14.07.2014
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Patologie

Minaccia d'aborto


La minaccia d’aborto rappresenta un potenziale pericolo per il normale proseguo della gestazione.

 

Sintomi


I sintomi della minaccia d'aborto sono sostanzialmente gli stessi dell'aborto in atto; differiscono da essi, però, per la loro minore intensità. Il dolore al basso ventre è poco intenso e può anche mancare; talora può essere accompagnato da leggere fitte intermittenti di tipo colico, corrispondenti alle contrazioni dell'utero.

Le perdite di sangue sono piuttosto scarse, di colore sia rosso chiaro che scuro: la loro abbondanza, assieme all'intensità del dolore, è segno che il meccanismo di distacco dell'embrione dal suo impianto nell'utero e della sua espulsione è già in fase avanzata. All'esame ostetrico, il medico ha modo di stabilire con maggior precisione se si tratti di minaccia di aborto o di aborto in atto: nel primo caso, infatti, l'orifizio del collo dell'utero è chiuso e non si rileva materiale fetale in via d'espulsione.

Poiché il dolore può anche mancare, qualsiasi perdita di sangue dai genitali deve immediatamente insospettire la gestante e indurla a rivolgersi al medico.

Le probabilità di impedire l'aborto, quando si presenti una minaccia d'aborto, sono dipendenti dalla causa che lo genera. Se esso è determinato da cause ovulari, il che si verifica nel 60-70% dei casi, la terapia non è in grado di impedire l'interruzione della gravidanza. Se sono in gioco altre cause, invece, le possibilità di successo sono abbastanza buone, a condizione che la terapia sia instaurata tempestivamente e che sia il più possibile diretta contro la causa che ha determinato la minaccia stessa.

 

Terapia


La terapia consiste per prima cosa nell'assoluto riposo a letto e nella assunzione di farmaci che riducano la contrattilità della muscolatura dell'utero (oppiacei, spasmolitici). Utile anche l'uso di vitamine, soprattutto le vitamine C, K ed E. Inoltre si somministrano composti ad azione simile a quella del progesterone, che riduce l'eccitabilità della muscolatura dell'utero.

Oltre che con questa terapia sintomatica (perché diretta contro il sintomo rappresentato dalle contrazioni del miometrio che tendono a espellere l'uovo fecondato), occorre intervenire con una cura agente contro la causa che specificatamente ha determinato la minaccia d'aborto.

Principalmente quando entrano in gioco cause ormoniche (aborto ripetuto) occorre somministrare gli ormoni necessari per ristabilire l'equilibrio alterato. Di grand'utilità è il periodico dosaggio della gonadotropina corionica urinaria materna, per verificare l'efficienza ormonale del prodotto del concepimento e per stabilire l'entità del trattamento cui la paziente deve essere sottoposta.

Il riposo a letto e la cura devono essere protratti per almeno una settimana dopo che sono cessate le perdite di sangue; attenzioni particolari devono essere prese in corrispondenza delle mancate mestruazioni, che rappresentano periodi nei quali la muscolatura uterina è particolarmente eccitabile. Il proseguimento della gravidanza dipende in molti casi dal rigore con cui le prescrizioni del medico sono rispettate.

 

 

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