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Malattie
del I trimestre di gravidanza
MINACCIA
D'ABORTO
La
minaccia d’aborto rappresenta un potenziale pericolo per il
normale proseguo della gestazione.
Sintomi
I sintomi della minaccia d'aborto sono sostanzialmente gli stessi
dell'aborto in atto; differiscono da essi, però, per la loro minore
intensità. Il dolore al
basso ventre è poco
intenso e può anche mancare; talora può essere accompagnato da
leggere fitte intermittenti di tipo colico, corrispondenti alle
contrazioni dell'utero.
Le
perdite di sangue sono piuttosto scarse,
di colore sia rosso chiaro che scuro:
la loro abbondanza, assieme all'intensità del dolore, è segno che
il meccanismo di distacco dell'embrione dal suo impianto nell'utero
e della sua espulsione è già in fase avanzata. All'esame
ostetrico, il medico ha modo di stabilire con maggior precisione se
si tratti di minaccia di aborto o di aborto in atto: nel primo caso,
infatti, l'orifizio del collo dell'utero è chiuso e non si rileva
materiale fetale in via d'espulsione.
Poiché
il dolore può anche mancare, qualsiasi perdita di sangue dai
genitali deve immediatamente insospettire la gestante e indurla a
rivolgersi al medico.
Le
probabilità di impedire l'aborto, quando si presenti una minaccia
d'aborto, sono dipendenti dalla causa che lo genera. Se esso è
determinato da cause ovulari, il che si verifica nel 60-70% dei
casi, la terapia non è in grado di impedire l'interruzione della
gravidanza. Se sono in gioco altre cause, invece, le possibilità di
successo sono abbastanza buone, a condizione che la terapia sia
instaurata tempestivamente e che sia il più possibile diretta
contro la causa che ha determinato la minaccia stessa.
Terapia
La
terapia consiste per prima cosa nell'assoluto riposo a letto e nella
assunzione di farmaci che riducano la contrattilità della
muscolatura dell'utero (oppiacei, spasmolitici). Utile anche l'uso
di vitamine, soprattutto le vitamine C, K ed E. Inoltre si
somministrano composti ad azione simile a quella del progesterone,
che riduce l'eccitabilità della muscolatura dell'utero.
Oltre che
con questa terapia sintomatica (perché diretta contro il sintomo
rappresentato dalle contrazioni del miometrio che tendono a
espellere l'uovo fecondato), occorre intervenire con una cura agente
contro la causa che specificatamente ha determinato la minaccia
d'aborto.
Principalmente quando entrano in gioco cause ormoniche
(aborto ripetuto) occorre somministrare gli ormoni necessari per
ristabilire l'equilibrio alterato. Di grand'utilità è il periodico
dosaggio della gonadotropina corionica urinaria materna, per
verificare l'efficienza ormonale del prodotto del concepimento e per
stabilire l'entità del trattamento cui la paziente deve essere
sottoposta.
Il
riposo a letto e la cura devono essere protratti per almeno una
settimana dopo che sono cessate le perdite di sangue; attenzioni
particolari devono essere prese in corrispondenza delle mancate
mestruazioni, che rappresentano periodi nei quali la muscolatura
uterina è particolarmente eccitabile. Il proseguimento della
gravidanza dipende in molti casi dal rigore con cui le prescrizioni
del medico sono rispettate.
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