mamma,
Il fatto di vivere fin dalla nascita a contatto con animali domestici (e non) è stato dimostrato come fattore protettivo nei confronti delle allergie. Vi allego un "vecchio" lavoro del 1999 (mi spiace, in Inglese). Ne sono usciti altri che hanno dimostrato questo. “It is unknown which factors in modern western society that have caused the current increase in prevalence of allergic diseases. Improved hygiene, smaller families, altered exposure to allergens have been suggested. OBJECTIVES: To assess the relationship between exposure to pets in early life, family size, allergic manifestations and allergic sensitization at 7-9 and 12-13 years of age. METHODS: The prevalence of allergic diseases and various background factors were assessed in 1991 and 1996 by questionnaire studies. In 1991, the study comprised representative samples of children from the Goteborg area on the Swedish west coast (7 years old, n = 1649) and the inland town Kiruna in northern Sweden (7-9 years old, n = 832). In 1992, a validation interview and skin prick test (SPT) were performed in a stratified sub-sample of 412 children. In 1996, this subgroup was followed up with identical questions about clinical symptoms as in 1991, detailed questions about early pet exposure were added and SPT performed. RESULTS: Children exposed to pets during the first year of life had a lower frequency of allergic rhinitis at 7-9 years of age and of asthma at 12-13 years. Children exposed to cat during the first year of life were less often SPT positive to cat at 12-13 years. The results were similar when those children were excluded, whose parents had actively decided against pet keeping during infancy because of allergy in the family. There was a negative correlation between the number of siblings and development of asthma and allergic rhinitis. CONCLUSION: Pet exposure during the first year of life and increasing number of siblings were both associated with a lower prevalence of allergic rhinitis and asthma in school children”. La terapia cortisonica non dovrebbe assolutamente creare o predisporre ad allergie. Un caro saluto e "in bocca al lupo". In attesa di godervi il pupetto continuate a godervi i micioni.

Dott. Alberto Ferrando


Pitiriasi rosea del Gibert

(8/11/2002 - 19:32)

Mio figlio ha 18 mesi e sembra abbia la pitiriasi rosea del Gibert, da alcuni dermatologi è considerata non contagiosa e da altri scarsamente contagiosa, poiché frequenta l'asilo nido devo tenerlo a casa e se si, per quanto tempo?? Grazie 

Valeria

Non è indicato isolamento nei bambini affetti da pitiriasi rosea. Si ignora ancora la causa anche se si ritiene che possa essere responsabile un virus. Anche se fosse determinata da un virus bisogna ricordare che molte malattie pur infettive sono scarsamente contagiose (tipo mononucleosi) o che il contagio cessa dopo pochi giorni dall'inizio della malattia. Non solo i bambini, nelle malattie contagiose, e la pitiriasi non è ritenuta tale, possono essere contagiosi qualche giorno prima dell'esordio della malattia. Cordiali Saluti 

Dott. Alberto Ferrando


Ciste di 4 cm nel rene sinistro della bambina…

(7/11/2002 - 16:48)

Egregio Dottore,
sono una futura mamma in ansia. Alla 23esima settimana di gestazione è stata riscontrata una ciste di 4 cm nel rene sinistro della bambina. Il rene destro è perfettamente funzionante. Ho effettuato l'ecografia morfologica e hanno confermato questa situazione anche se mi hanno rassicurato dicendomi che non sarebbe stato necessario alcun intervento e che comunque una persona vive perfettamente con un solo rene. Sono ritornata dal ginecologo alla 26esima settimana e ha riscontrato che la ciste è aumentata, ora è di 4,5 centimetri. Mi ha subito detto di mettermi in contatto con un pediatra per una eventuale operazione post-parto. Le chiedo cortesemente un suo parere, poiché siamo molto preoccupati. La ringrazio anticipatamente e porgo i miei più distinti saluti. 

Sandra

Gentile Signora,
La dilatazione visualizzata all'ecografia di 4 cm al rene sinistro potrebbe essere dovuta, verosimilmente, ad una idronefrosi, cioè una dilatazione della pelvi renale associata o meno ad
una dilatazione dei calici renali. Non sarei così pessimista per quanto riguarda la funzione del rene. Allo stato attuale non vi sono esami che possano dirci nulla sulla funzione, soltanto un dato indiretto che si basa sullo spessore del parechima renale. Dopo la nascita il piccolo dovrà essere sottoposto ad ecografia ed eventualmente ad altre indagini per potere valutare il grado di dilatazione e la funzione renale. Porti a termine la gravidanza tranquillamente. Distinti saluti

Prof. Enrico De Grazia

Direttore Cattedra di Chirurgia Pediatrica

Università di Palermo


La mia bimba ha sempre fame!

