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Malattie
in gravidanza
LE
INFEZIONI DA PARVOVIRUS
I
parvovirus sono tra i più piccoli e semplici virus, di forma sferica,
simmetrica icosaedrica e con una sola catena di DNA.
Il
B19 è il più piccolo DNA-virus patogeno per l’uomo.
Epidemiologia
e trasmissione
L’infezione
da B19 è diffusa in tutto il mondo e si riscontra in ogni periodo
dell’anno, con una maggiore incidenza nei mesi di marzo-giugno. I
cicli epidemici sono di 4-5 anni nei paesi con clima temperato, di 2-3
anni nei paesi tropicali. La trasmissione del B19 avviene generalmente
per via aerea: il virus è stato riscontrato nelle secrezioni nasali e
del faringe. Nelle epidemie scolastiche, la trasmissione
interpersonale può essere più importante di quella per aerosol.
Infatti, il B19 si diffonde non solo con le goccioline di saliva ma
anche attraverso gli oggetti, quali le suppellettili, su cui rimane
stabile per diverse ore.
In
studi epidemiologici su larga scala si è visto che di tutte le donne
gravide suscettibili all'infezione circa l'1.5% mostra una
sieroconversione che testimonia l'infezione materna; di queste circa
il 33% si associa a trasmissione materno-fetale.
Manifestazioni
cliniche
Infezione
asintomatica
Circa
il 25-30% dei soggetti esposti al rischio di contagio durante le
epidemie sviluppa anticorpi senza manifestare sintomi.
Megaloeritema
è
la più tipica e comune manifestazione clinica dell’infezione da
B19, consistente in un esantema eritemato-maculo-papuloso localizzato
alle guance, al tronco e all' estremità. Il periodo
dell’incubazione è generalmente compreso tra 4 e 14 giorni.
Crisi
aplastica transitoria
è
stata
la prima manifestazione clinica associata all’infezione da B19 ed è
caratterizzata dalla brusca comparsa di anemia grave con assenza di
reticolociti; è stata osservata in tutti i soggetti con una vita
eritrocitaria media inferiore alla norma (circa 120 giorni).
Fetopatia
Durante
la gravidanza è possibile che il Parvovirus B19 attraversi la
barriera placentare, causando talora gravi conseguenze che derivano
essenzialmente dalla combinazione di due condizioni che
favoriscono l'aggressione virale; queste sono rappresentate
dall’elevato turnover delle emazie fetali e dall’immaturità del
sistema immunitario. Se l’infezione viene acquisita nelle prime 20
settimane, si verifica la morte del feto nel 3-9% dei casi. Nel
secondo trimestre, a causa dell’enorme aumento della massa
eritrocitaria fetale si può manifestare l’idrope fetale. L’idrope
fetale non immune si riscontra in 1:3000 gravidanze: nel 50% dei casi
la causa è ignota e nel 10-15% è dovuta al Parvovirus B19.
L’infezione nel terzo trimestre, essendo più valida la risposta
immunitaria fetale, può essere seguita dalla nascita di un bambino
affetto da anemia o, eccezionalmente, da natimortalità. Tuttavia,
l’evenienza più frequente di un’infezione materna da B19 è la
nascita di un bambino sano, anche nei casi associati a positività
delle IgM specifiche.
Sindrome
artralgica
Presente
nel 5-10% dei bambini, oltre che nel 50-80% degli adulti. Si manifesta
solitamente con tumefazione e dolore delle piccole articolazioni degli
arti, durando a volte diverse settimane con fasi intermittenti.
Malattie
ematologiche
Oltre
alla riduzione del numero dei reticolociti, con conseguente anemia
aplastica, il B19 può causare linfopenia, neutropenia e
piastrinopenia.
Miocardite
Nell’uomo,
sia in età pediatrica che adulta, sono stati associati a infezioni da
B19 diversi casi di miopericardite.
Vasculiti
Il
B19 viene ritenuto in grado di indurre l’insorgenza di vasculiti.
Sono
state associate al B19 la porpora di Schonlein-Henoch, la poliarterite
nodosa, la granulomatosi di Wegener e la sindrome di Kawasaki.
Infezione
cronica
Nei
soggetti incapaci di sviluppare una valida risposta immunitaria, il
virus può rimanere attivo a lungo, causando anemia cronica, talora
associata a leucopenia e piastrinopenia.
Diagnosi
La
diagnosi diretta da B19 si effettua con la ricerca del DNA virale nel
siero mediante polymerase chain reaction (PCR) o nei tessuti mediante
ibridazione in situ. La risposta anticorpale può essere valutata
mediante la ricerca di IgM e IgG
specifiche con metodi ELISA o RIA.
Le
IgG anti-B19 si riscontrano alcuni giorni dopo le IgM e possono
persistere per tutta la vita. Un aumento significativo nel siero
prelevato in fase di convalescenza (almeno il doppio del livello di
IgG rilevato nel siero in fase acuta) attesta un’infezione recente.
Il riscontro della bassa avidità delle IgG depone per un’infezione
primaria recente. Le IgA anti-B19 non sembrano diagnosticamene utili
in quanto possono persistere per anni.
Terapia
L’infezione
da B19 generalmente non richiede trattamento. Nei casi di grave
anemia, non esistendo una terapia eziologica specifica, si possono
utilizzare le immunoglobuline aspecifiche endovena. In casi gravi di
idrope fetale sono state effettuate trasfusioni intrauterine oppure
infusioni di immunoglobuline alla madre, con benefici per il feto non
ancora accertati.
Prevenzione
L’allestimento
di un vaccino anti-B19 sarebbe giustificato non solo dalle crisi
aplastiche o anemie croniche che il virus
causa nei soggetti predisposti, ma anche dalle conseguenze
dell’infezione in gravidanza sia immediate che tardive. E’ in
avanzata fase di sperimentazione un vaccino costituito da capsidi
virali vuoti, ottenuti da entrambe le proteine strutturali
ricombinanti.
La
capacità da parte delle immunoglobuline di prevenire l’infezione
non è a tutt’oggi dimostrata. La prevenzione dell’infezione per i
soggetti a rischio, come le gestanti, è essenzialmente basata
sull’adozione di misure igieniche, come il lavaggio delle mani, e
sull’evitare di dividere cibo e bevande con gli individui
potenzialmente infetti. I pazienti con crisi aplastiche sono da
considerare contagiosi per almeno 7 giorni, mentre i bambini che
presentano il megaloeritema non lo sono.
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