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Le vaccinazioni nell’infanzia

Scopo di questo articolo è fornire le necessarie informazioni sulle vaccinazioni nei bambini e sulle malattie da esse prevenibili. Ricordiamo che il personale dei servizi vaccinali e il vostro pediatra di famiglia sono sempre a disposizione per approfondire l’argomento e chiarire ogni dubbio.

Indice delle malattie:

  • Poliomielite
  • Difterite e Tetano
  • Epatite B
  • Pertosse Haemophilus influenzae di tipo b
  • Morbillo
  • Parotite
  • Rosolia
  • Pneumococco
  • Meningococco
  • Varicella
  • Consigli utili se dopo la vaccinazione…

Poliomielite

Che cos’è la poliomielite?

La poliomielite è una malattia infettiva causata da tre diversi tipi di virus che penetrano nell’organismo prevalentemente attraverso l’apparato digerente. Si tratta di una malattia molto pericolosa in quanto, nei casi più gravi, può provocare paralisi irreversibili, per lo più degli arti, e a volte anche la morte. Purtroppo non vi sono farmaci in grado di curare questa malattia una volta che essa si sia sviluppata; l’unica concreta possibilità per evitare queste gravi conseguenze per la salute è rappresentata dalla prevenzione attraverso la vaccinazione. In Italia, prima che venisse adottata la vaccinazione (legge del 1966), si verificarono più di 6.000 casi di poliomielite nel 1958 e circa 3.000 casi all’anno negli anni sessanta; l’ultimo caso è stato registrato nel 1983. La vaccinazione di massa ha potuto eliminare lo poliomielite nella maggior parte dei paesi del mondo, ma in alcune nazioni in via di sviluppo lo malattia è ancora presente. Fintanto che la poliomielite non sarà  sconfitta in tutto il mondo, il rischio che il virus possa rientrare nel nostro paese é sempre possibile. Per questa ragione è importante continuare a proteggere i bambini mediante la vaccinazione contro la poliomielite.

Il vaccino contro la poliomielite

Il vaccino contro la poliomielite (chiamato anche “Salk” o IPV) contiene i virus della poliomielite uccisi (inattivati) e viene somministrato con un’iniezione per via intramuscolare o sottocutanea. Il ciclo completo della vaccinazione antipoliomielite prevede la somministrazione di 4 dosi. Il vaccino è disponibile in formulazione singola o variamente combinata con altri vaccini. Il vaccino utilizzato precedentemente, contenente virus vivi attenuati, chiamato Sabin, è stato definitivamente abbandonato nel 2002 e sostituito da questo vaccino inattivato potenziato molto efficace e privo di effetti collaterali gravi.

Quando si deve rinviare

La vaccinazione antipoliomielite deve essere temporaneamente rinviata se il bambino presenta una malattia acuta con febbre o disturbi generali giudicati clinicamente importanti.

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino Salk non deve essere somministrato se il bambino ha manifestato reazioni allergiche gravi a sostanze contenute nel vaccino o dopo precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Questa vaccinazione é molto ben tollerata. Il vaccino antipoliomielite, come qualsiasi sostanza estranea all’organismo, può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Difterite e tetano

Che cos’è la difterite?

La difterite è una malattia infettiva grave causata da una sostanza (tossina) prodotta da un microrganismo, chiamato Corynebacterium diphtheriae, che si trasmette per lo più attraverso le goccioline di saliva. Questa tossina difterica provoca gravi lesioni in molti organi fra cui il cuore, i reni, il sistema nervoso; lo formazione nel naso, in gola e nella laringe di particolari membrane e lo paralisi del velo pendulo possono portare al soffocamento. Circa 5-10 casi ogni 100 possono essere mortali anche se adeguatamente curati. In Italia, agli inizi del 1900, si registravano ogni anno nella popolazione infantile 20-30 mila casi di difterite e circa 1600 decessi. Dopo l’introduzione della vaccinazione contro lo difterite, stabilita per legge in Italia nel 1939, i casi di malattia diminuirono fino a diventare, negli ultimi anni, sporadici. L’ultimo caso, con esito mortale, si è verificato nel 1991 in una bambina non vaccinata. Negli anni ’90, nei Paesi dell’Europa Orientale, per una non adeguata conduzione delle campagne vaccinali, si sono verificati migliaia di casi di difterite.

Che cos’è il tetano?

Il tetano è una malattia grave dovuta ad una sostanza (tossina) prodotta da un microrganismo (Clostridium tetani) che può entrare nel corpo attraverso una ferita anche banale. Questa tossina tetanica causa forti contrazioni muscolari che possono portare a morte quando interessano i muscoli respiratori. In tutti i casi, nonostante la terapia, questa malattia richiede un lungo ricovero in ospedale per lo più nei reparti di rianimazione. La legge del 1968 ha previsto la vaccinazione di tutti i nuovi nati utilizzando un vaccino contro il tetano associato a quello contro la difterite. Ogni anno in Italia si ammalano di tetano circa un centinaio di persone adulte, non vaccinate.

Il vaccino contro la difterite e il tetano

Il vaccino contro la difterite e il tetano viene preparato modificando opportunamente le tossine tetanica e difterica in modo tale che queste non possano più essere pericolose, ma siano ugualmente capaci di stimolare l’organismo a produrre le difese contro le due malattie. Il vaccino viene somministrato con una iniezione intramuscolare. Il vaccino antitetanico e antidifterico è disponibile anche in formulazioni multiple, associato a vaccino antipertossico, antipoliomielitico, antiemofilo, antiepatite B variamente combinati.