(7/11/2002 - 16:03)

Gentile Dottore,

sono la mamma di una bimba bellissima, nata il 15 ottobre u.s. con parto cesareo, poiché podalica, anticipato alla 37° settimana a causa di una aritmia cardiaca rilevata in sede di ecografia di controllo (e fortunatamente risoltasi spontaneamente dopo la nascita). Alla nascita la bimba pesava 2.500 gr. ed era lunga 50 cm. Vorrei sapere se è normale che la bimba a due settimane di vita sia aumentata di peso di ben 515 gr in una sola settimana (pesata nuda e lontano dalla poppata)... inoltre ha sempre fame! È una bimba buonissima, che piange solo se ha fame, o deve essere cambiata, o ha male al pancino, o vuole essere coccolata... però si attacca al seno con voracità circa ogni ora e per una durata di 30-40 minuti... Sarà opportuno iniziare ad usare un ciucciotto? Non vorrei però che si disaffezionasse al seno materno. Fortunatamente ho moltissimo latte, e spero di poterglielo dare fino ad 1 anno di vita (naturalmente integrando dal 6o mese con altri alimenti da svezzamento). Inoltre di notte predilige dormire sulla mia pancia... forse anche per evidenti motivi di comodità e vicinanza con la sua "dispensa". Potrebbe darci un consiglio su cosa sarebbe meglio fare per la bimba? Grazie fin da adesso per i Suoi preziosi consigli. 

Lidia

Cara Mamma,
Complimenti per la bella e simpatica descrizione di sua figlia. Per quanto riguarda le domande
Domanda:.. è normale che la bimba a due settimane di vita sia aumentata di peso di ben 515 gr in una sola settimana? Risposta: Se è avvenuto, inevitabilmente, sì. Cercate di non "esaltarvi" troppo in quanto a volte succede che nella settimana successiva la bambina possa crescere di meno. Domanda: Si attacca ogni ora. Risposta: Nelle prime settimane alcuni bambini si vogliono attaccare al seno anche ogni ora e questo serve per stimolare la produzione di latte materno. Dopo alcune settimane bisogna far capire al bambino che il "ristorante" ha degli orari di apertura e chiusura per cui sarebbe meglio cercare di abituarla ad intervalli più lunghi. Come? Distraendola, facendola uscire, scarrozzandola in auto, facendole un pochino penare il latte (non vuol dire che ogni volta che piange abbia fame). Domanda: temo che non faccia in tempo a digerire il latte della poppata precedente. Risposta: effettivamente ogni ora potrebbe correre questo rischio. A maggior ragione bisogna cercare di far aspettare almeno 2 ore tra una poppata e l'altra. Domanda: ciuccio? Risposta: Se l'allattamento materno è ben avviato non esiste il timore che l'uso del ciuccio possa avere effetti negativi sull'allattamento. Domanda: Inoltre di notte predilige dormire sulla mia pancia... forse anche per evidenti motivi di comodità e vicinanza con la sua "dispensa". Risposta: Durante la giornata giochi pure con la bimba e la tenga sulla sua pancia ma, per dormire, la metta a dormire nella sua culla e la abitui a dormire sempre a pancia in su, in quanto la posizione a pancia in giù prona fa aumentare (insieme ad altri fattori di rischio tra cui il caldo eccessivo, il fumo di sigaretta e anche, segnalato più recentemente il dormire insieme ai genitori) notevolmente il rischio di SIDS (morte nella culla) che trova spiegato dettagliatamente sul sito www.sidsitalia.it e www.ferrandoalberto.com. Si goda, anzi, godetevi, insieme a suo marito, la bimba, la tempesti e circondi di amore e di coccole ma inizi a cercare di pensare che è necessario dare delle regole fin dai primi giorni di vita. Purtroppo il ruolo del genitore è quello di "tirare su" il bambino, di educarlo con le buone ma anche indirizzarlo su determinate cose e non di essere indirizzati da lui come purtroppo si vede in molte famiglie. Un caro saluto

Dott. Alberto Ferrando


         

  

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Direttore Responsabile: Marco Fasolino

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