La perdita di sangue proveniente dall'utero rappresenta un evento
fisiologico nella vita feconda della donna, quando si verifica con
regolarità in corrispondenza dei periodi mestruali. Quando però la
perdita di sangue si verifica al di fuori di tali periodi, senza
alcuna regolarità, prende il nome di metrorragia. Durante il periodo
fecondo della vita della donna (cioè dopo l'inizio delle
mestruazioni e prima della menopausa), generalmente non si
verificano metrorragie isolate (eccezion fatta per le emorragie
dipendenti dallo stato di gravidanza), bensì esse si sommano alle
perdite mestruali, dando luogo alla menorragia. Si comprende quindi
come i caratteri delle metrorragie varino secondo l'età della donna.
DURANTE L'ETà FECONDA
Durante tutta la vita feconda della donna, la principale causa di
emorragie di origine uterina è rappresentata da condizioni
patologiche legate alla gravidanza (aborto,
gravidanza extrauterina,
mola vescicolare ecc.). Per quanto riguarda le altre forme di
metrorragia, va osservato che durante la vita feconda è ben raro il
verificarsi di metrorragie isolate, in quanto le cause che
determinano le perdite di sangue provocano anche alterazioni dei
caratteri della mestruazione (polimenorrea e
ipermenorrea); i due
fenomeni si possono quindi presentare sovrapposti e in questi casi
si parla di meno-metrorragia.
Cause
Tra le cause capaci di determinare la meno-metrorragia va fatta una
prima distinzione in cause organiche (locali e generali), legate a
una lesione anatomica individuabile, e in cause funzionali, connesse
a un'alterazione del funzionamento del meccanismo regolatore della
mestruazione. In ordine di frequenza, tra le cause organiche locali,
ricordiamo i fibromi (soprattutto sottomucosi), i polipi cervicali,
i processi infiammatori a carico degli annessi e dell'utero, i
tumori maligni del collo e più raramente quelli del corpo
dell'utero. Tra le condizioni patologiche generali, capaci di
determinare meno-metrorragia, citiamo le alterazioni della
coagulabilità del sangue, alcune intossicazioni (da fosforo, piombo,
arsenico), le malattie cardiache, alcune malattie infettive e la
infezione luetica ignorata.
Spesso, però, alla base della meno-metrorragia sta una alterazione
funzionale del meccanismo regolatore della mestruazione: si parla
allora di metropatia emorragica. Essa si osserva con maggior
frequenza all'inizio e alla fine dell'età feconda, quando appunto il
meccanismo regolatore è maggiormente instabile. L'alterazione
primitiva è probabilmente da ricercarsi in una modificazione dei
rapporti ormonali tra ipofisi e ovaio, in quanto in quest'ultimo il
meccanismo di maturazione dei follicoli si altera: più follicoli
crescono simultaneamente, senza giungere alla rottura; pertanto non
si forma alcun corpo luteo.
Tali follicoli continuano perciò a produrre un'elevata quantità di
estrogeni,
anche nel periodo che avrebbe dovuto corrispondere alla fase
luteinica. Di conseguenza l'endometrio rimane in costante fase proliferativa, divenendo spesso e
presentando ghiandole ingrandite. In certi punti, però, l'endometrio
va in necrosi, determinando l'emorragia.
Le perdite di sangue generalmente compaiono dopo un certo periodo di
amenorrea e si susseguono senza ordine. La costante perdita di
sangue, anche se non in grande quantità, determina la graduale
comparsa di un'anemia secondaria. Più raramente, la causa funzionale
della meno-metrorragia è legata a un'alterata funzione del corpo
luteo.
Terapia
La scelta del tipo di cura e quindi il suo successo dipendono dai
risultati degli esami clinici necessari per porre una diagnosi
precisa. Ciò può richiedere un certo tempo: si rende quindi
necessaria una terapia atta a far scomparire i sintomi. Questa
consiste nella somministrazione di medicamenti a base di ferro e di
estratti epatici e, nei casi gravi, in trasfusioni di sangue per
ovviare alle dannose conseguenze della continua perdita di sangue.
