21/10/2014
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Il tuo Baby

Svezzamento

 

 

Per svezzamento o divezzamento si intende il passaggio da una alimentazione esclusivamente lattea ad una mista e inizia con la sostituzione di un pasto di latte con un altro alimento.

 

 

Qual è il momento giusto per iniziare lo svezzamento?

 

Un termine preciso non esiste. Non esiste un’età valida per tutti i bambini come non esiste uno svezzamento “standard” applicabile a tutti. Si ritiene che il termine “giusto” sia tra il quarto e il sesto mese di vita del bambino.


Ci sono bambini che mangiano volentieri il latte e non vogliono assaggiare altri alimenti fino a 9-12 mesi. Insistere forzandoli porta a risultati dannosi per il bambino che si “stressa” e si intestardisce a non assaggiare nuovi alimenti e per i genitori che entrano, inutilmente, in crisi per il rifiuto del loro pargoletto. Al contrario altri bambini, che manifestano scarso interesse per il biberon, assaggiano tutto e passano precocemente ad una dieta con anche due pasti salati al dì.


Quindi lo svezzamento va sempre personalizzato bambino per bambino e mai generalizzato.


In questo articolo cercheremo di darVi consigli generali in quanto l’unico che può darVi consigli personalizzati è il vostro pediatra che conosce voi e il bambino.

Qualsiasi sia il momento in cui si decide di smettere di allattare, evitate uno svezzamento improvviso, che può risultare traumatico per il bambino e spiacevole per la mamma.


Si reputa che, se la scelta spettasse al bambino, egli non sceglierebbe di svezzarsi prima dei 9/12 mesi. Un'interruzione dell'allattamento prima di questo termine può essere dovuto alla concentrazione del bambino verso nuove esperienze, che quindi sposta per un po' il suo interesse dal mangiare.


L'OMS raccomanda l'allattamento per almeno due anni, prevedendo l'allattamento esclusivo per i primi sei mesi, quindi l'introduzione graduale di cibo solido, continuando comunque ad allattare.


Purtroppo, nei paesi industrializzati è difficile che l'allattamento duri così a lungo: negli Stati Uniti, la maggior parte delle donne svezza i propri bambini prima dei sei mesi. In Italia, secondo uno studio del 1995, ma la percentuale in questi anni è sicuramente aumentata, solo il 30% delle donne continua ad allattare fino al sesto mese.


Lo svezzamento è anche il momento in cui inizia la delicata fase di distacco psicologico dalla figura materna, e i primi, importantissimi, passi verso l'autonomia. "Bere" e "mangiare" assumono una valenza molto significativa nel processo di sviluppo emotivo del bambino.


Da un punto di vista psicologico lo svezzamento rappresenta un importante processo maturativi in quanto è il primo tentativo di autonomia nei confronti della figura materna e permette l’acquisizione di nuove esperienze orali e gustative.


Gli schemi di alimentazione non devono essere troppo rigidi; bisogna rispettare le preferenze del bambino e le abitudini familiari introducendo i nuovi cibi con gradualità. Nessun cibo in assoluto è indispensabile per la crescita, poiché i principi essenziali si ritrovano in molti alimenti diversi. Anche nel caso di dieta "poco variata" prevalentemente a base di latte difficilmente potranno svilupparsi delle carenze.


È frequente che i bambini allattati al seno abbiano un rifiuto deciso verso il biberon. D'altra parte, come non capirli? Il seno della mamma è caldo, accogliente, morbido e insapore; la tettarella del biberon è fredda, dura, ha un gusto di plastica o di cloro, se viene sterilizzata con le soluzioni disinfettanti del commercio. Infatti, generalmente i piccoli non hanno problemi a prendere la pappa con il cucchiaino, che invece è uno strumento nuovo e comodo (non devono più succhiare e deglutire, ma solo deglutire).

In questi casi si può provare a utilizzare tettarelle più simili alla conformazione del seno e del capezzolo materno, si può evitare la disinfezione con soluzioni clorate e semplicemente usare la bollitura. Se tutto ciò non basta, usiamo tranquillamente il cucchiaino anche per il latte con i biscotti.


In sintesi:


  • Non iniziare mai prima del 4° mese e preferibilmente non oltre il 6° mese.

  • Procedere in modo lento e graduale introducendo i cibi nuovi uno alla volta, facendo attenzione ad eventuali intolleranze ed allergie, abituando il bimbo a distinguere i vari sapori e cercando di non variare gusto e consistenza contemporaneamente.

