Scintigrafia

Scintigrafia

La scintigrafia è una delle tecniche più sensibili, anche se meno specifiche, della radiologia tradizionale.

Come funziona

Essa consiste nella determinazione e nella visualizzazione della distribuzione nell’organismo, per via endovenosa, di un isotopo radioattivo (sostanza particolare la cui radioattività è innocua per l’organismo umano) in grado di fissarsi su determinati organi o tessuti e studiarli sia dal punto di vista fisiologico che patologico. Tra questi elementi ricordiamo il tecnezio per lo studio dell’apparato scheletrico umano e della mammella e lo iodio per la tiroide. Una volta raggiunto l’organo bersaglio, le radiazioni emesse dall’isotopo fanno apparire una serie di punti brillanti sullo schermo di un rivelatore a scintillazione posto sulla superficie del corpo; tali punti, registrati su un grafico (scintigramma), disegnano la “mappa” dell’organo o della regione corporea che ha fissato l’isotopo.

L’esame, del tutto indolore, inizia con la somministrazione del prodotto radioattivo per via endovenosa tramite un’iniezione nell’avambraccio, dopodiché il paziente deve attendere un paio di ore, il tempo necessario perché la sostanza si fissi sulla superficie dell’organo interessato. L’esecuzione della scintigrafia avviene facendo distendere il paziente su un lettino posizionando il rilevatore della scintigrafia vicino alla parte del corpo da esaminare. L’esame vero e proprio dura all’incirca mezz’ora, durante la quale la zona viene esaminata con una telecamera.

A cosa serve

Numerose sono le informazioni che la scintigrafia fornisce al medico. Essa consente, infatti, di rivelare e visualizzare un organo, dimostrando la sua presenza e la sua disposizione anatomica, valuta la sua forma e grandezza, individua lesioni in fase precoce e quindi molto piccole, non rilevabili con gli altri esami diagnostici, determinando la loro posizione, grandezza e forma.

Questa tecnica, dunque, trova utilizzazione nello studio di tumori di alcuni organi, in particolare delle ghiandole endocrine (tiroide, surrene, pancreas) e del tessuto osseo, ma si utilizza anche per esaminare la circolazione sanguigna periferica (arterie e vene) e centrale (cuore).

Come prepararsi all’esame

È generalmente richiesto il digiuno, in quanto l’assunzione di un pasto a breve distanza di tempo dall’iniezione del tracciante, potrebbe provocare l’accumulo in organi diversi da quelli da esaminare, con peggioramento della qualità delle immagini, ed anche perché l’assunzione di sostanze contenenti caffeina o suoi derivati (caffè, tè, cioccolata, coca-cola) entro le 4 ore precedenti l’esame potrebbe interferire con l’esecuzione di test provocativi di tipo farmacologico.

Durante l’esame è necessario togliere gli oggetti metallici (catene, spille, orologi, ecc.) dal campo di rilevazione, che in caso contrario interferirebbero nell’immagine derivante.

Di per sé, la scintigrafia non è dolorosa; l’unico fastidio è dovuto alla puntura dell’ago dell’iniezione endovenosa, attraverso la quale viene somministrato il tracciante che si fissa all’organo in esame. Non è pericolosa; la quantità di radioattività iniettata è molto piccola e la dose è paragonabile a quella dei più comuni esami radiologici. Le sostanze impiegate non sono nocive e non provocano in genere effetti secondari; le manifestazioni allergiche sono del tutto eccezionali.

Chiunque può essere sottoposto ad uno studio scintigrafico, dal neonato alla persona anziana, su precisa indicazione da parte del medico curante. Le donne in gravidanza o che presentano ritardo del ciclo mestruale, devono segnalarlo al medico prima dell’iniezione, a causa di possibili conseguenze sul feto. Se la gravidanza dovesse insorgere anche a breve distanza di tempo dall’esecuzione dell’esame non esiste alcun problema per il feto. Durante il periodo di allattamento materno è consigliabile che le donne segnalino al medico questa circostanza per ricevere istruzioni sul periodo della necessaria interruzione dell’allattamento al seno, che solitamente è di 1-2 giorni.