A cura del Cristina Fiore
Formatore - Prenatal Tutor
Relazionare con il bimbo prenatale
I tre livelli inconsci in cui si attua il legame mamma-bambino
Si distinguono 3 livelli inconsci di comunicazione:
Mentale Emozionale Esistenziale
La comunicazione mentale avviene attraverso i pensieri, l’eccesso in un senso o nell’altro causa stress al bambino, quindi in gravidanza è bene curare i propri pensieri, crearsi degli interessi positivi, dedicarsi del tempo (fare una passeggiata, leggere un libro, un buon film ), fare insomma attenzione a non avere troppi brutti pensieri.
La comunicazione emozionale avviene tra madre e bambino per via ormonale ed energetica. In una situazione di stress o rabbia aumenta la produzione di adrenalina mentre una situazione di gioia o tranquillità induce la produzione di endorfine e catecolamine, questi cambiamenti sono avvertiti dal feto.
La comunicazione esistenziale è la capacità della madre di dare delle risposte giuste ai bisogni del bambini, una mamma che comprende, che sente e capisce ciò di cui il bambino ha bisogno è una mamma che ha una comunicazione empatica con il proprio figlio, una mamma che si prende del tempo per se stessa nel silenzio, o con una musica dolce, oppure anche muovendo il suo corpo, in questi spazi può entrare ancora più in contatto con il suo se, e quindi impara ad ascoltarsi imparando di conseguenza anche ad ascoltare il suo bambino.
E’ necessario che la madre si trovi in uno stato di calma recettiva per accogliere le sensazioni e le emozioni “grezze” del bambino, in particolare quelle tra esse più intense e disturbanti, al fine di facilitarne la trasformazione in qualche cosa di sopportabile ed adatto alla formazione di pensieri. Bion (1962) chiama “rêverie” materna il processo attraverso cui nella mente della madre viene dato un significato all’esperienza del bambino, rendendo di conseguenza possibile per questi l’inizio dello sviluppo della capacità riflessiva sugli stati mentali. Winnicott (1960) aveva descritto la presenza nella madre di uno stato mentale di sollecitudine per il lattante, denominato “holding”, che per molti aspetti è vicino alla descrizione di Bion della rêverie.
