PMA, Vademecum per ridurre le complicazioni

Un trattamento di procreazione assistita è sempre un trattamento medico che, per quanto sia determinato dal grande desiderio di avere un figlio, richiede particolari attenzioni sia dal punto di vista medico, che del paziente. Ecco un utile Vademecum per ridurre le complicazioni durante il trattamento di PMA
PMA, Vademecum per ridurre le complicazioni

Un trattamento di procreazione assistita è sempre un trattamento medico che, per quanto sia determinato dal grande desiderio di avere un figlio, richiede particolari attenzioni sia dal punto di vista medico, che del paziente.

Al di là del tipo di percorso che viene individuato, è importante che la paziente sia informata sugli elementi di sicurezza da adottare per limitare l’insorgere di complicanze, anche gravi. Comprensibilmente le pazienti si concentrano sul momento del transfer dell’embrione, ma questo non è che il punto di approdo di un lavoro iniziato prima e che vede impegnati ginecologi, anestesisti, biologi e gli stessi pazienti.

I momenti più delicati, quelli che possono dare adito a complicazioni sono quelli della stimolazione ormonale e del prelievo ovocitario: vi sono cinque attenzioni da mettere in atto per garantire la sicurezza. Ecco un vademecum per garantire ai pazienti la massima sicurezza ed evitare complicazioni nei trattamenti di PMA.

  1. La stimolazione ovarica. Una non corretta stimolazione può dare adito a iperstimolazione con rischio di trombosi e produzione di ovuli di bassa qualità o ipostimolazione quindi non sufficiente a produrre ovuli. Occorre puntare alla via di mezzo, ad una stimolazione normale attraverso un approccio personalizzato. Specifici test diagnostici, come la ricerca di mutazioni dei fattori della coagulazione, permettono di adottare, in caso di mutazioni, delle misure preventive che annullano i rischi. Tra i rischi più noti, c’è la sindrome da iperstimolazione ovarica. Vi è un aumentato rischio di trombosi, dolori addominali e difficoltà respiratorie, talvolta è necessario il ricovero. Eseguendo test mirati è però possibile individuare le pazienti che possono avere una risposta eccessiva alla stimolazione. Seguendo protocolli adeguati, è possibile comunque arrivare a stimolare l’ovulazione usando però basse dosi di ormoni.
  2. L’anestesia. Per il prelievo ovocitario la paziente viene sottoposta ad anestesia. Importante è intervenire in modo adeguato: essere informati di eventuali allergie per evitare choc anafilattici. Il colloquio conoscitivo è fondamentale. Praticando la cosiddetta sedoanalgesia, ovvero abbinando alla sedazione profonda una riduzione dello stimolo doloroso, si riducono molto i rischi di complicanze.
  3. Il periodo di osservazione. È un momento fondamentale per verificare che durante l’intervento di prelievo ovocitario non siano stati lesi dei tessuti, dando così origine a un’emorragia interna. Almeno mezz’ora di riposo dopo il risveglio all’interno del quartiere operatorio oltre a 4 ore di osservazione sono tempi che permettono di verificare che la procedura si è svolta correttamente. È importante che la paziente segua le terapie indicate nella lettera di dimissioni.
  4. La struttura. Operare all’interno di una struttura attrezzata e a norma è fondamentale per ridurre il rischio di complicazioni. L’intervento deve essere fatto in una sala operatoria vera e propria, cioè completa di tutte le apparecchiature necessarie per effettuare interventi chirurgici con personale qualificato.
  5. Non certo ultimo, lo stato di salute della paziente. Perché anche alla paziente viene chiesto di adottare delle misure di sicurezza. Smettere di fumare ed avere un’alimentazione normale sono accorgimenti fondamentali. Fumo e obesità sono infatti nemici della fertilità e della gravidanza: oltre a comportare una diminuzione della capacità fertile, possono creare problemi durante la gravidanza come aborti e parti prematuri. Raggiungere il normopeso prima del concepimento rappresenta una misura preventiva molto importante.