Quando si deve rinviare

Questa vaccinazione deve essere temporaneamente rinviata quando il bambino presenta una malattia acuta con febbre o, disturbi generali giudicati clinicamente importanti.

Quando non si deve vaccinare

Non esistono condizioni particolari di salute che non consentano l’esecuzione di questa vaccinazione, ad eccezione di precedenti gravi reazioni allergiche a sostanze contenute nel vaccino o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino. Anche le donne in gravidanza possono essere vaccinate.

Gli effetti collaterali

Questo vaccino è molto ben tollerato e di regola non provoca reazioni. È possibile che si verifichi, entro le 48 ore dalla vaccinazione, una reazione irritativa passeggera nel punto dove é stato iniettato il vaccino. Questa reazione può manifestarsi con gonfiore, rossore, dolore. Può comparire febbre, per lo più di modesta entità. Altri effetti collaterali, come le neuriti (infiammazioni delle terminazioni nervose), possono raramente verificarsi in soggetti adulti, per lo più se sottoposti ad un numero elevato di dosi di richiamo. Pertanto si raccomanda di tenere sempre con se il libretto (o un certificato) delle vaccinazioni per evitare somministrazioni non necessarie in caso di ricorso al Pronto Soccorso. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, raramente, reazione allergica specifica.

Epatite b

Che cos’è l’epatite B?

L’epatite B è una malattia infettiva contagiosa che colpisce il fegato ed é causata da un virus che penetra nell’organismo attraverso il contatto con liquidi biologici infetti (sangue e suoi derivati, secrezioni organiche contenenti sangue, sperma e muco vaginale) di persone ammalate o di portatori sani (detti HBsAg positivi). La malattia ha una lunga incubazione (45-160 giorni, in media 120) e può manifestarsi in modi diversi; nel 65-70% dei casi il soggetto non presenta alcun disturbo (forme asintomatiche). Frequentemente nei bambini più piccoli si osserva una malattia lieve, con malessere generale, debolezza, dolori articolari, nausea, vomito e febbre con o senza ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi). Raramente, soprattutto in età adulta, l’infezione acuta può avere esito mortale. La complicanza più importante dell’epatite B é la sua cronicizzazione. Ciò avviene con frequenza diversa a seconda dell’età del soggetto: l’infezione cronica si sviluppa nell’80% dei bambini che alla nascita si sono contagiati dalla mamma, ammalata o portatrice, e diminuisce fino al 10% nei bambini più grandi e negli adulti. L’epatite cronica espone al rischio di cirrosi epatica e di tumore del fegato. Inoltre, i soggetti con infezione cronicizzata rappresentano una potenziale fonte di contagio.

Il vaccino contro l’epatite B

Il vaccino contro l’epatite B attualmente in uso contiene solo una parte del virus ottenuto in laboratorio mediante raffinate tecniche di ingegneria genetica e pertanto non é assolutamente in grado di provocare lo. malattia, ma é in grado di immunizzare contro di essa. Il vaccino é altamente efficace (lo é maggiormente nel bambino che nell’adulto) e conferisce una protezione di lunga durata. Il ciclo vaccinale prevede la somministrazione di 3 dosi; un calendario specifico che inizia alla nascita è previsto per i bimbi nati da madre portatrice del virus dell’epatite B. Al momento attuale non sono previste dosi di richiamo. Il vaccino viene somministrato con un’iniezione intramuscolare. La somministrazione di questo vaccino é stata prevista in Italia per tutti i nuovi nati a partire dal 1991. Il vaccino inoltre viene offerto gratuitamente ai soggetti appartenenti ad alcune categorie che per ragioni professionali (ad es. medici ed infermieri) o personali (ad es. conviventi di una persona portatrice di questo virus, cioè HbsAg positiva) sono particolarmente a rischio di contrarre questa infezione.

Quando si deve rinviare

Questa vaccinazione deve essere temporaneamente rinviata quando il bambino presenta una malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti.

Quando non si deve vaccinare

La vaccinazione non deve essere praticata ai soggetti che hanno presentato reazioni allergiche gravi a sostanze contenute nel vaccino (es. lievito di birra) o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Il vaccino antiepatite B é un vaccino ben tollerato; nella sede dell’iniezione é possibile la comparsa transitoria di dolore, rossore e gonfiore di lieve entità. Tra gli effetti generali, molto rari, si possono verificare febbre non elevata, mal di testa, nausea, vertigini, dolori muscolari ed articolari di intensità  moderata e di breve durata. Ancor più raramente sono state segnalate, solo a carico di adolescenti e adulti, neuriti periferiche. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, anche questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Pertosse

Cos’è la pertosse?

La pertosse è una malattia infettiva causata da un batterio (Bordetella pertussis) che si trasmette per via aerea e, prima dell’introduzione della vaccinazione, si manifestava con epidemie ogni 3-4 anni. I primi sintomi sono simili a quelli del raffreddore: malessere, stanchezza, lieve aumento della temperatura, starnuti e tosse, soprattutto notturna. Questi disturbi durano in genere 1-2 settimane. In seguito compaiono i tipici attacchi di tosse, per i quali la malattia é conosciuta anche come tosse “cattiva” o “convulsa” o “asinina” o “canina”. Ogni attacco é costituito da una serie di colpi di tosse rapidi e soffocanti che rendono difficoltosa la respirazione e terminano con il caratteristico “urlo” inspiratorio. Spesso l’attacco causa il vomito e ciò può anche compromettere la nutrizione del bambino. Questa fase della malattia dura circa 4-6 settimane ed é seguita da una convalescenza di qualche settimana in cui gli attacchi di tosse sono sempre meno frequenti e intensi. L’evoluzione della pertosse é di solito favorevole, anche se sono possibili alcune complicanze, quali laringiti, polmoniti, convulsioni ed asfissia con danno cerebrale. La malattia é particolarmente temibile e grave nel 1° anno di vita, dal momento che nel neonato e nel lattante frequentemente si complica con vere e proprie crisi di soffocamento e difficoltà  respiratoria che costringono al ricovero in ospedale. Nel bambino piccolo sono inoltre più frequenti le complicanze cerebrali che possono causare danni permanenti e, nei casi più gravi, anche la morte. A tutte le età, comunque, la pertosse arreca notevole disturbo al bambino per gli accessi di tosse che limitano il gioco e il movimento, ostacolano l’alimentazione e il riposo notturno.

