Per operatori: analisi del bonding

Per operatori: analisi del bonding

L’analisi del bonding è in pratica l’analisi della relazione madre-bambino, obiettivo dell’analisi è verificare l’esistenza e la qualità della relazione dei genitori con il bimbo prenatale. Bisogna sempre partire dal presupposto che esiste una madre psicobiologica la quale influenza il rapporto madre-reale bambino prima ancora del concepimento, quindi il legame nella triade avviene soprattutto (anche se non solo) a un livello emozionale, inconscio. Dato questo fatto, è da ricordare il lavoro del Dott. Jeno Raffai il quale riporta una quantità di studi che accreditano l’importanza del trasferimento dell’inizio del contatto dal momento della nascita al periodo prenatale. I bambini non voluti, ad esempio, vanno incontro a maggiori problemi rispetto a quelli voluti (decessi infantili, disturbi cerebrali, ritardo mentale, problemi di socializzazione, nascita sottopeso o pretermine, ecc).

=> Relazionare con il bimbo prenatale: prima comunicazione

La madre intrauterina è la rappresentante della madre e il contatto con il proprio bambino porta a galla tutte le sensazioni materne, le fantasie e le tracce della sua stessa memoria prenatale. Esiste uno spazio ‘intrauterino permeabile colmo di eventi negativi e positivi’ (J. Raffai); questo spazio deve essere valutato da entrambe i genitori i quali non dovranno trascurarne l’esistenza. è molto importante valutare i processi inconsci perché la madre, appunto, si relaziona al bambino specialmente per via inconscia fino allo sviluppo dello spazio destinato al legame intrauterino. Raffai distingue tre livelli nel legame mamma-bimbo:

  • Interiorizzazione dell’interscambio del legame;
  • Esperienze pre e perinatali della madre (fisiche, somatiche, psicologiche);
  • Rappresentante uterina della madre stessa (madre psicobiologica) diviene effettiva.

La voce interiore e il potere dell’amore significano una grande forza di relazione’¦ l’irradiazione di amore è un’energia attiva che rende i bambini dinamici e vivaci (J. Raffai).

In un gruppo di genitori bisognerà arrivare all’analisi del bonding dopo un’adeguata preparazione del gruppo sulle ‘principali tematiche relative all’educazione del bambino, alla comunicazione e relazione con lui, all’uso dell’ascolto attivo e del dialogo prenatale e nei primi anni di vita del figlio’ (G. Ferrari).

Dopo alcuni incontri in cui le famiglie partecipanti si presentano e formano ‘gruppo’, esprimendo le loro aspettative e permettendo all’operatore di orientarsi e di formarsi un’opinione circa le coppie che potrebbero presentare qualche difficoltà , il prenatal tutor e/o i suoi collaboratori (a seconda delle specifiche competenze) presentano il bimbo mese per mese (fisicità , intelligenza, competenze, bisogni) ed evita di fornire informazioni che possano generare l’ansia di avere arrecato danni al bambino. I genitori avranno una formazione data da semplici ma basilari informazioni di psicologia e pedagogia relativamente all’educazione del bambino, alla relazione, alla comunicazione, all’ascolto attivo-emotivo, al ruolo del padre.

A questo punto il gruppo è pronto all’approccio all’analisi del bonding (‘lavoro preliminare per promuovere la sensibilità , apertura della sfera emozionale e nascita dell’affettività ‘ G. Ferrari). Gli strumenti del bonding sono: l’ascolto attivo-emotivo, la comunicazione psicotattile, l’uso delle visualizzazioni e immagini mentali. Il Prenatal Tutor lavorerà con le singole coppie e con il gruppo fornendo ad ognuno strumenti di comunicazione con il bambino e ricordando che ‘il genitore è partner competente, non destinatario passivo dell’azione educativa, mentre l’operatore è catalizzatore delle risorse del genitore: partire dalle risorse piuttosto che dalle difficoltà è più produttivo al fine di permettere che le persone crescano e abbiano strumenti per risolvere le difficoltà ‘ (Milani P., 1993). L’operatore dovrà attenersi a comportamenti che veicolino:

  • Riconoscimento del bisogno;
  • Fiducia e comprensione per le difficoltà;
  • Conferme;
  • Empatia.

Comportamenti che il neogenitore adotterà nei confronti del suo bimbo prenatale; l’operatore è infatti tenuto ad avere lo stesso atteggiamento che vorrebbe ‘˜insegnare’ alle coppie partecipanti al corso (es: propone ai genitori il contatto empatico col proprio bimbo, ossia li sollecita a mettersi nei panni del nascituro e, nella sua interazione con loro è in grado di essere empatico, ossia di mettersi nei loro panni); è quindi necessario che vi sia ‘˜identità tra forma e contenuto dell’intervento’ in quanto il professionista deve permettere il modellamento, l’identificazione con una corretta figura parentale (P. Milani, 1993) I bambini nati con l’esperienza del bonding’ nascono in piena coscienza’ esplorano il mondo e pensano molto’¦ sanno da dove vengono e dove andranno (J. Raffai)

Riferimenti Bibliografici:

Gabriella Ferrari, dispense scuola ISPPE, anno 2004-2005

Gabriella Ferrari, “La comunicazione e il dialogo prenatale”, Ed. Mediterranee

Jeno Raffai, Analisi del bonding prenatale madre-bambino, Atti del Congresso ‘9 mesi e un giorno’

Jeno Raffai, Analisi prenatale del legame madre-bambino, Atti del Congresso ‘Impatto della vita prenatale sull’evoluzione dell’individuo, della cultura e della società ‘

Brunella Angelotti, Homero Vigevano, “L’operatore e le interazioni nella triade familiare”, dispense scuola ISPPE, 9 novembre 2002

A cura di Dr. Cristina Fiore – Formatore – Prenatal Tutor