Qualora sia stata rilevata una causa organica, generalmente la cura
diretta contro di essa ha come effetto anche la guarigione della
metrorragia.
Nei casi di accertata metrorragia funzionale, la prima forma di
trattamento consiste generalmente nel raschiamento uterino, che non
solo permette di individuare il tipo di alterazione funzionale
responsabile della metrorragia, ma anche che avvenga l'emostasi,
comportando l'allontanamento meccanico dell'endometrio necrotico.
Molti ginecologi affermano che nel 50% e più dei casi di metropatia
emorragica, la metrorragia non si verifica più dopo uno o più
raschiamenti, soprattutto se essi vengono associati alla terapia
ormonale. Quest'ultima è basata sull'uso di estrogeni seguito dalla
somministrazione di progestativi. Una volta arrestata la
metrorragia con elevate dosi di estrogeni, la somministrazione di
progestativi determina nell'endometrio la fase secretiva e la
comparsa di una normale mestruazione. Qualora le terapie di cui
sopra non abbiano successo e si aggravi lo stato di anemia, è
indicato l'uso di analoghi del GnRH (un Releasing Hormone), in grado
di indurre una castrazione farmacologica.
NELLA MENOPAUSA
Nella fase che precede la
menopausa (climaterio) possono verificarsi
perdite di sangue irregolari e di notevole entità, senza che sia
riscontrabile alcuna alterazione specifica: esse sono legate
unicamente alle irregolarità funzionali del sistema ormonale
ipofisario e ovarico che precedono il definitivo arresto del l'ovulazione.
Una volta superata la fase critica di passaggio e stabilitosi il
nuovo equilibrio caratteristico del periodo successivo alla
menopausa, tali disturbi funzionali scompaiono. In altri casi, però,
le metrorragie della menopausa possono essere il segno di
alterazioni patologiche anche gravi.
Cause
Tra le cause organiche locali, quella che riveste maggior importanza
è il carcinoma del corpo dell'utero, seguito dal carcinoma del
collo: la frequenza con cui essi vengono indicati come responsabili
di metrorragie dopo la menopausa varia alquanto da statistica a
statistica. Tale frequenza però è comunque molto elevata.
Poiché, soprattutto nel caso del carcinoma del corpo dell'utero, le
perdite di sangue compaiono precocemente nell'evoluzione del tumore,
esse costituiscono per il medico un prezioso sintomo che permette di
sospettare tempestivamente la presenza di questo tumore. Si
comprende perciò l'importanza di rivolgersi immediatamente al
ginecologo alla prima comparsa di perdite sanguigne in menopausa:
per mezzo dell'esame microscopico dei frammenti di mucosa uterina
prelevati col raschiamento, è possibile accertare l'eventuale
presenza del tumore e intervenire in tempo. In questo caso una
diagnosi tempestiva, seguita da un intervento precoce, sfocia quasi
sempre in un successo terapeutico.
La metrorragia della menopausa non è necessariamente sinonimo di
carcinoma del collo dell'utero, spesso si associa a disturbi
infiammatori della vagina e del collo uterino, così frequenti ad
instaurarsi su tessuti non più sollecitati dallo stimolo trofico
degli ormoni ovarici. Infine, perdite ematiche si possono osservare
come effetto farmacologico, al termine di cicli di trattamenti
ormonali che in menopausa vengono effettuati a volte in eccesso.
Nei casi in cui la metrorragia sia determinata da fattori funzionali,
si può ricorrere alla terapia ormonale.
Terapia
L'isterectomia,
cioè l'asportazione dell'utero, è consigliabile in quei casi in cui
un esame istologico di una precedente biopsia o raschiamento abbia
messo in evidenza alterazioni della struttura microscopica della
mucosa uterina predisponenti alla formazione successiva del tumore
endometriale.
