La voce di mamma e papà

La voce di mamma e papà

Quali differenze coglie il feto tra la voce della madre e quella del padre

La voce materna si colloca a metà  tra i suoni interni e quelli esterni, dato che viene percepita sia come suono esogeno che endogeno, attraverso la trasmissione ossea e gli organi interni. La voce materna giunge al feto più deformata rispetto alle altre voci, in quanto scompaiono le componenti armoniche più acute.

Il feto non riconosce le singole parole, ma percepisce i tratti prosodici, rappresentati da altezza, intensità , timbro, durata dei suoni emessi. Sono questi, infatti, i fattori che danno significato ad una frase parlata. In pratica quando si parla il veicolo di trasmissione del significato è dato dalla musica del linguaggio, per cui il feto anche se non discrimina le parole, ne può percepire il suo significato più profondo. Attraverso la voce si può stabilire una comunicazione tra madre e feto. Per questo si consiglia alla madre e anche al padre di parlare e di cantare rivolgendosi al nascituro.

A. Tomatis sottolinea l’importanza della voce materna come veicolo dei sentimenti della madre. Il feto, infatti, percepisce più facilmente la voce materna, più acuta, rispetto alle altre, dato che nell´organo di Corti si sviluppano prima le cellule ciliate responsabili della percezione delle frequenze più acute. Si instaura così fin dai primi mesi, un dialogo indispensabile come lo sono le sostanze nutritizie.

I nati prematuri, che di solito soffrono per il distacco dalla madre, presentano segni di una crescita migliore utilizzando il cosiddetto cordone ombelicale sonoro. Questo è costituito dalla riproduzione della registrazione della voce della madre, del padre e di musica dolce, che la madre aveva ascoltato spesso e con piacere durante la gravidanza. Durante l’ascolto i nati prematuri rispondono abbozzando sorrisi, distendendo gli arti e addormentandosi più tranquillamente, inoltre si sviluppano meglio e, se malati, guariscono più rapidamente. I prematuri, invece, che non usufruiscono di questi stimoli, di solito assumono come suono rassicurante il rumore dell’incubatrice, e a casa, spesso strillano finché non si procura loro la registrazione dei suoni sentiti in ospedale.

De Casper ha realizzato un’esperienza fondamentale per la comprensione dell’apprendimento proponendo ad un gruppo di neonati di scegliere tra due sonorità possibili grazie al ritmo della loro suzione non nutritiva. Dimostra che viene accordata la preferenza alla voce piuttosto che al silenzio, alla voce maschile piuttosto che a quella femminile, alla voce materna piuttosto che a quella di un’altra donna, alla voce del padre piuttosto che a quella di un altro uomo. Ma tra la voce della madre registrata in utero e la stessa voce non filtrata i bambini non operano una scelta precisa: l’una o l’altra sono equivalenti. Il neonato sa dunque distinguere aspetti timbrici, intonativi e prosodici essenziali della voce materna al di là  del fatto che questa si presenti veicolata dal liquido amniotico o dal mezzo aereo.

Bibliografia

  • Damiana Fiscon: “Canto e uso creativo della voce durante la gravidanza”, dispense scuola ISPPE 19 febbraio 2005
  • Elisa Benassi: “Essere Voce”, raccolta di articoli