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Radiazioni in gravidanza

A volte può essere necessario eseguire una radiografia in gravidanza per diagnosticare una malattia; più spesso può succedere che una donna incinta si sottoponga a una radiografia quando non sa ancora di esserlo. In entrambi i casi è bene non creare eccessivi allarmismi e fare chiarezza sui reali rischi e benefici degli esami durante la gestazione.

I rischi sono correlati al periodo della gravidanza in cui si verifica l’esposizione alle radiazioni e alla dose assorbita” – dichiara il dott. Lorenzo Bianchi, Responsabile S.C. di Fisica Sanitaria dell’A. O. Ospedale di Circolo di Busto Arsizio – sono massimi durante l’organogenesi (fase dello sviluppo in cui si formano gli organi) e il primo periodo fetale, minori nel secondo trimestre e minimi nel terzo”.

In particolare, secondo l’International Commision on Radiological Protection (ICRP), nel primo stadio della gravidanza (prime due settimane dal concepimento) l’effetto più probabile è l’aborto. Da due a quattro settimane e per tutto il periodo dell’organogenesi è alto il rischio di malformazioni. Da due settimane fino al termine esiste il rischio di un ritardo nella crescita.

Il rischio di ritardo mentale è alto da otto a quindici settimane, ancora presente da sedici a venticinque settimane, basso o assente negli altri periodi. Nel periodo più sensibile esiste anche il rischio di riduzione del QI.

Detto ciò, – continua il dott. Bianchi – è bene precisare che tali effetti si verificano solo per dosi che sono molto più elevate (da 10 a 100 volte) di quelle che un embrione o un feto possono ricevere per gli esami radiologici o medico nucleari eseguiti a scopo diagnostico. Questo dato fondamentale, in genere, non è noto al pubblico, e non sempre è conosciuto dai medici non specializzati in radiologia o medicina nucleare. Risultato: molte donne dopo l’esposizione in gravidanza, ne decidono successivamente l’interruzione senza che, sulla scorta delle conoscenze scientifiche e delle indicazioni fornite dalle società  accreditate, ve ne sia necessità“.

Sempre l’ICRP, nella sua pubblicazione n. 84 Pregnancy and Medical Radiation, ritiene ingiustificata l’interruzione di gravidanza per dosi fino a 10 volte quelle normalmente assorbite in un esame standard. Il paziente deve essere sempre consapevole che ciò che conta è il rapporto beneficio/rischio, che per esami radiologici giustificati e adeguatamente ottimizzati è sicuramente a favore del primo. Mentre la responsabilità  della giustificazione è condivisa fra medico prescrivente e medico specialista (radiologo, medico nucleare), l’ottimizzazione è a carico di quest’ultimo e del Fisico medico, il quale esegue la stima della dose al feto e suggerisce le tecniche di esposizione da adottare per ridurre i rischi per il nascituro.

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