PRIMA DELLA PUBERTà
Nel neonato femmina si può talvolta osservare una piccola perdita
vaginale, accompagnata da una modesta secrezione da parte delle
mammelle: la causa di questo fenomeno, del tutto privo di
significato patologico, è legata al fatto che l'organismo dei
neonati risente ancora della situazione ormonale materna (nel sangue
materno, infatti, al momento del parto, sono presenti elevate
quantità di estrogeni e di progesterone) e i suoi tessuti, sotto
l'influsso di tali ormoni, entrano in attività. Nel giro di pochi
giorni il fenomeno scompare, senza bisogno di trattamento medico.
Durante l'infanzia, le perdite sanguigne dai genitali sono molto
rare, e le condizioni patologiche che le determinano si possono
considerare eccezionali. Tra queste ricordiamo la pubertà precoce,
caratterizzata da uno sviluppo sessuale precoce (aumento di volume
dei genitali esterni e delle mammelle, comparsa di perdita di sangue
dai genitali, crescita di peli alle ascelle e al pube, aumento di
volume dell'utero) e da modificazioni a carico dello scheletro, che
sono conseguenza dello sviluppo sessuale e più precisamente
dell'azione degli ormoni estrogeni.
Per comprendere le diverse forme della pubertà precoce e il
meccanismo da cui hanno origine, rimandiamo alla parte riguardante
l'anatomia e fisiologia dell'apparato genitale femminile, in cui è
descritto il sistema regolatore del ciclo mestruale.
Nel generico capitolo della pubertà precoce si distinguono due
forme, simili dal punto di vista clinico ma profondamente diverse
per ciò che riguarda il meccanismo con il quale insorgono: la
pubertà precoce vera e la pseudopubertà precoce.
Nella pubertà precoce vera, tutto il meccanismo fisiologico della
vita sessuale della donna si mette in funzione in una età anteriore
a quella normale. Non sempre è possibile chiarire la causa di questo
anticipo: in alcuni casi esso sembra spontaneo, in altri, invece, è
possibile rilevare lesioni a carico del diecenfalo (che, com'è noto,
è il centro nervoso regolatore dell'attività dell'ipofisi) o
dell'ipofisi stessa. In ogni caso, l'ipofisi inizia a riversare nel
sangue l'ormone follicolo-stimolante e quello leuteinizzante; sotto
il loro influsso nell'ovaio cominciano a verificarsi la maturazione
dei follicoli oofori e la produzione di estrogeni e di progesterone,
i quali, a loro volta, sono responsabili dello sviluppo dei
caratteri sessuali secondari (sviluppo delle mammelle, aumento di
volume dei genitali esterni, dell'utero e delle tube, crescita dei
peli alle ascelle e al pube) e della comparsa di perdite sanguigne,
che hanno i caratteri di vere e proprie mestruazioni. Tutto il
meccanismo regolatore dell'attività sessuale quindi entra in
funzione esattamente come al momento della pubertà. Poiché
l'ovulazione si verifica normalmente, queste bambine sono fertili:
sono stati descritti casi eccezionali, nei quali esse sono divenute
gravide. La comparsa degli estrogeni nel sangue, quando lo scheletro
non ha ancora raggiunto il suo sviluppo definitivo, ha come
conseguenza un arresto della sua crescita; tali ormoni, infatti,
determinano l'ossificazione delle cartilagini di accrescimento delle
ossa lunghe: la statura di queste bambine rimane piccola.
Nel caso della pseudopubertà precoce, invece, non è il meccanismo
regolatore della funzione sessuale a entrare in funzione: si
verifica una precoce ed eccessiva produzione di estrogeni, mentre
manca completamente l'ovulazione.
La pubertà precoce non è la sola né la più frequente causa di
perdite di sangue dai genitali durante l'infanzia: infatti, tra le
altre condizioni patologiche che possono determinarne la comparsa,
ricordiamo i tumori dell'utero sia benigni (polipi mucosi) sia
maligni.