Il vaccino contro la pertosse

Il vaccino antipertosse, detto anche “acellulare” perché costituito solo da alcune parti del microrganismo altamente purificate, viene somministrato con una iniezione per via intramuscolare e combinato nella stessa fiala con altri vaccini. Il ciclo di base completo prevede la somministrazione di 3 dosi, è inoltre consigliata una dose di richiamo al quinto-sesto anno e una al quattordicesimo-quindicesimo anno. La vaccinazione viene raccomandata fin dal 3° mese d’età  in modo da assicurare la protezione del bambino nel primo anno di vita, periodo di maggiore pericolosità  della malattia.

Quando si deve rinviare

La vaccinazione contro la pertosse deve essere temporaneamente rinviata quando il bambino presenta una malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti. Il medico vaccinatore valuterà  l’opportunità di posticipare l’esecuzione della vaccinazione antipertosse anche in caso di disturbi neurologici la cui causa non sia stata ancora sufficientemente precisata, fino a chiarimento del problema o della definizione della diagnosi.

Quando non si deve vaccinare

Qualora il bambino sia affetto da una grave malattia neurologica che può peggiorare nel tempo, il medico vaccinatore valuterà  caso per caso, se sia consigliabile procedere a questa vaccinazione. Il vaccino può essere somministrato anche a bambini che abbiano manifestato in passato “convulsioni febbrili” con l’avvertenza di controllare l’eventuale comparsa di febbre. Non devono essere vaccinati i soggetti che hanno presentato reazioni allergiche gravi a sostanze contenute nel vaccino o reazioni gravi a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Nella sede dell’iniezione possono osservarsi rossore, gonfiore e dolore entro le 24-48 ore dalla somministrazione; si tratta in genere di reazioni lievi e transitorie. Nei primi due giorni dopo l’iniezione é inoltre possibile che il bambino presenti febbre (per lo più di lieve entità, raramente elevata), pianto prolungato, irritabilità  oppure sonnolenza. Queste reazioni generali sono transitorie e, come già  detto, si osservano più raramente oggi con l’impiego dei vaccini acellulari. Le reazioni generali considerate “gravi” (per esempio episodi simili al collasso, convulsioni) sono divenute eccezionali con i vaccini acellulari attualmente in utilizzo. Tali reazioni non lasciano conseguenze ma impongono una attenta valutazione da parte del medico vaccinatore prima di proseguire il ciclo vaccinale con la componente antipertossica. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Haemophilus Influenzae di tipo B

Cos’è l’Haemophilus influenzae di tipo b?

Questo batterio, da non confondere con i virus che causano l’influenza e che per comodità chiameremo semplicemente Emofilo, normalmente si trova in gola o nel naso dove non dà  alcun problema e si trasmette da una persona all’altra per via aerea. Quasi tutti i bambini durante i primi 5-6 anni di vita vengono a contatto prima o poi con l’Emofilo. Di solito a seguito di questo contatto, essi non subiscono alcun danno e sviluppano gli anticorpi che li proteggeranno nelle età  successive. Tuttavia in alcuni casi, l’Emofilo non si limita a localizzarsi in gola ma riesce a raggiungere il sangue e, tramite questo, a localizzarsi in altri organi dove causa malattie gravi. Tra queste la più frequente é la meningite. Questa malattia é sempre grave e può lasciare danni permanenti quali sordità, paralisi motorie più o meno gravi, ritardo mentale. Con frequenza minore il germe può causare epiglottite (infiammazione grave ed improvvisa delle prime vie aeree con sintomi di soffocamento) e sepsi (infezione diffusa nel sangue). Queste malattie, dette “forme invasive”, colpiscono quasi esclusivamente i bambini al di sotto dei 5 anni di età; é segnalato un maggior rischio per i bambini che frequentano comunità  (es. asilo nido).

Il vaccino contro l’Emofilo

Il vaccino rappresenta l’unico mezzo per prevenire le infezioni “invasive” da Emofilo. Esso contiene una parte del microrganismo legata ad una proteina in modo tale da essere in grado di indurre protezione anche nel bambino di pochi mesi. Il vaccino é altamente efficace sia nell’evitare la malattia che nell’eliminare i portatori, cioé i bambini sani che, una volta infettati, permettono la circolazione del batterio e il mantenimento dei casi di malattia. Il vaccino viene somministrato con una iniezione per via intramuscolare ed é disponibile in forma singola o associato ad altri vaccini. Il numero di dosi necessarie dipende dall’età  del bambino: nel primo anno di età  sono necessarie tre dosi, dopo l’anno è sufficiente una sola dose.

Quando si deve rinviare

Questa vaccinazione, come le altre, deve essere temporaneamente rinviata quando il bambino presenta una malattia acuta con febbre o disturbi generali giudicati clinicamente importanti.

