Le allergie alimentari nei bambini

Le allergie alimentari nei bambini

Il problema delle reazioni avverse agli alimenti era noto già al tempo di Ippocrate e particolari manifestazioni cliniche erano già  state associate all’ingestione di alcuni cibi. Tutti gli studi compiuti fino ad oggi ci hanno permesso di comprendere molti dei meccanismi fisiopatologici responsabili di queste reazioni. Ma non tutte le reazioni avverse agli alimenti sono definibili come allergie. Con il termine Allergia Alimentare si intendono quelle reazione agli alimenti mediate da meccanismi immunitari (IgE dipendenti o non).

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Patogenesi

Lo sviluppo di Allergia Alimentare è causato da una errata risposta immunitaria verso gli antigeni (proteine) alimentari. Il sistema Gastrointestinale è dotato di barriere funzionali (immunitarie e non) che hanno lo scopo di bloccare gli antigeni alimentari; queste barriere sono fisiologicamente immature nei neonati, ma la grande quantità di proteine alimentari che vengono assorbite non causano reazioni grazie allo sviluppo da parte del sistema immunitario di una tolleranza verso tali antigeni.

Nei soggetti suscettibili però viene a mancare proprio lo sviluppo del meccanismo di tolleranza verso le proteine alimentari e le reazioni immunitarie che si scatenano generano quadri clinici che possono interessare la cute (orticaria, eczema), l’apparato respiratorio (asma, rinocongiuntivite), o l’apparato gastroenterico con varie manifestazioni.

Prevalenza

L’incidenza di allergia alimentare nei bambini sotto i 3 anni è stata calcolata intorno all’8%, mentre la prevalenza di allergia al latte vaccino nell’età tra 1 e 2 anni risulta essere 2-2,5%, la maggior parte di questi casi (circa l’85%) sembra risolversi entro il terzo anno di età.

La predisposizione genetica, il tipo di antigene e l’età  della prima esposizione sono i fattori che influenzano lo sviluppo di un’allergia alimentare. Nel neonato la relativa immaturità del sistema immunitario e la ridotta efficienza della barriera intestinale, con aumento della permeabilità agli antigeni alimentari, possono favorire l’insorgere di reazioni allergiche. Fattori che possono contrastare questo effetto sono il latte materno (con i suoi componenti immunitari) e la microflora intestinale.

Terapia

In caso di manifesta allergia alimentare la terapia più efficace è sicuramente l’esclusione assoluta dalla dieta della proteina allergizzante. Sotto i tre anni di età  gli alimenti che più frequentemente causano reazioni allergiche sono il latte vaccino, l’uovo, il grano, il pesce e la soia con frequenze che variano in relazione alle abitudini alimentari della popolazione considerata.

Se l’allergia si manifesta durante l’allattamento al seno, l’esclusione dell’alimento sospetto dalla dieta materna può risultare risolutiva. Quando un bambino alimentato con un latte di formula diviene sensibile alle proteine del latte vaccino in esso contenuto manifestando sintomi allergici, è indicato l’uso di prodotti con allergenicità altamente ridotta a base di proteine estesamente idrolisate o con aminoacidi di sintesi.

I latti di formula parzialmente idrolisati con allergenicità parzialmente ridotta non si sono mostrati altrettanto efficaci per la maggiore presenza di allergeni residui sotto forma soprattutto di beta-lattoglobulina. Nel lattante l’utilizzo delle formule a base di proteina della soia per il trattamento dell’allergia alimentare è ancora oggetto di discussione. Attualmente si preferisce usare latti di soia per il trattamento di allergie al latte vaccino in bambini senza compromissione gastrointestinale.

Prevenzione

L’allattamento materno rimane la strategia più efficace per prevenire l’insorgenza di allergie alimentari. Negli ultimi anni si hanno sempre maggiori evidenze scientifiche relative al ruolo svolto dal tipo di nutrizione nei primi mesi di vita sulle possibilità di sviluppo di allergie alimentari in bambini ad alto rischio genetico per atopia (presenza di uno o più familiari con storia di allergia). L’effetto protettivo del latte materno è stato messo in relazione alla scarsa quantità di proteine alimentari che verrebbero trasferite al bambino mentre gli anticorpi presenti nel latte materno avrebbero la capacità di modulare le risposte immunologiche verso eventuali antigeni. Altri componenti importanti per questo fine sono la Lattoferrina, con proprietà antinfiammatorie, il Lisozima e gli Oligosaccaridi.

I molti studi effettuati non hanno evidenziato un vantaggio nel sostenere diete di eliminazione in gravidanza, mentre sembra essere efficace una dieta di eliminazione preventiva (latte, pesce, uovo) durante l’allattamento con riduzione della comparsa di dermatite atopica. Altro fattore protettivo può essere lo svezzamento effettuato dopo il 5° mese, quando il sistema Gastrointestinale è più maturo.

Nel caso di un bambino con familiarità  allergica, in assenza del latte materno si pone il problema di quale formula sostitutiva utilizzare. I latti a base di proteina di soia, nei primi mesi, sembrano essere allergizzanti quanto le comuni formule a base di latte vaccino.

Latti parzialmente idrolisati con allergenicità moderatamente ridotta non danno sufficienti garanzie per la significativa presenza residua di proteine allergizzanti. I migliori risultati di prevenzione, in bambini ad alto rischio atopico, sono stati ottenuti utilizzando formule a base di idrolisati estensivi di caseina o di sieroproteine associate ad uno svezzamento ritardato dopo il 5° mese.

Grazie alle conoscenze attuali sul problema, sono state formulate a livello internazionale delle linee guida relative alla prevenzione dell’allergia alimentare:

  • dieta di esclusione in gravidanza non consigliata;
  • allattamento esclusivo al seno per 4-6 mesi;
  • introduzione di alimenti solidi (svezzamento) non prima del 5° mese;
  • nei lattanti con definito rischio atopico (genitori o fratelli con malattia allergica) è raccomandato l’uso di una formula la cui ipoallergenicità sia ben documentata.