Infine, più frequentemente di quanto si pensa, perdite ematiche dai
genitali si osservano a causa di introduzione di corpi estranei in
vagina.
NELLA PUBERTà
In alcuni casi, l'inizio delle mestruazioni si verifica in modo
anormale: la prima mestruazione è particolarmente abbondante ed è
seguita da perdite di sangue quasi ininterrotte, per cui non si
riescono a distinguere le varie fasi del ciclo mestruale. A questo
insieme di sintomi viene dato il nome di metropatia emorragica
puberale.
Cause
Il meccanismo che sta alla base di questa condizione patologica è
notevolmente complesso e non del tutto chiarito. Sovente la causa
determinante è un'eccessiva produzione di ormoni estrogeni da parte
dell'ovaio (sia primitiva che secondaria a un eccessivo stimolo
proveniente dall'ipofisi). In ambedue i casi, numerosi follicoli
oofori maturano contemporaneamente, senza andare incontro a
luteinizzazione,
l'endometrio prolifera abbondantemente, le piccole labbra aumentano
di volume e cosi le mammelle. Gli esami clinici mettono in rilievo
un'elevata concentrazione di estrogeni nel sangue e nelle urine,
mentre manca completamente il progesterone. In altri casi, invece,
alla base della metropatia emorragica si trova un'insufficiente
produzione di estrogeni: di conseguenza l'utero, i genitali esterni
e le mammelle sono scarsamente sviluppati e la muscolatura uterina,
a causa dell'insufficiente sviluppo, non è in grado di contrarsi
abbastanza energicamente per produrre l'emostasi. Nel sangue e nelle
urine in queste pazienti si rileva una bassa concentrazione sia di
estrogeni che di progesterone.
A questi fattori determinanti la comparsa delle emorragie uterine,
se ne associano altri: disfunzioni di altre ghiandole endocrine
(soprattutto tiroide e ghiandole surrenali), alterazioni della
coagulabilità del sangue, fragilità dei capillari sanguigni,
malattie generali (malattie cardiache, soprattutto la stenosi
mitralica) e condizioni patologiche locali dell'apparato genitale
(polipi uterini, retroflessione dell'utero, processi infiammatori
degli annessi ecc.) oppure stati di congestione di tutti gli organi
pelvici (dovuti, per esempio, a stipsi).
DIAGNOSI
Per poter adottare una cura efficace, è necessario individuare con
precisione l'insieme delle cause che determinano le emorragie. Ciò
richiede esami accurati, per accertare innanzi tutto lo stato
funzionale in cui si trova l'apparato genitale. Questo accertamento
si ottiene sia ricorrendo ad accurati dosaggi ormonali, sia, nei
casi dubbi, al prelievo di una piccola porzione di endometrio
(biopsia dell'endometrio), che viene esaminata al microscopio.
Contemporaneamente vanno ricercate le altre cause che eventualmente
concorrono nel determinare le metrorragie.
Terapia
La cura è diretta da un lato a porre rimedio alla perdita di sangue
determinata dalla metrorragia (trasfusioni di sangue,
somministrazione di preparati di ferro, di vitamine C e K ecc.); d'altra parte è necessario intervenire modificando le
disfunzioni ormonali che causano le alterazioni a livello
dell'utero: cosi, nei casi di eccesso di estrogeni, occorre
somministrare progesterone; col cessare dell'emorragia, la cura con
questo ormone prosegue in piccole dosi nella quarta settimana del
ciclo mestruale. Nei casi invece in cui si sia osservata
un'insufficienza di estrogeni, la cura consiste nella
somministrazione di tali ormoni e di ormone follicolo-stimolante
nella prima parte del ciclo mestruale. E' necessario, inoltre, porre
rimedio alle altre condizioni patologiche che possono aggravare la
metropatia emorragica. La cura richiede l'intervento dello
specialista ed eventualmente anche il ricovero in ospedale. Con una
terapia razionale e col passare del periodo della pubertà,
generalmente le emorragie scompaiono.