Quando non si deve vaccinare

Non esistono situazioni cliniche che non consentano l’esecuzione di questa vaccinazione fatta eccezione per le reazioni allergiche molto gravi a sostanze contenute nel vaccino o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Nella sede dell’iniezione é possibile la comparsa di dolore, gonfiore, rossore; fenomeni di solito lievi e di breve durata. Rari sintomi generali possono essere rappresentati da rialzo febbrile, in genere inferiore ai 38,5°C, lieve irritabilità  o sonnolenza. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, anche questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Il piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita

Il morbillo è una malattia che può essere sconfitta attraverso la vaccinazione di tutti i bambini, come è avvenuto in Italia per la poliomielite, la difterite, e addirittura eliminabile per sempre, come il vaiolo. In Italia tuttavia ancora si presentano periodicamente epidemie che colpiscono bambini non vaccinati. L’ultima grande epidemia si è avuta nel 2002, con oltre 40.000 casi e 6 morti. L’ultima indagine nazionale sul livello di protezione vaccinale dei bambini italiani (Indagine ICONA dell’Istituto Superiore di Sanità, anno 2003), ha evidenziato che tutt’ora il 23% dei bambini non viene vaccinato contro il morbillo, la parotite e la rosolia. La eliminazione del morbillo e della rosolia congenita rappresenta la principale priorità  nel campo delle malattie prevenibili con vaccinazione in Italia. Così, nel corso del 2003 le Regioni e Province Autonome, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, insieme ai rappresentanti del mondo pediatrico e degli igienisti italiani si sono impegnati a predisporre e ad attivare il “Piano Nazionale contro il Morbillo e la Rosolia congenita” che ha come principale obiettivo quello di evitare che un bambino possa ancora morire per morbillo o nascere con gravi malformazioni a causa della rosolia acquisita dalla madre durante la gravidanza.

La strategia di vaccinazione del Piano prevede i seguenti punti:
1) vaccinare ogni anno il 95% dei bambini con età  inferiore ai 2 anni;
2) vaccinare i bambini oltre i 2 anni di età, gli adolescenti ancora non protetti contro il morbillo e la rosolia e tutti i bambini che frequentano le scuole elementari e medie, durante gli anni scolastici 2003-2004 e 2004-2005;
3) introdurre la seconda dose di vaccino trivalente antimorbillo-parotite-rosolia.

Sono inoltre previste delle strategie mirate all’eliminazione della rosolia, con azioni rivolte alle donne in età fertile o in gravidanza e al personale esposto ad un elevato rischio professionale. In accordo con quanto previsto dalla Regione Europea dell’OMS, l’obiettivo ultimo del Piano è eliminare il morbillo e la rosolia congenita dall’Italia entro il 2007. L’impegno delle Regioni italiane a raggiungere questo importante traguardo, adottando tutti i provvedimenti necessari al successo del programma, quali la realizzazione di anagrafi vaccinali informatizzate, il miglioramento della preparazione tecnico-professionale degli operatori sanitari coinvolti, il miglioramento della sorveglianza del morbillo, della rosolia e delle reazioni avverse a vaccino, l’attivazione di campagne di informazione e comunicazione rivolte alla, popolazione, è stato sancito con l’accordo tra Stato e Regioni (Conferenza Stato Regioni, deliberazione del 13 Novembre 2003, G.U. n. 297 del 23 Dicembre 2003).

Vaccino “triplo” contro morbillo, rosolia e parotite

Questo vaccino é composto dall’associazione nella stessa fiala dei tre ceppi virali vivi ed “attenuati”, cioè sottoposti ad opportune modifiche che li rendono incapaci di provocare la malattia ed ugualmente in grado di stimolare la produzione di anticorpi efficaci. L’utilizzo di questa formulazione “tripla” é consigliato per diversi motivi: 1) é un vantaggio per il bambino perché viene vaccinato contemporaneamente contro tutte e tre le malattie con una sola iniezione 2) é un vantaggio per la collettività  perchè la diminuita circolazione dei virus protegge indirettamente anche gli altri bambini più grandi e gli adulti. Il vaccino viene somministrato nella parte alta del braccio per via sottocutanea. Il vaccino combinato è raccomandato per tutti i nuovi nati, a partire dal compimento del primo anno di vita (365° giorno di vita in poi). Il vaccino può essere somministrato contemporaneamente ad altri vaccini (esavalente, varicella). La vaccinazione con il vaccino “triplo” può essere effettuata anche nei soggetti che abbiano già  avuto la malattia naturale (magari senza esserne a conoscenza, come frequentemente avviene per la rosolia e la parotite) o che siano già  stati vaccinati verso una di queste malattie. Le precauzioni, le controindicazioni ed i possibili effetti collaterali di questo vaccino sono quelli riportati nelle schede che descrivono i tre vaccini singoli. Una seconda dose di vaccino ad alcuni anni di distanza é utile per immunizzare quei pochi bambini che potrebbero non aver risposto alla prima vaccinazione. (5% circa).

Morbillo

Cos’é il morbillo?

