Ti chiamerai ZOE, che in greco significa VITA!

Ti chiamerai ZOE, che in greco significa VITA!

È iniziato tutto il 22/10/2012, ero andata a ritirare le analisi al laboratorio convinta della mia ennesima sconfitta, invece con mio gran stupore erano positive, tu c’eri e già  ti sentivo mia, una gravidanza bellissima per quel che è durata, dico così perché a sole 22 settimane e 6 giorni tu hai deciso di nascere. Era il 1/2/2013 come tutti i giorni mi stavo dedicando alla pulizia di casa, ma  ho iniziato a sentire qualche dolore. Tutti mi dicevano di stare tranquilla che erano dolori normali, ma io sentivo che qualcosa non andava perché erano dolori molto precisi dall’uno all’altro, così dopo aver passato una notte insonne ho deciso di farmi portare al pronto soccorso, e li è iniziato il mio calvario.

Nell’ospedale in cui mi ero recata, tramite un’ecografia avevano visto che il collo dell’utero si era accorciato e sospettavano un aborto. Dico aborto perché prima delle 23 settimane una gravidanza non viene valutata tale, così d’urgenza mi portano con l’ambulanza in un altro ospedale, il Carlo Poma di Mantova, dove si trova il reparto di terapia intensiva neonatale detta TIN.

Mi attaccano subito le flebo per fermare le contrazioni e mi fanno le punture di cortisone per darti un aiuto a formare i polmoni perché se fossi nata ora, non avresti possibilità  di sopravvivenza, il tutto è stato inutile perchè le contrazioni non si sono fermate, anzi, erano diventate più frequenti l’una dall’altra. Mi tenevano monitorata minuto per minuto, ma da un minuto all’altro purtroppo mi ero dilatata di 5 cm e più, ecco è stato un secondo indimenticabile, una spinta e sei nata il 4/2/2013 alle ore 13:59. Pesavi 459 gr e 28 cm di lunghezza! Indimenticabile perché anche se per i dottori tu eri un aborto, hai dimostrato la tua grinta, facendo sentire il tuo pianto con quel po’ di fiato che avevi. Per me è stato il suono più dolce che io abbia mai sentito.

Subito ti portano via da me, non ho nemmeno avuto la possibilità  di vederti e averti tra le mie braccia, io vengo portata d’urgenza in sala operatoria perché ho un’emorragia, ma non mi preoccupo più di tanto, la mia domanda frequente è sapere tu come stai, non mi dicono niente, nessuno parla, dicono solo che la loro priorità era di salvare me, ma io voglio te, senza non valgo nulla. Mi chiedono come voglio chiamarti, e insieme a tuo padre decidiamo di chiamarti ZOE, che in greco significa VITA.

Lotto, domando e litigo con i dottori, fino a quando alle ore 23:30 mi portano finalmente da te, mi portano in un reparto che non pensi che possa esistere finché non lo vedi, mi fanno indossare un camice, disinfettare le mani e ecco che arriva quel momento mi portano vicino ad un’incubatrice dove c’eri tu. La mia vita, un esserino che per me vale l’universo, piena di fili, tubi, monitor che suonano, ma tu c’eri, eri lì che ti muovevi come un pesce fuor d’acqua!

Mi chiedono se voglio toccarti, parlarti, perché devi sentire la tua mamma, eri lì che ti muovevi e io mi sentivo impotente nel non poter far nulla, la situazione è grave i medici non ti danno molte possibilità  di sopravvivenza, ma io credo in te, la strada è lunga e travagliata, ma tu stai facendo vedere la tua voglia di vivere, hai dovuto affrontare vari interventi di cui la chiusura del dotto di botallo, per la NEC, per la ROP, hai avuto varie infezioni da virus, emorragie celebrali, ma hai dato a tutti uno schiaffo morale, nessuno ti dava possibilità  di potercela fare, ma tu ora ci sei!

Tania07/06/2013