Listeria monocytogenes (L. M. )

Listeria monocytogenes (L. M. )

Epidemiologia

La listeria monocytogenes è un bastoncello asporigeno gram-positivo. È stata isolata dal terreno, dalla polvere, dal cibo per animali, dall’acqua, dai liquami, da quasi ogni tipo di animale sottoposto a coltura nonché da uomini asintomatici. Sebbene la malattia sia stata a volte considerata tra quelle trasmesse dagli animali, molti casi si sviluppano in aree urbane senza storia di contatti con animali. La contaminazione del latte per mastite delle mucche e la diffusione all’uomo attraverso il latte non pastorizzato sono state descritte con certezza così come le infezioni da ingestioni di carne contaminata.

In molti casi la provenienza dell’infezione non è chiara, tranne i casi di trasmissione transplacentare (madre-feto). Da studi estensivi sembra che molti individui abbiano contatti con il microrganismo e possano essere portatori ma pochi presentano l’infezione sintomatica. I pazienti in cui ciò avviene possono essere considerati immunodepressi, per malattia specifica o per terapie immunosoppressive. Altre condizioni in cui il sistema immunitario può considerarsi depresso sono la gravidanza e il periodo neonatale.

Quadro clinico

Il contatto con la L.M. solitamente si risolve in uno stato transitorio di portatore asintomatico. Talvolta la malattia si manifesta in modo lieve simile ad una sindrome influenzale, come avviene in alcune donne in gravidanza. Altre volte l’infezione da L.M. può manifestarsi con sindromi diverse che possono assumere carattere di estrema gravità:

  1. Infezione in gravidanza, con febbre e brividi che talvolta recedono senza terapia. Spesso l’unico indizio è una emocoltura positiva. Altre volte l’infezione sembra scatenare il travaglio con parto prematuro di un neonato morto o infetto;
  2. Granulomatosi settica del neonato, la trasmissione avviene per via transplacentare e clinicamente si manifesta con ascessi disseminati e granulomi in vari organi interni, tra cui il fegato, la milza, i polmoni, i reni e il cervello. Quando si pone diagnosi di presunzione, si debbono prelevare campioni di sangue della madre e del bambino per gli esami sierologici. è necessario, inoltre, eseguire esami colturali della gola del neonato e di tutte le eventuali lesioni cutanee, nonché una puntura lombare in quanto possono essere interessate le meningi e il cervello. Il bambino deve essere trattato anche se la diagnosi è solo sospettata, poiché l´attesa dei risultati degli esami colturali può essere disastrosa ai fini prognostici;
  3. Meningoencefalite. Questo quadro clinico insorge nel periodo neonatale tardivo, cioè dopo il terzo giorno di vita e, talvolta, negli adulti immunodepressi, senza però mostrare segni caratteristici. I comuni esami di laboratorio non sono dirimenti tranne quelli relativi al liquido cerebrospinale prelevato con puntura lombare.

Gli antibiotici più attivi sembrano essere ampicillina e gentamicina, ma gli insuccessi clinici non indicano necessariamente il fallimento della terapia, poiché in molti casi la terapia viene iniziata tardivamente proprio per la difficoltà  di porre una corretta diagnosi. Inoltre, nei pazienti con encefalite o granulomatosi settica del lattante la malattia progredisce in modo spesso inesorabile nonostante la terapia.