Il morbillo é una malattia infettiva molto contagiosa causata da un virus che si trasmette attraverso le prime vie respiratorie. Si manifesta con febbre elevata, tosse insistente, rinite, congiuntivite ed una tipica eruzione cutanea (esantema). Il bambino è sempre molto provato dal morbillo, che viene giustamente considerato la più grave tra le “comuni” malattie infettive dell’infanzia a causa della sua sintomatologia acuta e delle possibili complicanze. Queste possono essere: otite, laringite, broncopolmonite, piastrinopenia (diminuzione del numero di piastrine), crisi convulsive e, soprattutto, encefalite. Quest’ultima si verifica in media in 1 caso ogni 1000-3000 bambini colpiti da morbillo e consiste in una grave infiammazione del cervello che può essere mortale (15% dei casi) oppure lasciare esiti permanenti (40% dei casi) quali: crisi convulsive, sordità  e ritardo mentale. Più raramente é possibile che un danno neurologico irreversibile si manifesti a distanza di 5-15 anni dalla malattia a causa di un’infezione persistente collegata al virus morbilloso (panencefalite sclerosante subacuta, PESS).

Il vaccino contro il morbillo

Il vaccino contro il morbillo é costituito dal virus del morbillo vivo ma attenuato in modo da renderlo incapace di provocare la malattia pur conservando la capacità  di stimolare la produzione di anticorpi protettivi. La vaccinazione contro il morbillo può essere effettuata singolarmente oppure contemporaneamente a quella contro la rosolia e contro la parotite (vaccino “triplo”) o in altre combinazioni; in ogni caso il vaccino viene somministrato con un’iniezione che si effettua per via sottocutanea nella parte alta del braccio. Non sempre è reperibile in commercio la formulazione singola del vaccino. La vaccinazione antimorbillo viene raccomandata a partire dal compimento del primo anno di vita (365° giorno in poi), contemporaneamente ad altre vaccinazioni. In ogni caso, a qualunque età  dopo il primo anno, é utile sottoporsi a questa vaccinazione, qualora non sia ancora stata contratta la malattia. Il vaccino é estremamente efficace in quanto provoca la comparsa di anticorpi protettivi nel 95% dei bambini vaccinati e questa percentuale é ancora più alta dopo una seconda dose. La protezione compare già  dopo 7-10 giorni dalla vaccinazione. Per questa sua rapidità  d’azione il vaccino contro il morbillo é in grado di prevenire la malattia anche dopo il contagio, purché la somministrazione avvenga entro i primi 2-3 giorni dal contatto del bambino con il malato.

Quando si deve rinviare

Le circostanze che rendono opportuno rinviare questa vaccinazione sono:
1) malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti;
2) recente somministrazione di immunoglobuline, sangue o plasma, prodotti che possono ostacolare una buona risposta immunitaria al vaccino;
3) recente somministrazione di un altro vaccino a base di virus vivi.

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino anti-morbillo, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nei seguenti casi:
1) grave difetto del sistema immunitario dovuto a malattie o a terapie
2) gravi reazioni allergiche a costituenti del vaccino (es. neomicina o gelatina) o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Il vaccino contro il morbillo, sia nella forma singola che combinata con antirosolia e antiparotite, é ben tollerato. Sono possibili reazioni locali (rossore, gonfiore) nel punto nel quale viene effettuata l’iniezione. A distanza di 7-14 giorni dalla vaccinazione é possibile che il bambino presenti rialzo febbrile, in genere modesto e di breve durata (1-2 giorni), che nel 5-15% dei vaccinati può raggiungere i 39°C. Talvolta é possibile che si manifestino i segni di una comune malattia da raffreddamento oppure di una malattia simile al morbillo attenuato, con macchioline rossastre sulla pelle, tosse ed arrossamento degli occhi, di breve durata ed a rapida risoluzione spontanea, non contagiosa e che non provoca complicanze. Reazioni avverse più importanti quali la piastrinopenia (cioè diminuzione del numero delle piastrine) sono molto rare e ad evoluzione favorevole; mentre la malattia naturale può provocare complicanze gravi e permanenti. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Parotite

Cos’é la parotite?

La parotite, comunemente chiamata ‘orecchioni’ é una malattia infettiva causata da un virus che si trasmette per via aerea. Essa si manifesta generalmente con un ingrossamento davanti all’orecchio causata dall’infiammazione di una ghiandola salivare chiamata parotide, da uno o entrambi i lati. Possono ingrossarsi anche altre ghiandole salivari e spesso si manifestano contemporaneamente mal di testa, febbre più o meno elevata e dolore addominale. L’importanza di questa malattia deriva dalle sue possibili complicanze: meningoencefalite, danno all’organo dell’udito, pancreatite e, dopo la pubertà, orchite ed ovarite (infiammazione dei testicoli e delle ovaie) con rischio di sterilità.

Il vaccino contro la parotite

Il vaccino contro la parotite è costituito dal virus vivo ma attenuato in modo da renderlo incapace di provocare la malattia pur conservando la capacità  di stimolare la produzione di anticorpi protettivi. La vaccinazione contro la parotite può essere effettuata da sola oppure contemporaneamente a quella contro il morbillo e contro la rosolia (vaccino “triplo”). In entrambi i casi il vaccino viene somministrato con un’iniezione per via sottocutanea nella parte alta del braccio. Non sempre è reperibile in commercio la formulazione singola del vaccino. La vaccinazione antiparotite viene raccomandata per tutti i bambini in associazione al vaccino antimorbillo ed antirosolia a partire dal compimento del primo anno di vita (365° giorno in poi), contemporaneamente ad altre vaccinazioni. Il vaccino può comunque essere somministrato a qualsiasi età  e la vaccinazione di un soggetto già  immune (per precedente vaccinazione oppure per aver superato la malattia) è ben tollerata.

