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Come scegliere il ginecologo

Nell’antichità la gravidanza era esclusivo appannaggio delle donne e dalle donne veniva gestita, fino al parto. Gli uomini venivano mandati via e l’ostetrica si occupava di tutto, aiutata, manco a dirlo, da altre donne. Il parto era considerato qualcosa di quasi magico, per non parlare della gravidanza.

=> Il ginecologo risponde

Mito, leggende e dicerie varie sono sorte e si sono tramandate fino ai giorni nostri. Quando per la prima volta un medico, incuriosito dal parto, volle assistervi, addirittura si racconta che dovette travestirsi da donna, per essere ammesso nella stanza. Mi diverte l’idea di cosa potesse accadergli nel caso fosse stato scoperto :-)

All’inizio del secolo e fino agli anni 60 in Italia ancora la gravidanza era seguita dall’Ostetrica che si occupava anche del parto in casa, prendendosi cura anche del neonato. Negli anni successivi si è assistito ad una graduale medicalizzazione della gravidanza e del parto, con una presenza sempre più imponente del medico.

L’osservazione infatti di incidenti mortali ha spinto sempre più ad assimilare il parto ad un fatto medico-chirurgico e questo ha portato ad una effettiva riduzione della mortalità e della morbilità di mamma e bambino, che oggi in Italia sono fra le più basse del mondo. Quindi non si partorisce più in casa, ma in ospedale e la gravidanza è seguita come se si trattasse di una malattia: controlli mensili, talvolta più frequenti, e iperprescrizione di esami e controlli. E se non li prescrive il ginecologo, ci pensa la gravida stessa a farne in abbondanza.

L’aspetto negativo della medicalizzazione è soprattutto l’aumento forsennato dei parti operativi, fra cui il famigerato taglio cesareo. È pur vero che oggi un taglio cesareo è un intervento eseguito con grande sicurezza, postoperatorio brillante e ripresa rapida, al punto che le pazienti vengono dimesse in 3a-4a giornata. Ma l’eccesso di controlli strumentali porta anche all’aumento delle situazioni dubbie, dove, per non correr rischi, vengono eseguiti un maggior numero di tagli cesarei. Anche il timore di responsabilità e denunzie in caso di errori spinge il ginecologo a ricorrere più facilmente al taglio cesareo.

E allora, di fronte a questa situazione attuale la donna si pone il problema di come scegliere il ginecologo. Vediamo cosa offre ‘la piazza’. Esiste la possibilità di non farsi seguire per niente, affidandosi alla cultura popolare di mamme e nonne, recandosi poi in ospedale quando ‘vengono i dolori’. Questa strategia viene ormai adottata solo in rarissimi casi dove il degrado ancora determina sottocultura. Purtroppo ancora si assiste a tali episodi.

C’è poi la possibilità di affidarsi all’ostetrica, una figura professionale presente da sempre, da millenni, addirittura da prima che esistesse la laurea in medicina e chirurgia. Nei tempi passati era lei che si occupava esclusivamente del parto, che avveniva in casa, e che ricorreva al medico solo in casi particolarmente ardui. Oggi l’ostetrica è una figura laureata, che consegue un titolo di durata triennale da parte dell’Università , che la abilita all’esercizio della professione sia come dipendente di struttura pubblica o privata, sia come libera professionista. è suo compito occuparsi della gravidanza e del parto fisiologici, non complicati da patologia.

In Italia è molto frequente però il ricorso ad un ginecologo privato, nonostante vi siano ambulatori pubblici molto diffusi su tutto il territorio nazionale, che danno una buona assistenza gratuita. Il ginecologo è una figura di medico particolare, una specie di confessore, al quale esporre non solo le proprie preoccupazioni sulla salute e sul buon andamento della gravidanza, ma anche aspetti intimi. Tutto ciò è difficile che possa realizzarsi con soddisfazione in un ambulatorio pubblico, dove spesso non è sempre lo stesso medico a fare la visita.

