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Malattie
in gravidanza
INFEZIONI
DA VIRUS VARICELLA ZOSTER (VZV)
Il virus
varicella-zoster (VZV) appartiene alla famiglia degli herpesvirus,
che riconosce nell'uomo l'unico serbatoio attualmente noto. Il 70-80% degli
adulti ha avuto la varicella, ma solo il 10-20% dei soggetti con anamnesi
negativa è siero-negativo. Nel 2% dei casi esiste la possibilità che
l'infezione venga contratta in gravidanza.
Varicella in gravidanza
È ancora in discussione il reale rischio di abortività e di prematurità in
caso di varicella in corso di gravidanza; tuttavia prematurità ed iposviluppo
intrauterino sono frequenti nei neonati con varicella congenita. In caso di
rischio di contagio in donne gravide recettive possono essere impiegate le
immunoglobuline specifiche (VZIG), che vanno somministrate entro 72 ore
dall'esposizione al contagio. Non esistono studi controllati sulla loro efficacia
nel proteggere, né è stata dimostrata la loro efficacia nel proteggere il feto
dall'infezione; in ogni caso l'assenza di sintomatologia materna conseguente
all'uso VZIG non indica necessariamente una protezione fetale.
Varicella congenita
Si considera congenita una varicella che compare nei primi 10 giorni di vita
ed è legata al passaggio transplacentare del virus durante la fase di viremia
materna. La varicella materna può essere teratogenica per il feto. La frequenza
dell'embriopatia da varicella è difficilmente valutabile; si calcola che circa
il 25% dei feti di madre con varicella contragga l'infezione, ma infezione non
vuol dire embriopatia. Il rischio di embriopatia è maggiore entro la 20a settimana
di gestazione (1-2%), massimo dalla 13a alla 20a.
Infezioni più tardive spesso si associano a malattia fetale meno grave.
L'infezione da Herpes Zoster raramente determina viremia, per cui l'infezione
fetale è molto rara e comunque meno grave. La sintomatologia dell'embriopatia
da varicella è caratterizzata da lesioni cutanee di tipo cicatriziale. Sono
inoltre presenti lesioni oculari come cataratta, microftalmia e corioretinite ed
atofia cerebrale con possibili convulsioni e ritardo mentale; infine possono
essere presenti idrocefalo, calcifiazioni cerebrali, idrope fetale e
polidraminios. Nelle forme più gravi si arriva ad un exitus precoce. Le
alterazioni degli arti si accompagnano a 50% di ritardo mentale.
Varicella perinatale
In caso di varicella materna con insorgenza da 5 giorni prima a 2 giorni dopo
il parto esiste un rischio di infezione per il feto o neonato che va dal 25 al
50%. Il periodo di incubazione è di 9-15 giorni dal momento della comparsa
dell'esantema materno. La sintomatologia può essere modesta con pochi elementi
cutanei o molto grave.
Varicella postnatale
In genere insorge tra 10 e 28 giorni di vita, la sintomatologia in genere è
lieve ed eccezionalmente causa exitus.
Diagnosi
L'isolamento del virus dalle vescicole permette di porre diagnosi di
certezza, tuttavia presenta notevoli difficoltà tecniche. È possibile
ricercare gli antigeni virali con immunofluorescenza, si può inoltre ricercare
il DNA virale con PCR. Le indagini sierologiche comprendono la ricerca di
anticorpi con metodo ELISA; la dimostrazione dell'infezione è possibile in
presenza di un aumento del titolo anticorpale di almeno 4 volte. La presenza di
IgM indica un'infezione recente.
Terapia e prevenzione
L'acyclovir è la terapia di prima scelta per tutti i neonati con varicella
congenita, perinatale e postnatale grave o potenzialmente grave.La prevenzione
più efficace consiste nella vaccinazione che dovrebbe essere praticata alle
donne in età fertile prima della gravidanza. La profilassi passiva con
immunoglobuline specifiche deve essere praticata entro i primi 5 giorni. Tale
trattamento è in grado di ridurre la gravità della malattia, non di prevenire
l'infezione. In caso di comparsa di varicella in prossimità del parto non vi è
nessuna indicazione ad anticipare la nascita per poter trattare il neonato, ma
piuttosto a posticiparla in modo che possa avvenire il passaggio transplacentare
degli anticorpi materni. Se nell'ambito familiare dove il neonato deve essere
accolto dopo la dimissione si trovano fratellini affetti e la madre è
sieronegativa per la varicella, è opportuno che la madre sia trattata con VZIG;
per quanto riguarda il neonato, può restare isolato fino alla guarigione del
fratellino o venire trattato con VZIG. Non essendo dimostrato che il latte
materno sia una sicura fonte di contagio, l'allattamento al seno è possibile;
tuttavia nel caso in cui la malattia sia clinicamente manifesta solo nella
madre, è utile che il latte venga estratto con un tira-latte e somministrato
con biberon, evitando lo stretto contatto con la madre.
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