Quando si deve rinviare

Le circostanze che rendono opportuno rinviare questa vaccinazione sono:
1) malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti;
2) recente somministrazione di immunoglobuline, sangue o plasma, prodotti che possono ostacolare una buona risposta immunitaria al vaccino;
3) recente somministrazione di un altro vaccino a base di virus vivi.

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino anti-parotite, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze:
1) grave difetto del sistema immunitario dovuto a malattie o a terapie;
2) gravi reazioni allergiche a costituenti del vaccino (es. neomicina o gelatina) o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Gli effetti collaterali attribuiti al vaccino antiparotite sono rari: a distanza di giorni é possibile che il bambino mostri un lieve ingrossamento della ghiandola parotide e febbre di breve durata, eccezionalmente infiammazione meningea ad evoluzione benigna. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Rosolia

Cos’é la rosolia?

La rosolia é una malattia infettiva causata da un virus che si trasmette per via aerea. Se viene contratta dopo la nascita, si presenta come una malattia lieve a decorso benigno che si manifesta con febbre non elevata, ingrossamento delle ghiandole linfatiche (soprattutto di quelle del collo e della nuca) e con un’eruzione cutanea (arrossamento) di breve durata. Occasionalmente nei bambini si possono osservare piccole emorragie cutanee, negli adolescenti e negli adulti prevalentemente di sesso femminile dolori articolari. Complicanze importanti sono eccezionali. La rosolia é una malattia grave se contratta per la prima volta durante la gravidanza. In questo caso, infatti, esiste una concreta probabilità  che il virus raggiunga il nascituro attraverso la placenta e che provochi seri danni quali aborto e malformazioni congenite di varia gravità  a carico del cuore, del cervello, degli occhi e dell’udito.

Il vaccino contro la rosolia

Il vaccino contro la rosolia é costituito dal virus della rosolia vivo ma attenuato in modo da renderlo incapace di provocare la malattia pur conservando la capacità  di stimolare la produzione di anticorpi protettivi. La vaccinazione contro la rosolia può essere effettuata da sola oppure contemporaneamente a quella contro il morbillo e contro la parotite (vaccino “triplo”) o in altre combinazioni. In ogni caso il vaccino viene somministrato con un’iniezione per via sottocutanea, nella parte alta del braccio. Non sempre è reperibile in commercio la formulazione singola del vaccino. La vaccinazione antirosolia viene raccomandata per tutti i bambini in associazione al vaccino antimorbillo ed antiparotite a partire dal compimento del primo anno di vita (365° giorno in poi), contemporaneamente ad altre vaccinazioni. Oggi si vaccinano anche i maschi, non tanto per la loro protezione individuale, bensì per diminuire maggiormente la circolazione del virus della rosolia nella popolazione e rendere ancor più improbabile l’infezione delle donne in gravidanza. Il vaccino é molto efficace in quanto conferisce una protezione superiore al 95%.

Quando si deve rinviare

Le circostanze che rendono opportuno rinviare questa vaccinazione sono:
1) malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti;
2) recente somministrazione di immunoglobuline, sangue o plasma, prodotti che possono ostacolare una buona risposta immunitaria al vaccino;
3) recente somministrazione di un altro vaccino a base di virus vivi attenuati.

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino antirosolia, singolo oppure combinato, non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze: 1) grave difetto del sistema immunitario dovuto a malattie o a terapie; 2) gravi reazioni allergiche a costituenti del vaccino ( es. neomicina o gelatina) o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Il vaccino contro la rosolia é ben tollerato. In un numero ridotto di bambini vaccinati (5-15%) é possibile osservare lieve rialzo febbrile, qualche macchiolina sulla pelle ed ingrossamento dei linfonodi del collo a distanza di 5-12 giorni dall’avvenuta vaccinazione. Molto raramente nei bambini, con maggiore frequenza nelle adolescenti e nelle donne adulte, é possibile la comparsa di dolori articolari di breve durata a distanza di 1-3 settimane dalla vaccinazione. Ancora più raramente sono state segnalate artriti croniche nei soggetti adulti. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Pneumococco (streptococcus pneumoniae)

Cos’è lo pneumococco?

È un batterio molto diffuso e può essere presente, senza dare segno di sé, nella gola e nel naso di bambini ed adulti sani. Lo pneumococco si trasmette da persona a persona per via respiratoria mediante contatto ravvicinato. Esistono molti tipi diversi (sierotipi) di questo germe, contraddistinti con un numero. Alcuni di questi sono più frequentemente chiamati in causa nei rari casi in cui i germi invadono il sangue (malattia “invasiva”) e provocano malattie gravi ed anche la morte. Lo pneumococco rappresenta una delle principali cause di sepsi (nota anche come infezione del sangue per la massiccia concentrazione di batteri e loro prodotti tossici, condizione che può costituire un pericolo grave) e di meningite (infezione delle membrane che rivestono il cervello), malattia sempre molto grave che può lasciare danni permanenti quali crisi convulsive, sordità , paralisi motorie, ritardo mentale. Ogni anno in Italia si verificano da 1 a 3 casi di meningite da pneumococco ogni 100.000 bambini sotto i 5 anni. Questo batterio può anche causare altre malattie quali polmonite, otite, sinusite. Lo pneumococco in certi casi ha mostrato anche resistenza agli antibiotici di uso più comune. Le fasce di età  a maggior rischio di malattia “invasiva” sono i bambini da 0 a 5 anni e gli adulti sopra i 64 anni.