Si preferisce quindi avere un unico riferimento, con un dottore o una dottoressa, col quale spesso stringe un rapporto quasi di complicità . E non tutte le donne sono uguali e neanche i medici, quindi si assiste a particolari abbinamenti fra pazienti e medici. Nel mio ospedale, per esempio, talvolta sappiamo distinguere una paziente di un collega da quella di un altro, in base al carattere, al modo di fare, di parlare e quant’altro. Per fare qualche esempio, c’è quella che vuole un medico dolce e accomodante, quella che ne vuole uno duro e deciso, un’altra che si aspetta di potergli dare del tu, un’altra che si irrita in caso di eccessiva invadenza del medico, chi preferisce un dottore, chi una dottoressa, come chi vuole la presenza della madre, chi del marito, chi preferisce il medico che si esprime alla buona, chi preferisce il medico che fa sfoggio di cultura, e potrei continuare all’infinito. Insomma è “questione di feeling”, come cantano Cocciante e Mina, anche per ginecologo e paziente. I ginecologi che lavorano solo in ambito privato, quasi sempre assistono le loro pazienti anche durante il parto, presso cliniche private.

Per i ginecologi ospedalieri e universitari a rapporto esclusivo, la possibilità di scegliere la loro assistenza al momento del parto è regolamentata, al momento, dalla legge sull’intramoenia, che consente il diritto alle pazienti di scegliere il ginecologo anche per l’assistenza in ospedale, pagando il relativo onorario. Quindi c’è una ampia scelta per le pazienti.

Veniamo all’aspetto pratico allora. Come scelgo il ginecologo? Occorre prima di tutto guardarsi attorno, cercare di conoscere le esperienze di altre donne, per lo meno quelle più vicine, sorelle, amiche, vicine. Si può chieder loro come si sono trovate, che esperienza hanno avuto. Poi si può chiedere al proprio medico generico. è mia convinzione che un medico che gode della stima di un suo collega, è davvero un buon medico’¦ perché è difficile trovarlo.

E poi esistono alcune regolette:

  • Riesci a trovarlo quando ne hai bisogno?
  • Ti ha dato il suo numero di cellulare e risulta reperibile almeno 2 volte su 3?
  • È cordiale e disponibile quando lo chiami?
  • Risponde con piacere alle tue domande o appare infastidito e frettoloso?
  • Dà importanza ai tuoi timori?
  • I suoi titoli sono indicati in maniera chiara sulla ricetta, senza abbreviazioni e stranezze varie?
  • Ha una buona casistica operatoria?
  • Hai la sensazione che tu gli stia a cuore o non aspetta altro che di vedere la prossima paziente?
  • Ha uno studio attrezzato e pulito?
  • Dispone di attrezzature moderne?
  • Scrive le ricette in modo chiaro o almeno che tu riesca a capirle?
  • Prende un onorario che non sia né troppo basso né troppo alto?

Se riesci a soddisfare quasi tutte queste domande, sei sulla buona strada, ma ricorda anche gli aspetti pratici, tipo la vicinanza dello studio e dell’ospedale o della clinica presso la quale intendi partorire.

Quanto costa?

Sull’aspetto dell’onorario vorrei soffermarmi. Un onorario basso deve essere guardato con sospetto, perché o costituisce concorrenza sleale nei confronti degli altri ginecologi per attirare pazienti, oppure intende compensare in questo modo delle manchevolezze, come per esempio apparecchiature vecchie.

Un onorario elevato può essere dovuto invece a costi di gestione più elevati, delle apparecchiature, delle tasse, e quindi, fino ad un certo livello, deve essere compreso e accettato, a fronte di maggiori garanzie.

Certo alcuni colleghi ‘la sparano grossa’, con onorari davvero esagerati. Sento molte che si lamentano di questo, anche nei forum su internet, ma poi osservo che la scelta è libera: nessuno vi obbliga a scegliere un ginecologo particolarmente esoso, così come per altri specialisti, ma se ne scegliete uno, vi prego di non lamentarvi: ci siete andate con i vostri piedi. E se invece vi lamentate, mi pare che venga meno quella questione di feeling cui accennavo prima. Insomma siate davvero libere di scegliere il vostro ginecologo. E questa libertà è il vero vantaggio di scegliere un ginecologo privato invece che un ambulatorio pubblico.

Buona scelta!

Dott. Salvatore Annona, Specialista in Ostetricia e Ginecologia

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