  • Aumentare progressivamente la quantità del nuovo alimento

  • Operare cambiamenti quando il bambino è in perfetta salute

  • Non aggiungere il sale alle pappe

  • Usare con moderazione lo zucchero


Se esiste, in famiglia familiarità allergica, si consiglia, in genere, di introdurre gli alimenti potenzialmente più allergizzanti (uovo e pesce soprattutto) dopo l'anno di età per evitare una sensibilizzazione agli alimenti stessi e quindi manifestazioni allergiche.


Dall’inizio dello svezzamento abituiamo i nostri figli a mangiare tutti i giorni una minestra di verdura con crema di cereali olio extravergine di oliva e parmigiano. Il brodo vegetale si prepara facendo bollire per circa un'ora patate, carote, zucchine, insalata, costine, legumi, spinaci, sedani. A questo punto verranno aggiunti olio (un cucchiaino), parmigiano (due cucchiaini), crema di riso o cereali o pastina (un cucchiaino) e carne liofilizzata. Quest'ultima offre, rispetto alla carne fresca, indubbi vantaggi quali la frammentazione in fibre più minute (da 50 a 200 micron), cottura a getto di vapore, assenza di cloruro di sodio (sale), controllo della carica batterica, assenza di aria. Usiamo subito i cereali con glutine. È stato uno sbaglio ritenere che ritardando l’introduzione del glutine (proteina di struttura presente nel grano, orzo e segale) si prevenisse la Celiachia (malattia da intolleranza al glutine); agendo in questa maniera si ottiene solo un ritardo dell’insorgenza dei sintomi che appaiono anche meno espliciti rendendo più difficile la diagnosi.


Ricordarsi di introdurre un alimento nuovo per volta (in media uno alla settimana) per accorgersi di eventuali allergie ed intolleranze, nel giro di 2 mesi si deve arrivare a far conoscere al bambino tutte le verdure. Proporre i vari tipi di carne bianca e rossa dapprima come liofilizzato od omogeneizzato infine come carne fresca.


Dai 7- 8 mesi si può provare a introdurre il secondo pasto salato, possiamo iniziare con una pastina asciutta a mezzogiorno ma ricordandoci di dare sempre una minestra di verdura al giorno. Per merenda usiamo più spesso lo yogurt (intero) e la frutta.


Dopo gli 8 mesi introduciamo il tuorlo dell’uovo, il pesce, i formaggi freschi, ricordiamo che se nelle età più avanzate non bisogna eccedere nei grassi animali nei primi 2 anni anche i grassi saturi sono essenziali per un corretto sviluppo del sistema nervoso centrale, quindi a queste età non si devono usare latti scremati mentre si può tranquillamente usare il burro come condimento.


Ci sono evidenze epidemiologiche che suggeriscono che il costante aumento della obesità nella popolazione pediatrica è legato non già all’aumento dei grassi ma all’eccesso proteico nella dieta dei primi 2 anni di vita. Infatti questo maggior apporto proteico è associato a un aumentato deposito di tessuto adiposo stimolando la differenziazione dei preadipociti in adipociti. E un maggior numero di adipociti porterà quasi ineluttabilmente ad un aumento della massa grassa totale.


Bisogna allora rispettare la naturale tendenza dei bambini a non mangiare troppa carne, sono sufficienti 3-4 porzioni la settimana, alternandone i vari tipi. Dare poi almeno 2 volte alla settimana il pesce, 2 volte l’uovo, 2 volte il prosciutto per il resto formaggi.


Via via che il bambino cresce facciamogli conoscere i nostri alimenti abituando anche noi ad usare meno sale e meno condimenti. Usare il meno possibile gli zuccheri semplici. Non intingere il ciuccio nello zucchero e nel miele, oltre ad abituarli al dolce può provocare effetti immediati come gastroenteriti, e cronici come le carie.


Il miele è ottimo se usato dopo l’anno per dolcificare latte o yogurt, prima può risultare indigesto e potenzialmente tossico. Ricordiamoci che almeno fino ai sei anni il fegato del nostro bambino non è ancora in grado di metabolizzare tutti gli alimenti.


È meglio evitare fino a quest'età gli alimenti più indigesti come i funghi, i molluschi, i crostacei, gli insaccati e soprattutto quantità anche minime di vino od altri prodotti alcolici.


Un problema a parte è quello dei minerali e delle vitamine, anche la comunità scientifica internazionale, ne sta rivalutando l’uso in determinate situazioni, è opportuno che il paziente si consigli con il suo medico per un uso mirato.


Le indicazioni principali riguardano: per la vitamina D ed il calcio l’adolescenza e la familiarità per osteopatia; per il ferro, l’adolescenza e la ridotta performance scolastica; per l’acido folico, le situazioni di rischio per patologia cardiovascolare e la gravidanza programmata; per il fluoro, la prevenzione delle carie.


Dott. Alberto Ferrando
Specialista in Pediatria
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