I vaccini contro lo pneumococco

I vaccini antipneumococco rappresentano l’unico mezzo per prevenire malattie come la meningite e le infezioni del sangue (setticemie) da pneumococco. Possono prevenire anche un numero limitato di otiti provocate da questo germe ma non le otiti provocate da altri germi. La vaccinazione è fortemente raccomandata e gratuita per i bambini (ed anche per gli adolescenti e gli adulti) che risultano a maggior rischio di malattie gravi da pneumococco a causa di problemi di salute come anemia falciforme e talassemia, asplenia funzionale o anatomica (cioè insufficiente funzionalità  o mancanza della milza), broncopneumopatie croniche, condizioni associate a immunodepressione, disturbi cardiovascolari cronici, diabete mellito, insufficienza renale, malattie epatiche croniche (cirrosi), perdite di liquido cerebrospinale e portatori di protesi cocleari. Esistono due tipi di vaccini contro lo pneumococco, entrambi composti solo da parti del microrganismo, e definiti multivalenti in quanto proteggono da più (siero)tipi di pneumococco. Il vaccino anti-pneumococcico coniugato si somministra per via intramuscolare; il numero di dosi necessarie varia in base all’età  di inizio del ciclo vaccinale. Il vaccino antipneumococcico polisaccaridico (23-valente) si somministra per via sottocutanea o intramuscolare ed è sufficiente una singola dose. La protezione inizia 2-3 settimane dopo la vaccinazione. Può essere indicata una rivaccinazione, dopo 5 anni dalla prima, nei soggetti per i quali persistono condizioni di alto rischio. Nei bambini precedentemente immunizzati con vaccino antipneumococcico coniugato in quanto appartenenti a categorie a rischio è necessario praticare anche una vaccinazione con il vaccino 23-valente (a non meno di 8 settimane dalla vaccinazione precedente) dopo il compimento del secondo anno di vita. Nei bambini di età inferiore ai 24 mesi si utilizza il vaccino coniugato. Nei bambini di età  superiore a 5 anni si utilizza il vaccino polissacaridico a 23 componenti. Tra i 2 e 5 anni è consigliabile somministrare il vaccino coniugato (una dose).

Quando si deve rinviare

Questa vaccinazione, come le altre, deve essere temporaneamente rinviata quando il bambino presenta una malattia acuta con febbre o disturbi generali giudicati clinicamente importanti.

Quando non si deve vaccinare

Non esistono situazioni cliniche che non consentano l’esecuzione di questa vaccinazione fatta eccezione per quei soggetti che hanno presentato reazioni allergiche molto gravi a sostanze contenute nel vaccino o a precedenti dosi dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Nella sede dell’iniezione é possibile lo comparsa di dolore, gonfiore, rossore; fenomeni di solito lievi e di breve durata. Sintomi generali possono essere rappresentati da rialzo febbrile, in genere inferiore ai 38,5°C, lieve irritabilità o sonnolenza, perdita temporanea dell’appetito. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, anche questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Meningococco (neisseria meningitidis)

Cos’è il meningococco?

Il meningococco è un batterio che si trova piuttosto frequentemente in gola e nel naso dove di solito non dà  nessun problema. Esistono tipi diversi (sierotipi) di questo germe, contraddistinti con le lettere dell’alfabeto. La trasmissione avviene da persona a persona attraverso le goccioline respiratorie. In alcuni casi il meningococco raggiunge il sangue e, attraverso questo, altri organi, causando malattie invasive, in particolare la meningite o la sepsi (infezione diffusa nel sangue). Queste malattie sono sempre gravi e possono lasciare danni permanenti di tipo neurologico e comportamentale o portare alla morte. Meno frequenti sono altre malattie meningococciche come la polmonite e la congiuntivite. La malattia colpisce in particolare i bambini di età  inferiore ai 5 anni e soprattutto è più frequente nei bambini al di sotto dei due anni di vita. Un’altra fascia di età  interessata, anche se con minor frequenza, è quella degli adolescenti e dei giovani adulti. In Italia la frequenza di malattie invasive da meningococco è più bassa rispetto ad altri Paesi, soprattutto anglosassoni.

I vaccini contro il meningococco

La vaccinazione rappresenta il mezzo più efficace per ridurre il rischio di morte e di danni permanenti derivanti da un’infezione meningococcica causata da sierotipi A, C, Y, W-135, mentre per il sierotipo B, che assieme al C è quello che circola nel nostro paese, non esiste vaccino. La vaccinazione è in particolare raccomandata per i bambini (così come per gli adulti) con asplenia funzionale ed anatomica cioè con insufficiente funzionalità  o mancanza della milza. I vaccini contro il meningococco sono di due tipi, detti “coniugato” e “Iipopolisaccaridico”, ed entrambi contengono parti del microrganismo opportunamente modificate. Il vaccino coniugato è molto efficace contro un (siero)tipo di meningococco (“gruppo C”, tra i più diffusi in Italia) e può essere somministrato anche ai bambini di età  inferiore ai due anni; il vaccino polisaccaridico può essere utilizzato solo sopra i due anni di età  ed è efficace contro 4 (siero)tipi di meningococco (A, C, Y, W-135) Il vaccino anti-meningococcico C coniugato si somministra per via intramuscolare e determina una protezione di lunga durata; il numero di dosi necessarie varia in base all’età  di inizio del ciclo vaccinale. Il vaccino anti-meningococcico quadrivalente polisaccaridico è somministrato in un’unica dose, solamente dopo i due anni di età . Questo vaccino si somministra per via sottocutanea e determina una protezione limitata nel tempo.

Quando si deve rinviare

Questa vaccinazione, come le altre, deve essere temporaneamente rinviata quando il bambino presenta una malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti.

