01/09/2014
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Varicella in Gravidanza

Infezioni da virus varicella zoster (VZV)


Il virus varicella-zoster (VZV) appartiene alla famiglia degli herpesvirus, che riconosce nell'uomo l'unico serbatoio attualmente noto. Il 70-80% degli adulti ha avuto la varicella, ma solo il 10-20% dei soggetti con anamnesi negativa è siero-negativo. Nel 2% dei casi esiste la possibilità che l'infezione venga contratta in gravidanza.

 

Varicella in gravidanza


È ancora in discussione il reale rischio di abortività e di prematurità in caso di varicella in corso di gravidanza; tuttavia prematurità ed iposviluppo intrauterino sono frequenti nei neonati con varicella congenita. In caso di rischio di contagio in donne gravide recettive possono essere impiegate le immunoglobuline specifiche (VZIG), che vanno somministrate entro 72 ore dall'esposizione al contagio. Non esistono studi controllati sulla loro efficacia nel proteggere, né è stata dimostrata la loro efficacia nel proteggere il feto dall'infezione; in ogni caso l'assenza di sintomatologia materna conseguente all'uso VZIG non indica necessariamente una protezione fetale.

 

Varicella congenita


Si considera congenita una varicella che compare nei primi 10 giorni di vita ed è legata al passaggio transplacentare del virus durante la fase di viremia materna. La varicella materna può essere teratogenica per il feto. La frequenza dell'embriopatia da varicella è difficilmente valutabile; si calcola che circa il 25% dei feti di madre con varicella contragga l'infezione, ma infezione non vuol dire embriopatia. Il rischio di embriopatia è maggiore entro la 20a settimana di gestazione (1-2%), massimo dalla 13a alla 20a. Infezioni più tardive spesso si associano a malattia fetale meno grave. L'infezione da Herpes Zoster raramente determina viremia, per cui l'infezione fetale è molto rara e comunque meno grave. La sintomatologia dell'embriopatia da varicella è caratterizzata da lesioni cutanee di tipo cicatriziale. Sono inoltre presenti lesioni oculari come cataratta, microftalmia e corioretinite ed atofia cerebrale con possibili convulsioni e ritardo mentale; infine possono essere presenti idrocefalo, calcifiazioni cerebrali, idrope fetale e polidraminios. Nelle forme più gravi si arriva ad un exitus precoce. Le alterazioni degli arti si accompagnano a 50% di ritardo mentale.

 

Varicella perinatale


In caso di varicella materna con insorgenza da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto esiste un rischio di infezione per il feto o neonato che va dal 25 al 50%. Il periodo di incubazione è di 9-15 giorni dal momento della comparsa dell'esantema materno. La sintomatologia può essere modesta con pochi elementi cutanei o molto grave.

 

Varicella postnatale


In caso di varicella materna con insorgenza da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto esiste un rischio di infezione per il feto o neonato che va dal 25 al 50%. Il periodo di incubazione è di 9-15 giorni dal momento della comparsa dell'esantema materno. La sintomatologia può essere modesta con pochi elementi cutanei o molto grave.

 

Varicella postnatale


In genere insorge tra 10 e 28 giorni di vita, la sintomatologia in genere è lieve ed eccezionalmente causa exitus.

 

Diagnosi


L'isolamento del virus dalle vescicole permette di porre diagnosi di certezza, tuttavia presenta notevoli difficoltà tecniche. È possibile ricercare gli antigeni virali con immunofluorescenza, si può inoltre ricercare il DNA virale con PCR. Le indagini sierologiche comprendono la ricerca di anticorpi con metodo ELISA; la dimostrazione dell'infezione è possibile in presenza di un aumento del titolo anticorpale di almeno 4 volte. La presenza di IgM indica un'infezione recente.

 

Terapia e prevenzione


L'acyclovir è la terapia di prima scelta per tutti i neonati con varicella congenita, perinatale e postnatale grave o potenzialmente grave.La prevenzione più efficace consiste nella vaccinazione che dovrebbe essere praticata alle donne in età fertile prima della gravidanza. La profilassi passiva con immunoglobuline specifiche deve essere praticata entro i primi 5 giorni. Tale trattamento è in grado di ridurre la gravità della malattia, non di prevenire l'infezione. In caso di comparsa di varicella in prossimità del parto non vi è nessuna indicazione ad anticipare la nascita per poter trattare il neonato, ma piuttosto a posticiparla in modo che possa avvenire il passaggio transplacentare degli anticorpi materni. Se nell'ambito familiare dove il neonato deve essere accolto dopo la dimissione si trovano fratellini affetti e la madre è sieronegativa per la varicella, è opportuno che la madre sia trattata con L'isolamento del virus dalle vescicole permette di porre diagnosi di certezza, tuttavia presenta notevoli difficoltà tecniche. È possibile ricercare gli antigeni virali con immunofluorescenza, si può inoltre ricercare il DNA virale con PCR. Le indagini sierologiche comprendono la ricerca di anticorpi con metodo ELISA; la dimostrazione dell'infezione è possibile in presenza di un aumento del titolo anticorpale di almeno 4 volte.

La presenza di IgM indica un'infezione recente; per quanto riguarda il neonato, può restare isolato fino alla guarigione del fratellino o venire trattato con VZIG. Non essendo dimostrato che il latte materno sia una sicura fonte di contagio, l'allattamento al seno è possibile; tuttavia nel caso in cui la malattia sia clinicamente manifesta solo nella madre, è utile che il latte venga estratto con un tiralatte e somministrato con biberon, evitando lo stretto contatto con la madre.

 

 

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