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Iperemesi gravidica, cos’è il disturbo di cui soffre Kate Middleton

L’annuncio della gravidanza di Kate Middleton e il suo conseguente ricovero in ospedale per iperemesi gravidica ha suscitato curiosità e destato qualche preoccupazione su un fenomeno abbastanza comune durante le prime fasi della gestazione.

La duchessa di Cambridge, come annunciato da una nota ufficiale di Kensington Palace, come già capitatole per le precedenti gravidanze, è costretta a stare a riposo a causa dell’iperemesi gravidica. Questo disturbo è caratterizzato da una forma acuta e irrefrenabile di nausee e vomito che impediscono di svolgere le normali attività quotidiane. Si stima che colpisca 1 donna su 5. Quando si soffre di questo disturbo la sensazione di nausea perdura per tutto il giorno e si vomita in continuazione.

Solitamente l’iperemesi gravidica viene attribuita ad un rapido aumento dei livelli di estrogeno o della beta subunità della beta hCG, il cosiddetto ormone della gravidanza (gonadotropina corionica umana). Tuttavia, le esatte cause di questo disturbo non sono ancora note con certezza e si suppone che esso possa anche essere dovuto a fattori genetici e psicologico-comportamentali.

Nel primo trimestre di gestazione, nausea e vomito sono disturbi abbastanza frequenti. L’iperemesi gravidica rappresenta verosimilmente un’accentuazione rispetto a queste normali manifestazioni. A differenza delle nausee mattutine, però, episodi di vomito eccessivi, ripetuti e persistenti impediscono alle future mamme di alimentarsi in maniera adeguata. L’iperemesi gravidica può portare a disidratazione progressiva, infossamento degli occhi, diminuzione delle urine, chetosi, anomalie del quadro elettrolitico e carenze nutrizionali. Di conseguenza il peso di mamma e nascituro cala, mettendo a rischio la corretta crescita del bambino.

Il trattamento dell’iperemesi gravidica prevede la sospensione temporanea dell’ingestione di alimenti per via orale, seguita da una graduale ripresa. Inoltre, è importante il reintegro di liquidi accompagnato da una dieta appropriata e, se necessario, dall’assunzione di antiemetici e vitamine. Nei casi più gravi, per fortuna rari, si rende necessario il ricovero in ospedale per sottoporsi a trattamenti farmacologici e alimentari per via endovenosa.

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