Quando non si deve vaccinare

Non esistono situazioni cliniche che non consentano l’esecuzione di questa vaccinazione fatta eccezione per quei soggetti che hanno presentato reazioni allergiche molto gravi a sostanze contenute nel vaccino o a precedenti dosi dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Nella sede dell’iniezione è possibile la comparsa di dolore, gonfiore, rossore; fenomeni di solito lievi e di breve durata. Sintomi generali possono essere rappresentati da rialzo febbrile, in genere inferiore ai 38,5°C, lieve irritabilità  o sonnolenza, cefalea, pianto, vomito, diarrea, inappetenza e mialgie. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo, anche questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche specifiche.

Varicella

Cos’è la varicella?

La varicella è una malattia infettiva, particolarmente contagiosa, causata da un virus che si trasmette per contatto diretto con le lesioni della pelle o per via respiratoria. Essa si manifesta generalmente con febbre non molto elevata, malessere generale e con un esantema tipico, caratterizzato da piccole papule di color rosa che appaiono ad ondate successive per 3-4 giorni, sul torace, sul viso, sugli arti, ma anche in bocca, nell’ano, in vagina e nelle orecchie. Queste papule provocano forte prurito e si evolvono in vescicole, in pustole e infine in croste granulari destinate a cadere. In alcuni casi questi sintomi possono essere accompagnati da tosse forte. Le complicazioni nel bambino non sono frequenti. Se la varicella viene contrattata all’inizio di una gravidanza può essere causa di malformazioni fetali (lesioni oculari, alterazione degli arti, ritardo mentale), mentre se viene contratta negli ultimi giorni della gravidanza, può causare una forma molto grave di varicella nella madre e nel bambino, con rischio di morte. Nei soggetti che hanno un sistema immunitario compromesso e, in minor misura, nell’adolescente e nell’adulto la varicella decorre in forma più grave, con un rischio di complicanze polmonari e neurogiche più elevato rispetto al bambino. Una manifestazione tardiva dell’infezione (herpes zooster) si osserva in 15 casi di malattia su 100, per la persistenza del virus nei gangli nervosi; tale rischio aumenta con l’età.

Il vaccino contro la varicella

Il vaccino contro la varicella è costituito dal virus vivo e attenuato. Può essere somministrato dopo i 12 mesi di vita. È prevista una sola dose quando effettuato prima dei 13 anni e due dosi oltre tale età. Il vaccino va somministrato sotto cute.

Quando si deve rinviare

Le circostanze che rendono opportuno rinviare questa vaccinazione sono:
1) malattia acuta con febbre o turbe generali giudicate clinicamente importanti;
2) recente somministrazione di immunoglobuline, sangue o plasma, prodotti che possono ostacolare una buona risposta immunitaria al vaccino;
3) recente somministrazione di un altro vaccino a base di virus vivi attenuati.

Quando non si deve vaccinare

Il vaccino antivaricella non deve essere somministrato nelle seguenti circostanze:
1) grave difetto del sistema immunitario dovuto a malattie o a terapie
2) gravi reazioni allergiche a costituenti del vaccino o a precedenti somministrazioni dello stesso vaccino.

Gli effetti collaterali

Il vaccino contro lo varicella è generalmente ben tollerato. Le reazioni attribuibili al vaccino sono lievi (rossore e gonfiore nella sede di inoculo); a distanza di 6-12 giorni dalla vaccinazione é possibile che il bambino presenti rialzo febbrile, in genere modesto e di breve durata, che nel 5-15% dei vaccinati può raggiungere i 39°C. Nel 5% dei vaccinati si può manifestare un’eruzione cutaneo di lieve entità. In questo caso è possibile che il soggetto vaccinato, seppur raramente, sia contagioso. Come qualsiasi altra sostanza estranea all’organismo questo vaccino può determinare, raramente, reazioni allergiche.

Qualora insorga un effetto collaterale importante riferibile al vaccino, rivolgiti al servizio vaccinale o al tuo medico curante.

Qualche consiglio utile…

Se dopo lo vaccinazione:

  • IL TUO BAMBINO è IRREQUIETO

Dopo la vaccinazione i bambini possono apparire irrequieti poiché avvertono dolore nella sede dell’iniezione o hanno la febbre. In questo caso si può somministrare loro un farmaco, il “paracetamolo”, che aiuta a ridurre il dolore e la febbre.

  • IL TUO BAMBINO HA LA GAMBA (O IL BRACCIO) CALDA, GONFIA O ARROSSATA

Nel punto dell’iniezione la gamba (o il braccio) può arrossarsi o gonfiarsi. Per alleviare il fastidio è sufficiente applicare un panno pulito e fresco sulla zona dolorosa ed infiammata; se ritenete che il bambino abbia molto dolore poiché reagisce alla minima pressione si può somministrare il paracetamolo.

  • IL TUO BAMBINO HA LA FEBBRE

Se dopo la vaccinazione il bambino ti sembra caldo e arrossato controllagli la temperatura. È consigliabile misurare la temperatura rettale; la temperatura ascellare è in genere più bassa e meno attendibile.

Se il bambino ha la febbre:

  • dagli da bere in abbondanza
  • vestilo in modo leggero senza coprirlo eccessivamente
  • fagli un bagno in acqua tiepida (non fredda) somministragli paracetamolo (non acido-acetilsalicidico) se la febbre supera 38,2°-38,5° (38,7° – 39° rettale).

Fonte: Informazioni tratte dall’opuscolo “Vaccinazioni nell’infanzia“a cura dell’Assessorato alle politiche sanitarie della Regine Veneto. Dicembre 2006.

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